Arriva Istat, i renziadi festeggiano l’aumento dell’occupazione che non c’è. Barano, Jobs act, un fallimento. Boom di lavoro precario e contratti a termine. Ignorato il dramma di 12,2 milioni di cittadini che non hanno soldi per curarsi

Arriva Istat, i renziadi festeggiano l’aumento dell’occupazione che non c’è. Barano, Jobs act, un fallimento. Boom di lavoro precario e contratti a termine. Ignorato il dramma di 12,2 milioni di cittadini che non hanno soldi per curarsi

Se il premier Gentiloni, la sottosegretaria tuttofare, Maria Elena Boschi, la vicepresidente dei deputati del Pd, Titti Di Salvo, da poco insignita della responsabilità del  dipartimento mamme,  altri dirigenti, si fa per dire, del Partito democratico, invece  di brindare al “successo” delle politiche renziane, leggi Jobs act,  che avrebbero creato tanti nuovi posti di lavoro, si fossero trovati ad un tavolo di poker in un saloon del vecchio West, a Yuma, o Kansas city, regno dei pistoleri, sarebbero già morti e stecchiti. I bari, infatti, erano ritenuti, non a torto, una specie umana fra le più odiose, andavano colpiti. Erano d’accordo anche gli sceriffi. Per nostra natura siamo contrari alla violenza, sempre e comunque, ma chi bara, come quelli prima citati che riciclano le veline, sotto forma di tweet o qualche altra diavoleria elettronica che giungono loro dal Nazareno, la sede del Pd dove dovrebbe trovarsi Renzi, ma lui è in giro a presentare il suo libro, “Avanti”, in qualche modo dovrebbero essere puniti, sbugiardati dai media. E, guarda caso, Maria Elena Boschi, magnificando le politiche dei mille giorni del suo capo strilla “Ora Avanti, Avanti”, pubblicità gratuita per la fatica letteraria del Matteo di Rignano.

Scotto (Art 1): niente da festeggiare. Troppi brindano. Rimettete il tappo sulla bottiglia

Invece giornaloni e giornalini tv e radio, a stare al gioco, esultando alla lettura dei dati diffusi da Istat, i quali parlano di “sorpresa” per un aumento dell’occupazione che “non era prevedibile”, affermano e tirano la volata al presidente del Consiglio, quello originale e quello che ha preso il posto, ministri, sottosegretari. A proposito dei brindisi, Arturo Scotto, deputato di Articolo1-Mdp dice che “I dati Istat  ci dicono che non c’è niente da festeggiare. Il Jobs act non ha funzionato, crescono i contratti precari, diminuiscono i contratti stabili perché è finito il doping incentivi e i giovani tra i 25 e i 34 anni sono i principali esclusi. Pensiamo che occorra cambiare totalmente il Jobs act. Ho visto troppi brindare con lo champagne. Penso che dovranno rimettere il tappo sulla bottiglia”. Tanto più che i dati Istat sono accompagnati da quelli forniti dal VII Rapporto del Censis in merito alla sanità privata e quella pubblica di cui diamo ampio resoconto in altra parte del giornale. I miliardi spesi per quella privata sono stati 37,3, i cittadini che rinunciano a curarsi o rinviano la pratica sanitaria perché non hanno la possibilità, sono 12,2 milioni, + 1,2 rispetto all’anno passato.

Le responsabilità della  Statistica. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto

Ovviamente l’Istat ha piena responsabilità della interpretazioni dei dati cui ormai siamo abituati da tempo. È come il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, dipende da che parte si leggono i numeri diffusi dall’Istituto di statistica. Istat dice che il tasso di disoccupazione a giugno scende all’11,1% registrando un calo di 0,2 punti rispetto a maggio. Ancora: i disoccupati, che “erano balzati a maggio”, dice Istat correttamente, “sono scesi di 57 mila unità tornando su un livello prossimo a quello di aprile”. Anche il tasso di disoccupazione giovanile torna a scendere (-1,1 punti), attestandosi al 35,4%. Ancora: gli occupati, parla sempre Istat, “registrano un rimbalzo ma erano reduci da un maggio profondamente negativo: dopo la perdita di 53mila registrata il mese precedente, nel giugno scorso gli occupati sono risaliti di 23mila unità. Si tratta di una crescita mensile dello 0,1 per cento, che porta il tasso di occupazione a salire di 0,1 punti al 57,8%, che resta in ogni caso un risultato di circa dieci punti inferiore a quanto avviene in Germania”. Ancora, la crescita italiana di giugno, aggiunge l’Istat, è dovuta  interamente alla componente femminile: tra le donne, il tasso di occupazione a giugno raggiunge il 48,8% e tocca così il valore più alto dall’avvio delle serie storiche, ovvero almeno dal 1977. Invece per gli uomini si registra un modesto calo, e interessa in particolare i 15-24enni e i 35-49enni.

Pagano  le donne,  aumentano  contratti a termine e lavori precari

La crescita del numero delle donne che trovano lavoro viene salutata dalla Di Salvo e dalla Boschi come un grande successo delle politiche del Pd. Non è così. L’aumento minimo degli occupati è dovuto ai contratti a termine che, dice Istat, raggiungono il picco storico, dal 1992, a 2,69 milioni. Sale la stima degli inattivi che sempre a giugno, dice Istat “vedono le loro fila ampliarsi di 12 mila persone”. Non è un caso che gli inattivi calano fra le donne. Sono proprio loro a trovare lavoro, ma con contratti a termine, precari. Boschi e Di Salvo dovrebbero chiedere scusa proprio alle donne. A loro è dovuto l’aumento degli occupati su base annua (+0,6, + 147 mila) determinato principalmente dalle donne e riguarda i lavoratori dipendenti (+367 mila, di cui +265 mila a termine e +103 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti.

