Scalfari sprizza elogi per Renzi, Gentiloni e Macron, già ministro. Loro sì che sono bravi. Ma i dati economici dei due paesi dicono il contrario. La Ue per il 2018 ci chiede 10 miliardi per aggiustare i conti. La crescita? Sempre allo zero virgola

Scalfari sprizza elogi per Renzi, Gentiloni e Macron, già ministro. Loro sì che sono bravi. Ma i dati economici dei due paesi dicono il contrario. La Ue per il 2018 ci chiede 10 miliardi per aggiustare i conti. La  crescita? Sempre allo zero virgola

Scalfari Eugenio lancia nell’editoriale domenicale un irrefrenabile osanna a Renzi Matteo e  Paolo Gentiloni, riformatori doc, salvatori del nostro Paese, il primo in particolare, bloccato, pare dire con rimpianto l’Eugenio, dalla sconfitta referendaria. Pare dire, se avesse vinto avrebbe fatto faville, mirabilie. Gentiloni, afferma Scalfari, “potrà fare molto di più se gli verrà assicurata, come si spera la continuità del suo operato fino alla fine della legislatura nel 2018”. L’Eugenio non dimentica di dare qualche merito a Mario Monti ed Enrico Letta, i quali, dice, effettuarono “riforme e rimedi” per uscire da una situazione economica di difficoltà. Non cita di cosa si tratti, se non andiamo errati la “riforma” Fornero, la devastazione delle pensioni, fa parte del governo Monti mentre Enrico Letta, come è noto venne sloggiato dallo “stai sereno” di Renzi Matteo che prese il suo posto. Già che c’era Scalfari volge lo sguardo alla Francia, all’Europa, e accomuna Renzi a Macron. Macrorenzismo o Renzimacronismo, fa lo stesso. Sentite cosa dice del neo presidente francese “da pochi giorni ma già operativo con stupefacente velocità e con conseguenze largamente positive per la Francia ma anche in generale per l’Europa”. Non ha dubbi Scalfari, magari se leggesse qualche giornale francese, se tenesse conto del giudizio negativo sull’operato di Macron ministro dell’economia, che danno milioni di francesi, i grandi sindacati, il movimento degli studenti, i lavoratori licenziati, i padroni che lasciano la Francia per spostare la loro attività in Albania o in  qualche altro paese dove gli operai sono sfruttati al massimo, forse esulterebbe un po’ meno rispetto alla arlecchinata rappresentata dal governo messo in piedi da Macroni imbottito di personaggi della destra, liberal-liberista, destra gollista senza liberal sarebbe meglio dire, con qualche spruzzo di ex socialisti che non hanno dato certo il buon esempio come ministri di Hollande.

Odor di bruciato, un governo Renzi con Berlusconi in linea col presidente francese

Nel gruppo c’era anche, guarda caso, Macron. Insomma, noi che siamo gufi, sentiamo odor di bruciato, magari, chissà, un bel governo Renzi con l’appoggio di Berlusconi, del partito animalista fondato dalla Brambilla, di qualche esponente della destra liberista, senza liberal. In questa Italia dei coriandoli, le notizie che vanno e vengono, colorate, portate via dal vento. Abbiamo divagato? Sì, perché avevamo intenzione di dare notizia sulle “raccomandazioni” diffuse dalla Commissione Europea che ha dato il via libera alla “manovrina” che ci è costata 3,4 miliardi, ma ci fa sapere, per chi vuole ignorarlo, che la nostra situazione economica non è delle migliori, che i conti non tornano e che se ne riparlerà in autunno. La Commissione ha detto che “rivaluterà il rispetto dell’Italia del criterio del debito nell’autunno 2017, sulla base dei dati notificati per il 2016 e delle previsioni economiche di autunno della Commissione, che includeranno le nuove informazioni sull’attuazione delle misure di bilancio nel 2017 e i piani per il bilancio 2018”. L’Italia quest’anno dovrebbe realizzare un aggiustamento dei conti pari allo 0,6% del Prodotto interno lordo, circa 10 miliardi. Da tener presente che la prossima manovra di autunno è aggravata dall’aumento dell’Iva, che Renzi vuole assolutamente evitare e in questo senso ha dato ordine al ministro Padoan che ha già annunciato di volere bloccare. L’esecutivo Ue ha fatto presente che in vista del 2018 l’Italia dovrà fare uno “sforzo di bilancio sostanzioso”. Per quanto riguarda il Piano nazionale di Riforma, asse portante del Documento di economia e Finanza approvato dal governo a inizio aprile la Commissione ha affermato che si tratta di riforme, di impegni “sufficientemente ambiziosi, ma l’assenza di dettagli sull’adozione e di un calendario dell’attuazione limita la loro credibilità”.

