Le date per andare al voto si sprecano, va di moda Il 24 settembre. Impossibile. Letta Gianni e Lotti all’opera per l’inciucio Renzi-Berlusconi. Ma il pallino è nelle mani di Mattarella. Confindustria scopre che la crescita è lenta e batte cassa. Articolo 1-Mdp e Sinistra Italiana: si discuta nelle sedi opportune

Le date per andare al voto si sprecano, va di moda Il 24 settembre. Impossibile. Letta Gianni e Lotti all’opera per l’inciucio Renzi-Berlusconi. Ma il pallino è nelle mani di Mattarella. Confindustria scopre che la  crescita è lenta e batte cassa. Articolo 1-Mdp e Sinistra Italiana: si discuta nelle sedi opportune

Ormai le date in cui andare al voto si sprecano. Ora sembra che il 24 settembre sia quella più gettonata, ma non è detto. Gli scriba infatti sono presi d’assalto da onorevoli, ma non troppo, di questo o quel partito, i quali danno anche un’occhiata alle date in cui non si perdono i vitalizi, si esercitano nell’indicare quando si va alle urne. Accade così che le date possibili cambino secondo gli umori, quelli del Pd in particolare, collegati a quelli di Berlusconi con cui  Renzi vorrebbe chiudere a doppia mandata un accordo sulla legge elettorale e sulla data del voto anticipato. Nell’incertezza delle date un suggerimento: si potrebbe  mettere in un sacchetto, come si faceva una volta giocando a tombola, oggi si marcia con l’elettronica, poi tirare a sorte una prima cinquina, cinque date e poi con una nuova selezione arrivare al giorno fatidico. Si eviterebbe di annoiare i lettori, sempre più scarsi dei quotidiani, dando notizie più interessanti di avvenimenti, drammatici, che ogni giorno sconvolgono il mondo, a partire dal terrorismo per arrivare alle centinaia di migranti che ogni giorno muoiono affogati nel  mare Mediterraneo. Per non parlare dei venti di guerra di quel mercante di armi che risponde al nome di Trump, il presidente Usa che ne ha vendute ai paesi arabi, finanziatori dei terroristi per centinaia di miliardi.

Non si può violare la procedura prevista dalla Costituzione in caso di elezioni anticipate

 Si eviterebbero anche le brutte figure fatte da parlamentari che snocciolano date, il 24 settembre appunto in grande spolvero, non avendo mai letto la Costituzione che è tassativa in merito alle dinamiche elettorali e evitando di tener conto che esiste un Presidente della Repubblica che è lui a dire l’ultima parola. Sarà bene ricapitolare  la procedura nel caso di elezioni anticipate, una finestra possibile in autunno, anche se non si è mai votato in quella stagione. Vediamo tempi e procedure a partire dallo scioglimento anticipato delle Camere. Per avviare la procedura si parte dalla crisi di governo, con le dimissioni del presidente del Consiglio. Il capo dello Stato può rinviarlo alle Camere per verificare se la maggioranza c’è ancora. Oppure può consultare i gruppi parlamentari per capire se si può formare un nuovo governo. In caso negativo il Capo dello Stato dovrebbe chiedere a presidenti di Senato e Camera, un “consiglio” sullo scioglimento delle Camere, un parere non vincolante, ma politicamente indispensabile. Questo percorso richiede circa due settimane. Dal momento dello scioglimento, secondo l’articolo 87 della Costituzione passano fra i 45 e i 70 giorni prima del voto. Non si può votare,insomma, se non almeno 45 giorni dopo lo scioglimento, secondo legge e 70 secondo Costituzione. Occorre tener conto del fatto che entro il 15 ottobre deve essere presentata a Bruxelles la legge di stabilità, la vecchia Finanziaria, altrimenti si dovrebbe passare all’esercizio provvisorio, con l’Iva al 25 %. Non ci sono in tempi materiali per andare al voto il 24 settembre. È il  Capo dello Stato che deve far rispettare la Costituzione, a partire dallo scioglimento delle Camere. Dovrebbe essere Gentiloni a dimettersi, dovrebbe essere il Pd che lo manda a casa.