Fassina (Sinistra italiana):   decontribuzione fallita, necessari investimenti pubblici

Commenta Stefano Fassina, deputato di Sinistra italiana: “Innanzitutto, aumentano gli occupati, non i posti di lavoro. Secondo la definizione Eurostat, si  è ‘occupati’ se si svolge almeno un’ora di lavoro nella settimana della rilevazione. Inoltre – aggiunge Fassina – i dati contraddicono radicalmente gli obiettivi del Jobs Act: primo, l’aumento degli occupati è concentrato sui contratti a tempo determinato; secondo, i contratti a tempo indeterminato riguardano gli ultra cinquantenni a causa della Legge Fornero, mentre il numero degli occupati  che riguarda i giovani è fermo. Infine, si tratta larghissimamente di lavoro povero”.  Fassina guarda avanti. “L’analisi propagandistica del Governo – conclude – è particolarmente preoccupante in vista della Legge di Bilancio per l’autunno: nonostante il clamoroso fallimento dei 25 miliardi di euro impegnati dal 2015 e 2016 sulla decontribuzione per i cosiddetti ‘contratti a tutele crescenti’, la proposta chiave è ancora una volta la decontribuzione. Per promuovere buona o piena occupazione, sono invece necessari investimenti pubblici in piccoli cantieri, da finanziare in deficit, come proponiamo da anni”.

Scacchetti (Cgil). Nuova politica del lavoro per qualità e stabilità dell’occupazione

Sul fatto che la ripresa occupazionale “è principalmente fondata sull’estrema precarizzazione dei nuovi rapporti di lavoro e che   questa non è una buona notizia -insiste Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil sottolineando che è urgente mettere al centro il tema della qualità e della stabilità dell’occupazione. “La crescita dell’occupazione – prosegue – è dovuta alla componente femminile e all’aumento dei contratti a tempo determinato, inoltre, come nei mesi precedenti, si concentra principalmente tra gli over 50″. A crescere infatti sono gli ultracinquantenni (+335 mila) a fronte di un calo di 188 mila nelle altre classi, l’effetto Fornero. “Resta preoccupante – sottolinea Scacchetti – il fatto che il calo dell’inattività non abbia riguardato la classe di età dei 25/34 anni”, platea “che rimane la vera emergenza da affrontare, come proponiamo nel nostro Piano per il lavoro, con le politiche pubbliche, anche attraverso investimenti pubblici volti a generare nuove opportunità di occupazione”.

Melilla (Art.1): serve un piano straordinario per il lavoro, sicurezza del territorio

Al piano del Lavoro si richiama Gianni Melilla, deputato di Articolo1-Mdp il quale sottolinea che “sono stati dati alle imprese miliardi di euro che potevano invece servire per finanziare un grande Piano straordinario per il lavoro con la messa in sicurezza del territorio, così come chiede da tempo la CGIL e anche noi di MDP. Chiediamo di utilizzare mezzo punto del PIL (circa 8 miliardi di euro) per il suddetto Piano del Lavoro con la prossima legge di stabilità. Ci auguriamo che il Governo inverta una realtà negativa, che si trascina da anni in Italia, di un crollo degli investimenti pubblici che appare ingiustificabile dinanzi alla grave disoccupazione in particolare giovanile che sta gonfiando la povertà e la sfiducia popolare verso la democrazia e le Istituzioni”. Riferendosi al “brindisi” del Pd, Gianni  Melilla afferma che è “imbarazzante che il Pd rivendichi meriti presunti ed inesistenti del Jobs Act, su cui peraltro il Tribunale di Roma ha chiesto alcuni giorni fa all’Alta Corte di pronunciarsi sulla sua incostituzionalità. La verità è che un minimo miglioramento dell’occupazione è dovuto all’aumento dei contratti a tempo determinato, cioè aumenta il lavoro precario a scapito di quello a tempo indeterminato. E poi aumenta solo per le persone sopra i 50 anni”. “I giovani sino a 34 anni restano in gran parte disoccupati e la loro situazione non migliora. L’occupazione si crea con gli investimenti pubblici e privati e non certo con le decontribuzioni che si sono rilevate un enorme regalo alle imprese”.

 Airaudo (Si-Possibile): finiti gli incentivi il Jobs act si è sgonfiato nel precariato

Giorgio Airaudo, Sinistra italiana-Possibile richiama la “narrazione del Pd secondo cui l’occupazione cresce per le riforme. Ma finiti gli incentivi il Jobs Act si è sgonfiato nel precariato che voleva combattete. In questo quadro c’è poco da stare sereni perché il Jobs Act non crea posti stabili, ma è un altra macchina di precarietà”. “Leggendo bene i dati – prosegue – si scopre che aumentano l’occupazione femminile, i dipendenti a termine, picco storico a 2,69 milioni, mentre risultano stabili i dipendenti a tempo indeterminato e cresce la stima degli inattivi. Una ripresa occupazionale basata sul lavoro precario. È sempre un bene l’aumento dell’occupazione quando è buona, stabile e non precaria, prosegue Airaudo. I dati di oggi si muovono solo grazie all’aumento dei dipendenti a termine, in prevalenza over 50, mentre rimane sempre allarmante il tasso di disoccupazione giovanile”.

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