Uno spettro si aggira al Nazareno: la Commissione Ue che ha chiesto subito la revisione dei conti. Renzi “suggerisce” a Padoan: no nuove tasse. Mi rovinano la campagna elettorale. Il ministro “invitato speciale” partecipa alla direzione Pd

Uno spettro si aggira al Nazareno: la Commissione Ue che ha chiesto subito la revisione dei conti. Renzi “suggerisce” a Padoan: no nuove tasse. Mi rovinano la campagna elettorale. Il ministro “invitato speciale” partecipa alla direzione Pd

Uno spettro si aggira per il Nazareno. Ma non è quello “spettro”, il comunismo, come dal Manifesto scritto da Marx e Engels fra il 1847 e il 1848, “contro il quale tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate”. No, riposino tranquilli Marx ed Engels. Al Nazareno neppure metterebbe piede uno “spettro” del comunismo. Si troverebbe proprio a disagio. Lo “spettro” è la Commissione europea, di volta in volta si chiama e ha i volti di Juncker, il presidente, di Dombrovskis e Katainen, i vicepresidenti “duri” che sono stufi di concedere all’Italia “flessibilità” cioè euro in gran quantità per coprire questa o quella spesa eccezionale, del responsabile degli Affari economici, un “amico” si dice, il francese Moscovici, forse lo era, visto che con l’avvicinarsi delle elezioni e con la campagna di Le Pen contro l’Euro e l’Europa è bene non fare favori a nessuno. Lasciamo per ultimo il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang  Schaueble, una volta detto il “terribile”, il quale ora continua a considerare il presidente della Banca Centrale Europea come il fumo negli occhi e anche quando addolcisce la sua posizione non manca di lanciare velenose frecciatine.

Ora Schaueble elogia il nostro ministro del Tesoro: “Il più bravo collega europeo”

Ma proprio lui Schaueble, il cane da guardia del governo di Angela Merkel, ora si è rivelato come un estimatore del ministro Pier Carlo Padoan, il nostro ministro del Tesoro, tanto da definirlo “il più bravo collega europeo”, dopo che si è contrapposto a Renzi Matteo organizzando la risposta alla Commissione che l’ex premier voleva rinviare a chissà quando. Questo elogio ha messo ancor più in allarme Renzi Matteo che proprio Padoan ha invitato ad essere presente alla riunione della Direzione di lunedì dove ci saranno oltre a chi di diritto ne fa parte anche più di un centinaio di dirigenti di Federazioni e Regionali, quasi tutti renziani, non importa se doc o meno. Quel che conta è  che possono essere usati, anche se non dovrebbero avere diritto di parola, come una prova di forza da parte dei renziani. E ci sarà pure lui, il ministro Padoan, che ha accettato l’invito e non è neppure iscritto al Pd e dell’organismo non fa parte. Un invitato speciale, perché dicono negli ambienti vicini all’ex premier, ascolti bene, prenda atto del fatto che non è solo il segretario del Pd che non vuole prendere alcun impegno nei confronti della Commissione Ue che chiede al governo italiano di indicare, entro il 22 di questo mese, le misure che intende prendere per rivedere i conti, subito e non attendendo la fine di aprile per la correzione strutturale del deficit e dare una sistemata al debito. Insomma una “manovra”, parola odiata da Renzi. Perché accettarla significa sconfessare sé stesso. Dichiarare, di fatto, il fallimento della politica economica del suo governo. Ecco lo “spettro” che leva il sonno al giovanotto di Rignano. Perché se entro quella data non saranno adottati provvedimenti certi il rischio è quello della apertura della procedura di infrazione da parte della Ue. Un vero e proprio commissariamento del Bilancio italiano. Non basta. Lo “spettro” sono anche gli annunci che per coprire quei 3,4 miliardi come ci chiede la Commissione si prevede da parte del  Tesoro, cioè Padoan, di intervenire aumentando alcune tasse, sulla benzina, sui tabacchi, sugli alcoolici per circa 1,5 miliardi. Il resto dalla lotta all’evasione fiscale, tutto da vedere. Parole terribili per Renzi Matteo. “Ma come – ha chiesto, si fa per dire, a Padoan – proprio in vista delle elezioni, perché io le voglio a giugno al massimo, aumenti le tasse? Giammai”.

