Papa Francesco a Genova dà lezione sul lavoro, che è dignità, sulla piena occupazione, sulla critica al merito, e sugli imprenditori attratti dal profitto. Ecco il programma della sinistra europea

Papa Francesco a Genova dà lezione sul lavoro, che è dignità, sulla piena occupazione, sulla critica al merito, e sugli imprenditori attratti dal profitto. Ecco il programma della sinistra europea

Mentre i grandi della Terra, riuniti a quasi mille chilometri di distanza da Genova, litigano e non riescono a trovare che scarsissimi punti di contatto per salvare il pianeta, da fame, migrazioni, clima, disoccupazione, papa Francesco torna a trovare il modo per indicare al mondo la via giusta, attraverso riflessioni e pensieri anche di grande impatto popolare. Se poi, nella sua visita a Genova di sabato, lo fa citando la nostra Costituzione e Luigi Einaudi, uno dei suoi padri, vuol dire che le sorprese positive ormai bisogna attenderle solo da questo papa venuto dall’Argentina.

Papa Francesco: “l’obiettivo non è fornire un reddito ma lavoro per tutti”

Stuzzicato da una domanda postagli da un operaio genovese dell’Ilva, papa Francesco ha trovato le parole per fornire una risposta importante, di cui tenere conto anche nel dibattito politico. Papa Francesco ha detto: “L’obiettivo non è il reddito per tutti ma il lavoro per tutti. Si va in pensione all’età giusta, non basta dare un assegno dello Stato, che dà da mangiare ma non dà dignità”. Lavoro è dignità, non solo reddito, e la dignità produce diritti, non elemosine: papa Francesco prosegue il suo cammino incessante di pastore, iniziato quattro anni fa, con questa costante riflessione sul lavoro.

“Senza lavoro non c’è dignità. La scelta è tra sopravvivere e vivere e ci vuole il lavoro per tutti”

La breve sosta all’Ilva, primo appuntamento della sua visita pastorale, è così diventato il cuore del messaggio del Papa per la confusa Italia di oggi. “Un assegno statale mensile che ti faccia portare avanti la famiglia non risolve il problema”, ha spiegato. “Senza lavoro – ha aggiunto – si può sopravvivere ma senza il lavoro non c’è dignità. La scelta è tra sopravvivere e vivere e ci vuole il lavoro per tutti”. Non è una risposta solo a quel mondo politico, grillini su tutti, che vorrebbero un reddito di cittadinanza, ma un’indicazione di senso alla politica, tutta, sinistra, destra, centro, cattolici e laici, e atei. Quando il papa sostiene che occorre battersi per la piena occupazione dice l’unica cosa vera e autentica che va detta di questi tempi, ed è una riflessione politica che la legittima. Secondo Francesco, infatti, “la mancanza di lavoro è molto più del venire meno di una sorgente di reddito, il lavoro è molto più di questo, lavorando noi diventiamo più persona, l’umanità fiorisce, i giovani diventano adulti solo lavorando. La creazione continua ogni giorno grazie alle mani e alle menti dei lavoratori”. In realtà, sono parole che risuonano nella storia della Chiesa contemporanea da qualche decennio, fin da quando papa Giovanni Paolo II le scrisse in una enciclica ormai purtroppo abbandonata dai più, quella Laborem Exercens, del 14 settembre 1981 con la quale si cercava di muovere critiche severe alle forme di sfruttamento capitalistico, riprendendo le formulazioni del Concilio Vaticano Secondo. Oggi, papa Francesco le ritrova e le rilancia, nel mondo dove l’economicismo domina e il lavoro povero e sfruttato domina. A questo punto, il papa cita la nostra Costituzione: “E’ anche questo il senso dell’articolo primo della Costituzione italiana, che è molto bello”. E allora, ha gridato Francesco, “possiamo dire che togliere il lavoro, sfruttare con il lavoro indegno o malpagato è anticostituzionale. Se non fosse fondata sul lavoro, la Repubblica Italiana non sarebbe una democrazia”. Secondo Francesco, “con la speculazione l’economia perde molto e perde i volti: è un’economia astratta, non si vedono le persone da licenziare, da tagliare. Diventa un’economia spietata e senza volto”. Nel suo intervento Francesco ha ricordato anche la figura dell’imprenditore, ma con qualche cautela e in questo modo: “Gli imprenditori onesti e i lavoratori stiano attenti con gli speculatori e anche con le leggi che qualche volta li favoriscono. Non c’è buona economia – ha detto – se non ci sono buoni imprenditori che hanno responsabilità per le persone e per l’ambiente”. I buoni imprenditori sono coloro che assumono responsabilità sociali, e non producono profitti speculando. Più chiaro di così, neppure Carlo Marx.

“Bisogna temere gli speculatori e non gli imprenditori bravi”

Ed ecco l’altra botta, quella al sistema del capitalismo finanziario: “Bisogna temere – ha gridato il Papa – gli speculatori e non gli imprenditori bravi, ma certe volte il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro, e non chi crede nel lavoro, partendo dall’ipotesi che gli imprenditori siano speculatori, mentre proprio questi ultimi trovano i mezzi per eludere i controlli”. E poi, “Chi pensa di risolvere licenziando la gente non è un buon imprenditore, è un commerciante: oggi vende la sua gente, domani la sua stessa dignità”. Francesco ha raccontato l’incontro a Santa Marta avuto con un imprenditore in difficoltà: “un uomo che piangeva, mi disse: ‘sono venuto a chiedere una grazia sono al limite e devo fare una dichiarazione di fallimento, questo significherebbe licenziare una sessantina di lavoratori e non voglio perché sento che licenzio me stesso’. E questo piangeva, lottava e pregava per difendere la sua gente, era la sua famiglia”. Secondo il Papa, “una malattia dell’economia è proprio la progressiva trasformazione degli imprenditori in speculatori, sono due tipi diversi. Gesù usa la parola mercenario per contrapporlo al buon pastore, in quanto non ama la sua azienda e i lavoratori ma li vede come mezzi per fare profitto, licenziare, chiudere spostare azienda: tutto questo non gli crea problema, perché usa le persone e mezzi per il suo obiettivo di profitto”. E infine, “Le imprese buone – ha aggiunto – sono amiche delle persone e dei poveri. Ma – ha chiarito – non tutto il lavoro è buono, pensate a quello dei fabbricanti di armi o di chi fa la pornografia! Mi viene di rispondere con un gioco di parole, il lavoro oggi non è sempre risacatto sociale ma ricatto sociale”, ha poi replicato a una lavoratrice, rievocando la vicenda di una giovane alla quale avevano proposto un accordo molto penalizzante, dicendole: “se non ti sta bene vai pure via, guarda che c’è una coda di altre persone che aspettano questo posto”.

La critica della meritocrazia, radice delle disuguaglianze

Poteva risparmiare la critica alla meritocrazia, che è alla radice delle disuguaglianze? No. papa Francesco ha duramente criticato “la tanto osannata meritocrazia, una parola bella perché usa il merito, e sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza”. “Il talento – ha spiegato – non è un dono secondo questa interpretazione, è un merito non un dono”. In quest’ottica “il mondo economico leggerà i diversi talenti come meriti. E alla fine quando due bambini nati uno accanto all’altro con talenti diversi andranno in pensione la diseguaglianza si sarà moltiplicata”. E se fosse questo uno dei segmenti del programma della sinistra europea, italiana, planetaria?

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