Taormina. Il G7 diventa uno squallido G1. Divisi su tutto, come nel caso delle politiche migratorie, il protezionismo e il clima. Sul terrorismo, un liceale avrebbe scritto un compitino migliore

Taormina. Il G7 diventa uno squallido G1. Divisi su tutto, come nel caso delle politiche migratorie, il protezionismo e il clima. Sul terrorismo, un liceale avrebbe scritto un compitino migliore

Il titolo di Le Monde è il più eloquente di tutti, nella stampa internazionale, a proposito dei risultati del G7 in corso a Taormina: “dopo il clima e il commercio, ci si divide anche sui migranti”. E il Guardian avverte: “i disaccordi con gli Stati Uniti sono talmente profondi che il vertice siciliano rischia di non produrre alcun documento comune”. Non solo. La predizione del quotidiano londinese di ieri, della trasformazione del G7 in G1, dove quest’ultimo è Donald Trump, trova molte conferme. Nel negoziato sul clima infatti si è delineata una situazione ‘sei contro uno’, che vede sei leader, inclusa la premier inglese Theresa May, a favore degli impegni dell’accordo di Parigi contro il riscaldamento globale, e il presidente Usa Donald Trump isolato. Lo ha confermato la cancelliera tedesca Angela Merkel, spiegando che “sono stati esposti da parte nostra argomenti molto diversi che chiedono al presidente di mantenere gli impegni sul clima”, il tutto in un’atmosfera “intensa” ma “onesta”. Traducendo dal linguaggio diplomatico, significa banalmente: “abbiamo litigato duramente con Trump, ma non ne abbiamo cavato nulla”.

Eppure propio la questione dei migranti avrebbe dovuto essere al centro dei lavori dei capi di stato e di governo di questo G7 siciliano, tra venerdì 26 e sabato 27 maggio. Per questo l’Italia aveva organizzato nell’isola il vertice dei 7 paesi più grandi del pianeta. In Sicilia giungono ogni anno decine di migliaia di profughi, soprattutto dalla Libia, e proprio per sottolineare l’urgenza di una risposta globale. Il governo Gentiloni auspicava fin dall’inizio una dichiarazione comune specifica allegata al documento finale. Tuttavia, come sul clima e sul tema del protezionismo, la nuova amministrazione americana ha appunto giocato da sola contro tutti, e sembra con buoni risultati per Trump, ma scarsissimi per l’equilibrio del pianeta. Il progetto di testo iniziale, discusso un mese fa a Taormina e approvato dagli sherpa dei sei paesi membri, fu appunto bloccato da Washington. Una seconda versione, proposta a metà maggio, è stata ancora di più edulcorata e consta di appena due paragrafi insipidi. Ecco uno dei passaggi, della forma “prendere o lasciare”, una formulazione senza precedenti nelle dichiarazioni dei G7: “un solo presidente non può paralizzare il resto del G7, che non deve oltrepassare le sue responsabilità”. Un vero e proprio ritorno al passato.

La prima versione del “progetto di conclusioni” proponeva un approccio globale alle migrazioni, e più in generale della mobilità umana. Quasi il 95% dei migranti provengono dai paesi del Sud del mondo e solo una minoranza proviene dall’Europa. Il documento di sei pagine insisteva sulla necessità di una gestione di questi movimenti di masse umane, sulle misure da prendere per creare “canali per una migrazione legale” e sui mezzi per combattere “razzismo e xenofobia”. Il documento recitava: “una buona gestione dei migranti e dei rifugiati deve consentire di restaurare la fiducia e rassicurare i cittadini” dei paesi di accoglienza, e affermava due principi, “la condivisione delle responsabilità e il partenariato con i paesi di origine”. Il documento sottolineava inoltre la necessità di investire meglio nei paesi di transito e di destinazione. Il governo italianao voleva ad ogni costo giungere a un testo di compromesso e una seconda versione fu sottoposta alla discussione nel corso di una riunione straordinaria degli sherpa a Roma il 15 e il maggio. Il documento era ancora più breve – un scarna paginetta e due paragrafetti. Su questo testo, secondo la diplomazia italiana, Washington non avrebbe opposto alcuna obiezione, e dunque potrebbe far parte della dichiarazione finale.

La vaghezza, la genericità, l’inutilità del testo sulle migrazioni è il simbolo di questo G7 a Taormina, praticamente una vacanza al sole della Sicilia, per gustarsi le straordinarie bellezze naturali e architettoniche, né più né meno. Perciò non vi sarebbe altro da attendersi sabato che un “compitino” sulla lotta contro il terrorismo e contro lo Stato islamico. Un compitino che sarebbe stato scritto molto meglio da qualunque liceale di Taormina. Anche se il tema politicamente più rilevante è che il G7 è ormai diventato, con Donald Trump, uno squallido G1.

 

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