Nasce Mdp, formati i gruppi Camera e Senato. Al lavoro nei territori. A Gentiloni: cambia rotta. Sì al referendum Cgil. Brutto tiro del Tesoro a Renzi: in 1.700.000 dovranno restituire gli 80 euro del bonus

Nasce Mdp, formati i gruppi Camera e Senato. Al lavoro nei territori. A Gentiloni: cambia rotta. Sì al referendum Cgil. Brutto tiro del Tesoro a Renzi: in 1.700.000 dovranno restituire gli 80 euro del bonus

Il Tesoro, inteso come il Ministero, ha giocato un brutto scherzo a Renzi Matteo proprio nel giorno in cui, in un circolo di Firenze portava un attacco pesante a coloro che lasciavano ufficialmente il Pd costituendo alla Camera e al Senato i gruppi di  “Articolo 1. Movimento dei democratici e progressisti”, acronimo Mdp. Diceva Renzi che “la storia della sinistra non ha un nome e un cognome. Il suo destino è più grande di singoli leader che tradiscono l’ideale  della ditta”. E come fa ogni giorno raccontava quante belle cose ha fatto quando è stato al governo. I bonus sono uno dei suoi cavalli di battaglia. E che ti fa il Tesoro? Diffonde i dati sullo “stato economico” dei cittadini italiani ricavato dalle dichiarazioni dei redditi. Si scopre che l’Italia non è il paese di bengodi. Il 45% degli italiani ha un reddito sotto i 15 mila euro, un altro 49% fra i 15 e i 50 mila, certo non sono dei paperoni. In media siamo sui 20.000 euro. Solo 34 mila sono oltre i 300 mila euro e sentiamo odor di evasione. In media il 94% dei contribuenti è sotto i 50 mila euro. Ma, udite udite, proprio quel bonus di cui Renzi si sente orgoglioso o sbandiera in ogni dove, pare che anche in California, Silicon Valley abbia propagandato i famosi 80 euro, dovranno essere restituiti perlomeno da quasi 1.700.000 cittadini che ne avevano beneficiato.

Articolo 1. Movimento dei democratici e progressisti: “Non chiamateci scissionisti”

Certo questo tiro birbone che viene dal Tesoro, il ministro è Padoan, non rende più agevole la strada che hanno da percorrere ma un qualcosina porta nella nuova casa di chi ha lasciato il Pd e si appresta ad aprire un percorso pieno di ostacoli e insidie. Costruire un movimento, partendo dalle fondamenta, pensare ad un partito, partire dal Parlamento per riscoprire il territorio, gli abitanti del territorio, rintracciare coloro che negli anni, gli ultimi in particolare, la “scissione” l’hanno già fatta abbandonando il Pd, non è cosa da poco. Alla Camera il gruppo Mdp conta 36 membri, 37 con uno annunciato in arrivo, provenienti da Pd e Sinistra italiana a partire dal capogruppo Scotto. Al Senato sono in 14. Presidente del gruppo è stato eletto Francesco Laforgia, già Pd, vicepresidente Ciccio Ferrara, ex Sinistra italiana, tesoriere Danilo Leva, ex Pd. Al Senato la presidente è una donna, la senatrice Cecilia Guerra, economista, membro della commissione Finanze. Il tesoriere è Federico Fornaro ex pd. “Restituiremo a tantissimi elettori del centro sinistra – dice Roberto Speranza,  già candidato alla segreteria del Pd, che con Scotto ha optato per operare nel territorio lavorando alla costruzione del Movimento – la voglia di tornare a fare politica”. E Laforgia che è anche membro della Commissione Bilancio: “Non chiamateci scissionisti, il nostro cammino parte per ricostruite e riallacciare i fili con la società. Incalzeremo il governo innanzitutto sulla questione sociale”. I riflessi su Sinistra italiana-Sel alla Camera si sono fatti sentire. È stato eletto un nuovo presidente, Giulio Marcon, vicepresidente Serena Pellegrino, segretaria del gruppo Monica Gregori. Il tesoriere Giovanni Paglia. Nessun mutamento per il Senato con capogruppo Loredana  De Petris.

Discontinuità con il governo Renzi: priorità lavoro, sviluppo, scuola

Le prime dichiarazioni rilasciate dai presidenti dei gruppi si muovono in sintonia con il richiamo all’articolo 1 della Costituzione, la Repubblica fondata  sul lavoro. Subito parte la richiesta al governo di fissare la data del referendum della Cgil, voucher e appalti e, insieme, di una correzione profonda del jobs act. Se non cambia radicalmente la legge sui voucher la posizione del Movimento non potrà che essere a favore dell’abolizione completa come nel referendum Cgil. “Al governo – affermano – diciamo che non mancherà un solo numero dell’attuale maggioranza  ma lo incalzeremo sulle priorità, dal lavoro, allo sviluppo alla scuola, per cambiare marcia nelle politiche per l’occupazione”. Cecilia Guerra (che è stata sottosegretaria al lavoro nei governi Letta e Monti) ha annunciato che presto chiederà un incontro con il premier Gentiloni. Indica la strada della discontinuità dal governo Renzi che ha dato le motivazioni per l’abbandono dal Pd. Roberto Speranza sottolinea che “i gruppi parlamentari che nascono oggi sono la conseguenza di quello che è già avvenuto nel paese tra la nostra gente”. Un nuovo soggetto anche per le prossime elezioni amministrative? Speranza dice che è “prematuro,  che  c’è un lavoro da fare sul territorio, costruire una forza, per ricucire una frattura che c’è stata con il nostro mondo rimasto senza rappresentanza”.

Gentiloni, ottimista, il governo ha più forza, è un miracolo

Sempre Speranza annuncia che ci sono “parlamentari del Pd che ci guardano con grande interesse, ma hanno bisogno di un percorso più lungo prima di prendere una decisione”. Per quanto riguarda il “campo progressista” che fa capo a Pisapia afferma: “Guardiamo con grande interesse a quell’esperienza – l’obiettivo di costruire un nuovo centrosinistra è anche il nostro”. Intanto cominciano ad arrivare le prime adesioni da parte di amministratori comunali, regionali e di dirigenti locali che lasciano il Pd. Si annuncia anche la “guerra delle tessere “, ormai un classico dei  Dem quando ci si avvicina ad elezioni primarie. In particolare, Anna Finocchiaro, dopo aver elogiato la ex ministra Boschi per il lavoro fatto per la riforma della Costituzione, clamorosamente bocciata, annuncia che nel congresso del Pd voterà per il ministro Orlando e non perde l’occasione  di attaccare  la minoranza di sinistra che ha lasciato il partito non avendo saputo “gestire la pluralità”. Che non si capisce che significhi. Dal canto suo Gentiloni, insolitamente ottimista, non è nel suo carattere, afferma: “Le perturbazioni delle forze politiche si trasformano in maggiore forza per questo governo. La prospettiva di durare incoraggia chi forma un nuovo partito ma anche l’opposizione, tranne i 5stelle. Per una legislatura nata morta è un miracolo”. Contento lui…

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