D’Attorre: Legge omogenea per Camera e Senato. Ferrara: serve chiarezza nelle sedi opportune

Ma in primo luogo ci vuole una legge elettorale che deve rispondere alle aspettative di chi ha il bandolo della matassa nelle mani, appunto Mattarella e, prima di parlare di date, elezioni. occorre rispondere a quanto chiesto dal Capo dello Stato. Lo ricorda  Alfredo D’Attorre deputato di Articolo 1-Mdp, quando afferma che “il Capo dello Stato ha chiesto una legge elettorale omogenea per Camera e Senato, che ancora non c’è.  Non rispondono a questa richiesta né il Rosatellum, né il Verdinellum. Questa situazione di stallo è dovuta al fatto che il Pd ha voluto imporre una legge elettorale sbagliata, incostituzionale con il voto di fiducia. Se si vuole riaprire il confronto sul modello tedesco, noi siamo disponibili a discutere, a confrontarci nelle sedi opportune”. Già, le sedi opportune, un richiamo che fa anche Ciccio Ferrara, – anch’egli di Articolo 1- Mdp. “Diventa difficile esprimerci vista la situazione – afferma – in cui si sprecano le proposte di legge. Ora è arrivato il Rosatellum, il Pd ha abbandonato il Verdinellum, ma si dice sia pronto anche a rimettere in un cassetto la proposta che porta il nome del capogruppo alla Camera se Berlusconi fa sul serio, se cioè è pronto allo scambio voto anticipato-modello tedesco con correzioni proporzionali. Occorre chiarezza e la  si deve fare nelle sedi opportune. Quando ci sarà una proposta definita valuteremo”. Fratoianni: le larghe intese si costruiscono sulla base della politica non di una legge elettorale

Nicola Fratoianni, segretario di  Sinistra italiana, intervistato dal Manifesto afferma che “le larghe intese si costruiscono sulla base della politica, non di una legge elettorale. Vogliamo ridare centralità alla rappresentanza e chiudere la lunga stagione del maggioritario. Per questo il modello tedesco per noi è una buona legge”. Anche il Movimento 5 Stelle ora attende che Il Pd e Forza Italia escano allo scoperto. Toninelli, responsabile riforme M5S non boccia il modello tedesco. “Portino la proposta in commissione. Per ora – afferma – non ci esprimiamo, perché ieri hanno votato il Rosatellum. Ma se presentano un emendamento sostitutivo del Rosatellum col tedesco, lo valuteremo”. Salvini, il capo di Lega Nord sbraca sempre più. A lui interessa solo andare a votare anche se con uno schifo di legge. “Dateci una legge elettorale qualsiasi in Parlamento e noi l’approviamo”. Preferisce “un sistema maggioritario” ma è   disponibile ad approvare qualsiasi proposta di legge elettorale, anche un modello proporzionale frutto di un eventuale accordo tra Pd e FI. “Se si vuole andare a votare in autunno significa che in 15 giorni bisogna votare la legge elettorale – ha detto- perciò non faremo ostruzionismo, altrimenti si tira a campare”. Il duro e  puro del leghismo si aggrega al pastrocchio Pd-Forza Italia. Mentre Berlusconi, dopo aver lanciato il sasso sta a guardare cosa succede nello stagno manda in avanscoperta Maria Stella Gelmini, vice capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera. Non bastava il vice ora si scopre che è anche vicario. Mentre Letta, il Gianni l’ombra silente del Berlusca, incontra a più riprese Lotti, l’uomo di fiducia di Renzi per definire i particolari dell’inciucio, la “vicaria” nega tutto. “Nessun Nazareno bis, nessun inciucio. Silvio Berlusconi con Forza Italia – afferma – è impegnato a garantire una legge elettorale in grado di portare rapidamente gli italiani alle urne. Il centrodestra non ha bisogno di continui distinguo ma di una forte azione comune che racconti agli italiani qual è il Paese che vogliamo costruire”.  Meglio la Brambilla, verrebbe da dire, con il suo partito animalista. Perlomeno gli animali non parlano.

