Ilva. La Fiom Cgil convoca le Rsu ed esprime dubbi e perplessità sull’accordo per i 3300 in Cigs. Si teme la creazione di una bad company

Ilva. La Fiom Cgil convoca le Rsu ed esprime dubbi e perplessità sull’accordo per i 3300 in Cigs. Si teme la creazione di una bad company

La Fiom Cgil avanza alcune perplessità sull’accordo per la cassa integrazione straordinaria per 3300 dipendenti Ilva raggiunto al ministero dello Sviluppo economico. E lo ha ribadito oggi nel coordinamento delle proprie rsu riunito a Taranto. Il sindacato rammenta che l’accordo non doveva prevedere la durata della cassa integrazione uguale a quella dell’amministrazione straordinaria dei commissari Ilva ma un periodo più breve: sei-sette mesi. Questo per rifare il punto della situazione alla luce del piano industriale che presenterà il futuro acquirente dell’Ilva – le offerte delle due cordate arriveranno il 3 marzo. La Fiom infatti teme che legando la cassa all’amministrazione straordinaria e prevedendo, con la legge per il Sud, la possibilità per i commissari Ilva di predisporre anche piani di decontaminazione aggiuntivi a quelli del privato con l’impiego di personale Ilva, si possa creare una bad company. E quindi il coordinamento Fiom dice subito che “qualora si prefigurasse, in occasione della prossima presentazione dei piani industriali delle due cordate, un ridimensionamento degli attuali livelli occupazionali e di una mancanza di investimenti per il processo di risanamento ambientale, metterà in campo azioni di lotta e mobilitazioni”.

Come aveva fatto ieri al ministero, anche oggi la Fiom ha ribadito i “tre nodi fondamentali necessari al raggiungimento di un accordo: la temporalità legata ad un periodo circoscritto, i numeri e la rotazione. La Fiom Cgil, già durante la fase di avvio della procedura della cassa integrazione straordinaria, aveva espresso la propria contrarietà ai numeri indicati da Ilva sottolineando che l’attuale amministrazione straordinaria stava preparando il terreno ai futuri acquirenti. L’accordo raggiunto al Mise ha ridotto il numero dei lavoratori da sospendere, passando da 4984 ad un numero massimo di 3300 di cui 3240 occupati presso il sito di Taranto, con un numero medio di lavoratori coinvolti dalla cassa di 2500 e nessun lavoratore a zero ore. L’accordo inoltre prevede una rotazione del personale anche per quei reparti attualmente fermi, garantendo a circa 700 lavoratori una settimana di lavoro ogni 6 settimane e un giorno di formazione”.

Ma, dice la Fiom, “il punto di criticità non superato dall’accordo riguarda la temporalità dello stesso che la Fiom aveva proposto fosse di 6-7 mesi per consentire alle organizzazioni sindacali di verificare i piani industriali. Tale proposta ha visto un irrigidimento da parte di Fim e Uilm e una indisponibilità da parte del ministero a garantire le risorse già stanziate per il 2017 per l’integrazione salariale del 70 per cento”. Le rsu Fiom manifestano poi “forti preoccupazioni in merito alla durata dell’amministrazione straordinaria, prolungata fino alla scadenza del termine ultimo del piano ambientale, in quanto nel medesimo termine i commissari straordinari gestiranno ulteriori interventi di decontaminazione non previsti nel piano, impiegando, a seguito di idonea formazione, il personale non altrimenti impegnato. Tale condizione – osserva la Fiom – rischierebbe di determinare una divisione tra i lavoratori in quanto ci troveremmo di fronte alla costituzione di una bad company, propedeutica all’arrivo dei futuri acquirenti dove collocare gli eventuali esuberi non riconducibili alla nuova azienda”. Ma “qualsiasi ipotesi di esubero strutturale sarà rispedito al mittente”, conclude la Fiom Cgil.

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