Boeri, Inps, sembra il marchese del Grillo. Lui è tutto. Attacca i sindacati. Cgil, Cisl, Uil rispondono per le rime. Non manca un autoelogio: “crescono i miei nemici”. Anche una verità: senza gli immigrati perderemo 38 miliardi

Boeri, Inps, sembra il marchese del Grillo. Lui è tutto. Attacca i sindacati. Cgil, Cisl, Uil rispondono per le rime. Non manca un autoelogio: “crescono i miei nemici”. Anche una verità: senza gli immigrati perderemo 38 miliardi

“Io so io e voi non siete un cazzo”. A noi le parolacce non piacciono ma mai come in questa occasione, la presentazione di Tito Boeri, presidente Inps, della “relazione annuale”, si presta alle arroganti affermazioni del marchese del Grillo, leggi Alberto Sordi. Boeri parla di tutto, di più, smette le vesti di presidente dell’Istituto nazionale di previdenza sociale e diventa capo del governo, poi ministro del  Lavoro,  censore dei sindacati, propone alla fine di cambiare nome all’Ente facendolo diventare “Istituto nazionale della protezione sociale” tante sono le prestazioni che è chiamato a svolgere. Di  queste, ben 440, solo 150 sono di tipo pensionistico. Usa un termine, mismatch, preso a prestito dalla pallacanestro, un piccoletto che deve fronteggiare un lungagnone, nel caso indica la contestuale presenza, sul mercato del lavoro, di un eccesso di offerta rispetto alla capacità di assorbimento della domanda, da un lato, e di un eccesso – potenziale – di questa rispetto ai livelli di offerta, dall’altro. E da Marchese del Grillo, sprezzante qual era il personaggio portato sullo schermo in maniera mirabile da Alberto Sordi, afferma che con la sua presidenza si è fatto tanti nemici e che la lista di chi chiede una chiusura anticipata del mandato “si è notevolmente allungata”. Non sappiamo se i sindacati, Cgil, Cisl, Uil vengono annoverati da Boeri fra i suoi nemici, perciò li attacca.

I sindacati  sottolineano il valore della contrattazione salariale

Quello che è certo è che non hanno gradito alcune affermazioni del presidente Inps sul ruolo che svolgono ed hanno risposto per le rime, come vedremo in seguito, contestando in particolare le accuse relative al salario minimo cui sarebbero contrari “per motivi propri”, che sarebbero la perdita di potere contrattuale. Salario minimo, dovrebbe sapere Boeri, significa che per i lavoratori la contrattazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, il salario, diventano elementi statici, determinati dall’alto, magari con leggi che imbavagliano il potere contrattuale  che è dei lavoratori, elemento fondante della nostra democrazia, della Costituzione. Le risposte, di cui a conclusione daremo conto, sono arrivate subito da Cgil, Cisl, Uil.

Già che c’era non dimentica di indicare le direttive sulle quali dovrebbe muoversi l’Ente. Rivolgendosi a chi vuole cacciare dal nostro Paese gli immigrati dice che chiudere loro le porte “ci costerebbe la perdita secca di 38 miliardi per i prossimi 22 anni, una manovra aggiuntiva annuale”. Insieme ricorda i costi per il mancato utilizzo delle donne nel mercato del lavoro. Sarebbero addirittura maggiori dei miliardi che si potrebbero perdere senza immigrati. Poi il presidente dell’Inps si trasforma in uomo di governo, ministro del Lavoro in particolare con il quale non ha buoni rapporti. Dice delle verità: chiede maggiore equità, parla di “riforme appena accennate”, o ferme a “metà del guado”, chiede perfezionamento e piena applicazione a partire dal  ricongiungimento gratuito dei contributi, il reddito minimo d’inclusione, il salario minimo, come abbiamo già scritto.

Il “mismatch” tra lavoratori e competenze utilizzate

Parla di mismatch tra lavoratori e competenze utilizzate, la mancanza di formazione ha dei costi, alla lunga, e l’Italia li sta pagando tutti. E rivendica una “gestione virtuosa” dell’Inps: “Nel 2016 è costata 3.660 milioni contro i 4.531 del 2012, all’indomani dell’incorporazione di Inpdap ed Enpals”. Parla delle nuove prestazioni affidate all’Istituto, il bonus mamma domani, l’Ape sociale e l’Ape volontaria. Presto Inps  comincerà a gestire il nuovo contratto di prestazione occasionale, PRESTO. Da settembre inoltre l’Inps gestirà anche le visite fiscali nel pubblico impiego, e dal 2018 il nuovo Reddito di Inclusione.

