G20 concluso ad Amburgo. Merkel condanna Trump su clima e commercio, e difende l’Europa. Gentiloni invece lo ammira al punto da usarlo come una clava. Una risposta di sinistra? Di Corbyn

G20 concluso ad Amburgo. Merkel condanna Trump su clima e commercio, e difende l’Europa. Gentiloni invece lo ammira al punto da usarlo come una clava. Una risposta di sinistra? Di Corbyn

Nella conferenza stampa che ha formalmente messo fine al G20 di Amburgo, nel bunker in cui si erano rinchiusi i capi di stato e di governo, mentre per le strade della città portuale decine di migliaia di persone manifestavano contro di loro, e andava in scena la guerriglia urbana tra black blocs e polizia, la padrona di casa, la cancelliera Angela Merkel ha annunciato il compromesso raggiunto dai 20 sul comunicato finale. O meglio, da 19 membri sul delicatissimo tema del cambiamento climatico e dell’accordo di Parigi. Gli Stati Uniti di Trump hanno riaffermato la volontà di uscirne, mentre per i 19 esso è ormai “irreversibile”. La cancelliera non ha potuto fare altro che ammettere la difficoltà di ottenere un consenso unanime e che alla fine, rompendo la tradizione, si è voluto dedicare un paragrafo separato del comunicato finale, nel quale si descrive la posizione americana, contraria all’accordo di Parigi, e favorevole ai combustibili fossili. E non ha fatto mistero del suo personale giudizio sulla posizione americana, definendola “spiacevole”: “abbiamo emendato la dichiarazione, che molto chiaramente dice ciò che gli Stati Uniti vogliono e sottolinea ciò che invece gli altri paesi vogliono”. La cancelliera ha dunque deplorato la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Nel comunicato finale si legge infatti: “gli Stati Uniti hanno annunciato che cesserà immediatamente l’implementazione dell’attuale contributo nazionale e ha affermato il forte impegno alla riduzione delle emissioni, sostenendo la crescita economica e migliorando le necessità della sicurezza energetica”. Nel frattempo, però, il presidente francese Macron annuncia che organizzerà per il prossimo 12 dicembre, a due anni dall’accordo di Parigi, un nuovo vertice mondiale sul cambiamento climatico. Ed aggiunto che, per carattere, non mollerà la sua personale battaglia con Trump, per convincerlo a cambiare idea sul cambiamento climatico.

Sul clima e sui combustibili fossili, Trump preferisce isolarsi. E sul commercio, emerge la frase dettata da Washington sulla “legittima difesa degli stati”

Insomma, la dichiarazione finale dei leader del G20, al termine della due giorni di summit ad Amburgo, come era già emerso dalle anticipazioni della vigilia, evidenzia la divisione fra gli Stati Uniti e gli altri 19 Paesi sull’accordo di Parigi sul clima per la lotta contro il cambiamento climatico. Sul commercio, invece, si legge che i leader concordano che intendono “combattere il protezionismo comprese tutte le pratiche commerciali inique e riconoscere il ruolo di strumenti di difesa commerciale legittima a questo proposito”. Nello stesso tempo, l’Amministrazione Trump ottiene una concessione: il testo consente agli Stati Uniti di “cooperare strettamente con altri partner per facilitare il loro accesso e il loro utilizzo più pulito ed efficace delle energie fossili, aiutandoli a sviluppare quelle rinnovabili e altre fonti di energia pulita”. Un paragrafo che instaura di fatto una situazione inedita per il G20, giacché convalida il fatto che uno dei suoi membri possa seguire una politica individuale che va contro quella degli altri diciannove. La cancelliera Merkel, anche su questo punto, ha dovuto ammettere che il negoziato con Trump è stato particolarmente difficile. Vero è che, ha spiegato Merkel, si fa menzione del rifiuto di forme protezionistiche, ma si riconosce che il commercio dev’essere reciprocamente favorevole e che i paesi possono produrre “una legittima difesa commerciale” per proteggere lavoratori e aziende contro particolari vantaggi concessi ai partner commerciali. Ed ha aggiunto uno dei punti consueti e forti della sua posizione: “gli europei devono riprendere il destino nelle loro mani”, ha detto Merkel, “e se la cooperazione con gli Stati Uniti è importante, alcune questioni cruciali, come il commercio, e l’acciaio in particolare, sono decisamente difficili da discutere con gli americani”. Merkel ha fatto riferimento all’annuncio protezionistico di Trump sull’acciaio per il quale si lavora per l’adozione di dazi sull’acciaio fino al 25%. La politica legata al commercio è diventata particolarmente controversa dopo l’arrivo alla Casa Bianca di Trump, che ha fatto dello slogan ‘America first’ il suo cavallo di battaglia elettorale.