Prodi, Lo sbocco proporzionale devastante per il Paese. La pensa così anche Boccia (Confindustria)

Gli interventi ormai non si contano più. Tutti dicono la loro. Romano Prodi  definisce il possibile sbocco proporzionale  “devastante per il Paese”. La pensa così anche Confindustria.“Non abbiamo mai nascosto la nostra vocazione al maggioritario. Assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l’Italia”. Così il presidente  Vincenzo Boccia, nella sua relazione annuale. Contrario anche ad elezioni anticipate si è pronunciato davanti alla platea degli imprenditori riuniti all’Auditorium Parco della musica. “Comincerebbe una nuova stagione di immobilismo, in un quadro neo corporativo e neo consociativo”, continua. “Il ritardo accumulato dal nostro paese su molti fronti è il frutto malato di questo antico vizio. Cosi come l’insana abitudine agli scambi con la politica”, conclude.  Il ministro Carlo Calenda, molto applaudito il suo intervento dal palco della Assemblea di Confindustria, di fatto ha bocciato l’idea di andare al voto anticipato. “Ci sono delle priorità prima di andare al voto e queste priorità si chiamano legge di bilancio, banche e legge elettorale”. Calenda  parla della necessità di arrivare alle elezioni in “tempi giusti, evitando l’esercizio provvisorio, dopo aver completato la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e con una legge elettorale che dia, non diciamo la certezza, ma la ragionevole probabilità della formazione di un Governo riducendo la frammentazione del sistema politico”. Poi parla della necessità di “lavorare” fino all’ultimo giorno utile” sull’agenda delle riforme e chiede di mantenere “una collaborazione forte, leale e trasparente tra partiti di maggioranza ed esecutivo”. Tradotto significa: che Gentiloni non deve essere disarcionato. Un avviso molto chiaro a Matteo Renzi. Lo stesso Boccia prende ora le distanze dal segretario del Pd e dalla politica portata avanti dal suo  governo. Verrebbe da dire  che  il presidente di Confindustria, ricevuti dall’ex premier, da Poletti, Calenda, Padoan, e compagnia cantando, tutti i benefici possibili, leggi in particolare il Jobs act ora cambia rotta, rivolto al capo del Pd, candidato per tornare a Palazzo Chigi e afferma che “assecondare la tentazione proporzionalista, che oggi vediamo riemergere in molte proposte per la legge elettorale, potrebbe rivelarsi fatale per l’Italia. Comincerebbe una nuova stagione di immobilismo, in un quadro neo corporativo e neo consociativo”.

Gli imprenditori: venti anni perduti. L’Italia non ha premuto sull’acceleratore. Vogliono di più

 Poi parla di “venti anni perduti”. Afferma che la “ripartenza dell’economia c’è stata ma procede a un ritmo molto lento”. Boccia snocciola alcuni dati che rendono evidente la difficoltà che ha il Pil italiano a risollevarsi: “Dal 2000 a oggi il Pil italiano è rimasto invariato, contro il +27% della Spagna, il +21% della Germania, il +20% della Francia. Il reddito per abitante è ai livelli del 1998″. “Vent’anni perduti”, appunto. Ma non basta. Boccia  parla di  zavorra del debito pubblico, ricorda che la Bce a partire dal 2015 ha promosso una “cura iper-espansiva”, il basso prezzo del petrolio ha creato “condizioni favorevoli”, l’Italia “non ha premuto sull’acceleratore” e la “lenta risalita non è andata a beneficio di tutti”.  Dice una verità, è andata  infatti solo a beneficio degli imprenditori. Ed ora bussa ancora a cassa per le imprese che assumono giovani nei prossimi tre anni. Non bastano i 19 miliardi regalati con il jobs act.  Poi lancia un “patto di scopo per la crescita” e afferma che “il lavoro in fabbrica deve diventare una scelta desiderabile”. La smettiamo qui perché non ce la sentiamo di raccontare ancora il  paradiso che Confindustria offre al Paese. Ricordiamo solo il richiamo a Macron, che non poteva mancare, la cui elezione “può aprire una nuova stagione di rilancio del progetto europeo”. Nel nome, ovviamente, di una politica liberista.

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