Ce ne è anche per la Cassa integrazione il cui “uso da parte delle imprese è snaturato”. Due terzi delle 350.000 imprese che nella lunga crisi 2008-2016 hanno utilizzato la cassa integrazione nelle sue varie articolazioni, ordinaria, straordinaria e in deroga, hanno avuto accesso allo strumento per più di un anno, e un quinto delle imprese addirittura per cinque anni o più.  Non solo “un beneficiario su quattro di cassa integrazione nel 2014 aveva ricevuto il trattamento per più di nove mesi. Tutto questo ci dice che utilizziamo per periodi molto lunghi strumenti concepiti per affrontare crisi temporanee”. Meglio stare a casa, campare d’aria, senza lavoro e senza cassa integrazione? Bontà sua, afferma che servono più garanzie per la copertura degli ammortizzatori sociali. Ma la strada per una garanzia vera dei più deboli è ancora lunga. “Manca ancora in Italia – dice – uno strumento universalistico per chi non ce la fa comunque a trovare lavoro al termine della durata massima dei sussidi di disoccupazione e, più in generale, per tutti coloro che finiscono in condizioni di indigenza”. Ancora qualche parola sulle piccole imprese che sono cresciute al di sopra dello sbarramento dei 15 dipendenti, da 8 mila a 12 mila dice Boeri, grazie al Jobs act. Non si capisce come e perché ma prendiamolo per buono.

Torniamo al mismatch. Bisogna migliorare la transizione tra scuola e lavoro, incentivare gli investimenti in formazione sul posto di lavoro, insieme a mobilità, turn over. Boeri poi annota che “gli immigrati oltre a salvare i nostri conti pensionistici sono estremamente più mobili degli italiani”. È proprio questa “mobilità” che lascia perplessi. Spesso si tratta di “precarietà”. Ma questi sono problemi che non interessano il presidente Inps.

Ghiselli (Cgil). Gravi criticità nel rapporto fra istituto e cittadini

Arrivano a raffica le dichiarazioni dei sindacalisti. Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, afferma che “il presidente dell’Inps descrive una situazione dell’Istituto che vede solo lui. È urgente una riforma della governance”. “Non stanno nella percezione di questa presidenza – prosegue – i notevoli problemi organizzativi, le gravi criticità nel rapporto con cittadini, patronati e Caf che determinano inefficienze e ritardi nelle prestazioni, e una situazione del personale a dir poco sofferente, per non parlare delle difficoltà legate alla gestione finanziaria e del patrimonio, che per la prima volta nella storia dell’Istituto hanno portato alla bocciatura del bilancio da parte del Civ. È sempre più urgente – prosegue – una riforma della governance dell’Inps, necessaria per favorire una maggiore partecipazione e una più incisiva vigilanza sull’attività dell’Istituto”. Per quanto riguarda le considerazioni sull’articolo 18, sulla contrattazione e sulla rappresentanza e quelle sugli esiti del Jobs Act, “oltre ad essere formulate sulla manomissione strumentale di alcuni dati – conclude Ghiselli – non dovrebbero attenere al presidente dell’Inps nell’esercizio della sua funzione”.

Petriccioli (Cisl). Riforma della governance rafforzando il controllo sociale

“L’INPS è chiamato a gestire l’evoluzione del sistema di protezione sociale attraverso nuovi servizi e prestazioni la cui erogazione richiede un istituto più partecipato nel rapporto con i lavoratori ed i pensionati, con chi contribuisce al finanziamento delle prestazioni e con i cittadini e maggiormente organizzato ed articolato sul territorio”, afferma il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli. Parla di “una più corretta dialettica con le rappresentanze sindacali riconoscendo il ruolo fondamentale e complementare dei patronati nell’agevolare, migliorandolo, l’accesso ai servizi erogati dall’INPS. Va realizzata una riforma della governance che rafforzi il controllo sociale, a livello centrale e nei territori, rafforzando lo spirito di servizio degli organismi apicali a beneficio dei cittadini e del Paese”.

Barbagallo (Uil). Il presidente continua l’impostazione da uomo solo al comando

Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil, afferma che Boeri “continua con l’impostazione da uomo solo al comando, ma quest’anno mi sembra che sia ancora più solo”. Per quanto riguarda i salari minimi dice che ci sono già “sono i minimi contrattuali, a chi vuole applicare Boeri i salari minimi? Agli evasori fiscali e a chi lavora in nero? Su questi bisognerebbe agire, si devono perseguire e arrestare gli evasori”. Poi sostiene che in tema di rappresentatività “andrebbe misurata anche quella delle imprese e si dovrebbe procedere al blocco dell’adeguamento dell’età pensionistica all’aspettativa di vita. È anche scesa, non c’è motivo per fare l’adeguamento nel 2019”.

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