Sui migranti passa la linea Macron: dividere nettamente quelli economici dai richiedenti asilo

A proposito di migranti, nella dichiarazione finale si legge: “sottolineiamo il diritto sovrano degli Stati di gestire e controllare i loro confini e a stabilire politiche che vadano nel loro interesse nazionale e per la sicurezza nazionale”. Tuttavia, su sollecitazione di Macron, i 20 sottolineano “l’importanza che i rimpatri e la reintegrazione dei migranti che non abbiano i requisiti per restare siano sicuri e umani”. Nel testo viene inoltre espresso l’impegno a “contrastare il traffico di migranti e il traffico di esseri umani”, ma senza prevedere misure specifiche contro i trafficanti. “Siamo determinati a intraprendere azioni contro contrabbandieri e trafficanti”, si legge nel comunicato finale. Come appare evidente, non vi è nulla che possa far pensare a un cambio di linea globale, così come invocato dalla delegazione italiana guidata da Gentiloni. Dopo aver preso schiaffoni in Europa sui migranti, ora l’Italia riceve schiaffoni anche al G20, e non si comprende come sia possibile che invece in conferenza stampa il nostro premier abbia mistificato la realtà. Non si può cogliere la differenza tra lui e la Merkel, dal punti di vista dell’onestà intellettuale.

La conferenza stampa di Gentiloni: “ho apprezzato Trump”

Incredibile conferenza stampa di Gentiloni: il premier ha sostanzialmente definito le linee di politica estera dell’Italia, senza nessun mandato parlamentare. E la cosa è istituzionalmente scorretta. Su Trump, Gentiloni ha detto: “Ieri c’è stata una riunione importante fra il presidente Putin e il presidente Trump. La sua presenza e i suoi interventi sono stati molto puntuali e anche aperti. Il presidente Usa ha espresso le sue idee sul commercio e in particolare sul clima, in modo molto aperto e credo che tutti abbiamo apprezzato questo fatto, perché è un modo per trovare compromessi e lavorare insieme”. Due questioni contraddicono questa posizione: la riunione durata 140 minuti tra Trump e Putin ha di fatto legittimato il loro dominio sul mondo, proprio a partire dalla decisione sul cessate il fuoco in Siria (questo scacco matto contro l’Europa ad esempio è stato colto dal New York Times); definire gli interventi di Trump – che, non va mai dimenticato, sta mettendo mano alla costruzione di un muro giuridico e materiale contro i migranti in ingresso neli Usa e sta smantellando il sistema sanitario dell’Obamacare – “puntuali e aperti”, significa aver dato a Trump una legittimazione che separa l’Italia dalla Germania e dalla Francia, ad esempio. Altra differenza di stile tra le parole dure di Merkel contro Trump, e le sciocchezze di Gentiloni.

Per questo, Gentiloni ha dovuto ammettere che “con i francesi abbiamo punti di vista diversi. Non parlo di diffidenza. L’Italia è dalla parte della ragione e con i vicini alleati si spera di fare passi avanti. Non mi aspetto conversioni improvvise”. Insomma, ha proseguito il premier, “l’Italia sta facendo uno sforzo importantissimo che rivendico a testa alta. Ma contemporaneamente i nostri vicini sanno che questo sforzo non può essere illimitato, non può essere svolto soltanto da noi. Senza l’Italia le operazioni in mare non sarebbero state internazionali”. Torna il vittimismo italico che in Europa non ha prodotto alcun risultato di rilievo. E torna il rischio di una politica estera subalterna agli Stati Uniti di Trump, emersa prima in maniera timida in alcuni interventi del ministro degli Esteri Alfano, e oggi apertamente predicata dal premier Gentiloni. Pensano così di battere l’imbarazzante, per l’Italia, legame tra Berlino e Parigi, rafforzato con la presidenza Macron? Davvero Gentiloni e Alfano credono che strizzare l’occhio a Trump sia positivo per l’Italia? Un dibattito parlamentare sulle nuove tendenze della politica estera italiana, impresse da questo governo, è indispensabile e urgente. Non si può usare Trump come una clava per vendicarsi di Merkel e Macron per la figuraccia rimediata in sede di Consiglio europeo a Tallinn. L’Europa ha mille colpe e altrettanti difetti, ma non si difende il ruolo dell’Italia con questa diplomazia da asilo infantile.

Corbyn al posto della May avrebbe sfidato Trump e l’ortodossia dell’austerità

Non ci resta altro che citare Jeremy Corbyn, al quale è stato chiesto come si sarebbe comportato se fosse stato lui il premier britannico. Ed ecco la sua risposta: “mi sarei opposto strenuamente a Donald Trump contro la decisione di ritirarsi dagli accordi di Parigi. Sono cruciali per il futuro di tutti noi e spero che capirà che fino a quando tutte le nazioni del mondo non lavoreranno assieme per ridurre le emissioni e tentare di preservare e proteggere il pianeta, le generazioni future subiranno disastri sul piano climatico, condizioni più estreme e aumenteranno a dismisura i rifugiati nel mondo. Credo che questi siano tempi difficili che richiedono attenzioni serie”. Non solo. Corbyn ha anche aggiunto che al posto della May avrebbe sfidato “l’ortodossia economica” dell’austerità, che crea ovunque nel mondo disuguaglianze e ingiustizie sociali.

 

 

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