Bruxelles: ripristinate la tassa sulla prima casa per i redditi alti. No di Padoan e di Pd

Sempre da Bruxelles viene una indicazione che ha già messo in fibrillazione Renzi Matteo che ha mobilitato il ministro Padoan. Si tratta di “reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi più alti”. Il richiamo che arriva da Bruxelles fa leva sulla necessità di “spostare la tassazione dai fattori produttivi alle cose”, in particolare quella sugli immobili, oggi esenti dall’Imu a causa della abolizione decisa dal governo Renzi. L’Italia per il 2018 dovrà rafforzare “sia la ripresa – scrive la Commissione – che assicurare la sostenibilità dei conti per spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita, reintrodurre la tassa sulla prima casa per i redditi elevati, riformare il catasto”. Quasi l’avesse morso una tarantola Pier Carlo Padoan ha rinviato la proposta al mittente, affermando che “le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme, direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pochi mesi non è una buona idea”. Il Pd fa subito sapere che non se ne parla proprio. Articolo1-Mdp per bocca di Speranza invece esprime una valutazione positiva, da prendere al volo usando quanto ricavato dalla tassazione per interventi a favore delle famiglie povere.

L’editorialista di Repubblica ignora i dati forniti dell’Istat, sulla ripresa che non c’è

Scalfari ignorava, quando ha scritto l’editoriale, che questa era la situazione, di grande difficoltà, in cui si trova il nostro Paese? Da diverse settimane, in particolare i grandi giornali, davano notizie su quanto la Commissione Ue avrebbe detto, quale era il tenore della “letterina”, che non erano fiori e rose. C’erano anche tante spine. L’editorialista di La Repubblica poteva trovare queste notizie, bastava sfogliare le pagine dell’economia del giornale di cui è stato fondatore. Così come bastava leggere i dati resi noti dall’Istat. È vero che l’istituto di statistica ammucchia i numeri in modo tale che appare che la situazione sia sempre ottimale. Ma bastava leggere, per esempio, i dati relativi all’andamento del primo trimestre per capire che né Renzi Matteo, in particolare, né Gentiloni meritavano gli elogi di Scalfari. Nella Ue siamo il fanalino di coda per quanto riguarda la crescita, la disoccupazione, quella dei giovani in particolare, i salari, la povertà in cui vivono milioni di famiglie, quando cresciamo dello zero virgola qualcosa gridiamo al miracolo. Proprio oggi, chissà perché, dopo la “letterina” della Ue, l’Istat cerca di attutire il colpo e rivede “leggermente”, leggiamo, le prospettive di crescita economica di quest’anno, con un rialzo di 0,1 punti del prodotto interno lordo rispetto a quanto previsto a novembre.

L’attuale premier: siamo sulla  buona strada, un’offesa all’intelligenza degli italiani

Si “ipotizza” una dinamica più sostenuta del commercio mondiale per cui la crescita diventa superiore a quella registrata nel 2016, più 0,9 e ora, sempre in ipotesi più 1,0%. Il governo nel Def prevedeva un più’1,1%. Istat, riprendendo dati diffusi pochi giorni orsono, in linea con quelli dell’Ocse, del Fondo monetario internazionale, della Bce, parla di “diversa intensità della crescita italiana rispetto a quella dell’area euro, una caratteristica dell’attuale ciclo economico. Prendendo come riferimento il primo trimestre del 2015, il livello del Pil italiano è cresciuto dell’1,9% nei primi tre mesi del 2017. Nello stesso periodo il Pil dell’area euro è aumentato del 3,5%. Tra i principali paesi europei solo la Francia ha mostrato miglioramenti”, si fa per dire, “simili a quelli italiani (+2,1%)”. Italia e Francia, fanalini di coda. Come volevasi dimostrare. Renzi e Macron, i “gioielli” nella cassaforte di Scalfari, sono solo di latta, finti. Siamo curiosi di leggere i consigli che il fondatore di Repubblica, domenica prossima, darà ai nostri due. Come si dice chi si accontenta gode. Ciò vale anche per Gentiloni che sprizza entusiasmo per quello 0,1. Siamo sulla buona strada dice, la ripresa c’è. Una offesa all’intelligenza degli italiani.

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