L’ex premier: “Della manovra chiesta da Bruxelles non voglio neppure sentir parlare”

Scrive Repubblica, sempre bene informato, sulle “cose” renziane che in una delle frequenti telefonate fra l’ex premier e il ministro, Renzi avrebbe suggerito a Padoan “della manovra correttiva che ci chiede Bruxelles non voglio sentir parlare”. E se Padoan non volesse intendere c’è sempre l’ordine del giorno votato da parlamentari Pd, i pasdaran renziadi, che dicono “niente tasse” e minacciano lo stesso Gentiloni, potrebbe scattare un voto di sfiducia e il problema del voto anticipato sarebbe risolto, togliendo il disturbo anche al presidente Mattarella. Il “suggerimento” stando a indiscrezioni, sarebbe stato accolto. Si potrebbe intervenire sul gioco d’azzardo. Si sarebbe già dovuto fare con la legge di Bilancio del 2017 e non si è fatto. Poi era previsto nel Milleproroghe e non si è fatto. In altri provvedimenti e non si è fatto. Perché proprio ora tutte le difficoltà e le divergenze all’interno della stessa maggioranza dovrebbero essere superate? Mistero. Gentiloni, schierato ovviamente con il suo padrino, sarebbe contento. Una grana di meno. Una tassa secca sui 100 mila esercizi porterebbe a un incasso di circa 1,5 miliardi. Non è finita qui. Padoan dovrebbe portare in tasca recandosi al Nazareno un bigliettino con scritte le nuove previsioni dell’Istat che saranno rese note ufficialmente. Il ministro del Tesoro spera di dare l’annuncio alla direzione del Pd dei nuovi dati della crescita che l’Istat renderà noti martedì. Si “spera” che vi siano due decimali in più delle previsioni, da uno 0,8 all’1 per cento. Nel caso la speranza diventasse realtà, e trattandosi di Istat il miracolo non è da escludere, l’intervento che ci viene chiesto dalla Commissione Ue potrebbe calare di 300, 400 milioni. Sempre domani la Commissione europea renderà note le stime su crescita e deficit. Non dovrebbero cambiare quelle sulla base delle quali ci è stato chiesto di rivedere i conti.

Serve un cambio di passo della Ue. Occupazione, diritti dei lavoratori, lotte alle diseguaglianze

Ma, ci diranno i nostri  lettori, tutta l’attenzione dei media è su Congresso sì, congresso no, elezioni subito sì, elezioni no, dimissioni del segretario sì, forse, no. Certo questo è il pane quotidiano dei media, i retroscena impazzano. Ma dallo staff renziano si  fa sapere che uno dei cavalli di battaglia dell’ex premier che è certo essere lui il candidato del Pd, sarà proprio la sua personale battaglia contro la Commissione, l’Unione europea, l’austerità. Non per indicare la necessità di una nuova politica, un cambio di passo. Parola d’ordine: crescita contro l’austerità. Parole vuote perché crescita non vuol dire lavoro, occupazione, lotta alle diseguaglianze, diritti dei lavoratori. Ci può essere, anzi c’è crescita senza aumento dell’occupazione, il lavoro è dipendente dal mercato. Proprio la politica neoliberista portata avanti dal governo Renzi. Il jobs act ne è la prova provata. Non è un caso se Gentiloni non fissa la data del referendum con i quesiti posti dalla Cgil sull’abolizione dei voucher e gli appalti ed annuncia che proseguirà la battaglia per i diritti dei lavoratori aboliti dalla eliminazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori con la proposta di iniziativa popolare, la Carta dei diritti universali. Sabato si sono svolte 140 manifestazioni in tutta Italia. E i media? Di sfuggita qualche notizia. Niente più. Come volevasi dimostrare.

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