Usa. Trump modella a sua immagine la Corte suprema nominando l’ultradestra Gorsuch. Intanto l’Isis plaude a lui come “il miglior alleato del jihadismo”

Usa. Trump modella a sua immagine la Corte suprema nominando l’ultradestra Gorsuch. Intanto l’Isis plaude a lui come “il miglior alleato del jihadismo”

Donald Trump costruisce la sua Corte Suprema: per un ultraconservatore come Antonin Scalia, morto un anno fa, un altro conservatore a tutto tondo. Si chiama Neil Gorsuch, ha 49 anni (e quindi coprirà l’incarico probabilmente per almeno un paio di decenni) ed è famoso per amare la Costituzione così com’è: alla lettera. Il Presidente degli Stati Uniti ha reso di pubblico dominio con una cerimonia che sapeva di reality, e dopo averne dato il nome in prime time ne ha elogiato “l’intelletto superbo e la preparazione senza paragoni”. Di più: Gorsuch avrebbe anche “un incredibile sostegno bipartisan”. Si capirà presto, quando si presenterà al Senato per la necessaria ratifica. Per il momento Chuck Schumer, leader della minoranza democratica al Senato, ha immediatamente espresso “seri dubbi” sulla scelta, accusando Gorsuch di aver preso posizione contro i lavoratori e i diritti delle donne e lasciando intendere che sulla ratifica della nomina i suoi compagni di partito sono pronti a fare ostruzionismo. Già pronta la contromossa, pare: Ted Cruz, ex rivale di Trump alle primarie, ha ventilato l’ipotesi della “opzione nucleare” per far passare la nomina, cioè la possibilità di riscrivere la legge consentendo il via libera del Senato con una maggioranza semplice anziché con i 60 voti a favore attualmente necessari. Nel frattempo continua il dibattito sul bando nei confronti dei profughi e dei cittadini di sette paesi a maggioranza islamica. Un aiuto alla Casa Bianca proviene dagli Emirati Arabi Uniti, che oggi fanno sapere di non ritenere la misura rivolta contro i musulmani. E lo stesso Trump oggi twitta: “chiamatelo come vi pare, è un provvedimento per tenere fuori i malintenzionati”. E, come segnale distensivo nei confronti degli ispanici e del Messico, twitta anche in spagnolo.

Il sito dell’Isis: “Trump è il miglior alleato del Jihad”

La norma, invece, è gravemente incostituzionale per quattro stati dell’Unione. Nei giorni scorsi 16 attorney general statali avevano annunciato che non l’avrebbero applicata, tra ieri e oggi New York, Massachussets, Virginia e Washington si sono uniti in un’azione legale promossa dalla Lega per le Libertà Civili in America. Secondo le autorità dello Stato di New York si tratta di un bando “illegale, incostituzionale, fondamentalmente non americano”. Il ricorso si basa anche sul fatto che mette a repentaglio “la salute e il benessere fisico ed economico” di numerosi residenti. Esulterebbero per il bando, invece, i jihadisti. Lo sostiene un’inchiesta della Cnn. Si tratterebbe di “un’arma in più per i reclutatori”, sostengono alcuni jihadisti pentiti (la cui identità è protetta con nomi inventati) e esperti di terrorismo, i quali assicurano che il blocco totale verso Iraq, Siria, Iran, Sudan, Libia, Somalia e Yemen darà un grande impulso alla propaganda e rafforza la narrativa dei gruppi terroristici. “E’ ora più chiaro a chiunque aveva prima dei dubbi che questa decisione è un passo ulteriore nella guerra contro l’islam e contro i musulmani”, sottolinea Abu Abdullah, ex jihadista contattato tramite una piattaforma di messaggistica istantanea. Anche Site, il sito americano che monitora l’attività dei gruppi terroristici, assicura che sul web e sui social numerosi jihadisti sostengono che il decreto è una rivelazione dell’odio degli Usa contro i musulmani. Un account di Telegram (piattaforma molto usata dai militanti a causa dei suoi sistemi di comunicazione criptati) vicino all’Isis ha elogiato Trump, definendolo “il miglior motivatore dell’Islam”. Un profilo Facebook in cui compare una immagine di Awlaki (ucciso dal raid di un drone Usa sullo Yemen nel 2011) sostiene che “quando il presidente americano dice ‘non ti voglio più’ qui e vieta l’ingresso nel Paese agli immigrati musulmani provenienti da Paesi della stessa religione, c’è una sola cosa che ci viene in mente…”.

La Santa Sede preoccupata per le politiche di Trump sull’immigrazione

La Santa Sede è “preoccupata” per le politiche sull’immigrazione annunciate dal presidente degli Usa. Lo ribadisce monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della segreteria di Stato vaticana, a Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “Certamente c’è preoccupazione perchè noi siamo messaggeri di un’altra cultura quella dell’apertura”, ha detto Becciu, commentando la politica sull’immigrazione e la conseguente costruzione del muro del presidente degli Usa. “Papa Francesco – ha aggiunto – insiste anche sulla capacità d’integrare coloro che arrivano nella nostra società e cultura”. Nei giorni scorsi era stato il cardinale Peter Turkson a farsi portavoce della preoccupazione della Santa Sede sull’annunciata costruzione del muro con il Messico.

Joshka Fischer, ex ministro degli Esteri tedesco: “contro Trump, la Germania investa sull’Europa”

“L’ultima volta che il mondo è caduto in questo baratro è stato nel 1930. Le conseguenze sono note”, ha scritto l’ex ministro degli Esteri tedesco dei Verdi, Joschka Fischer, che, in un intervento sulla Sueddeutsche Zeitung, commentando la svolta “isolazionista e nazionalista” della politica di Donald Trump, sottolinea che la Germania debba investire di più nell’Ue e nella Nato. Fischer esorta la classe dirigente tedesca a superare la “parsimonia” di fronte alle nuove priorità che emergono, e a usare la forza economica di Berlino nella Nato e nell’Ue, come finora non è stato fatto.

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