Ue. La Commissione boccia il Bilancio di Renzi ma rinvia la Procedura d’infrazione. Pesante il giudizio sulla situazione della nostra economia: mettiamo a rischio anche gli altri paesi

Ue. La Commissione boccia il Bilancio di Renzi ma rinvia la Procedura d’infrazione.   Pesante il giudizio sulla situazione della nostra economia: mettiamo a rischio anche gli altri paesi

Il ministro Padoan tira un respiro di sollievo e con lui l’ex premier, Renzi Matteo, l’autore vero della manovra di Bilancio che la Ue ha messo sotto accusa. Senza bisogno di retroscena, di notizie filtrate dai soliti ambienti di Bruxelles, nella modestia dei nostri mezzi, avevamo previsto che la Commissione Ue avrebbe concesso ancora qualche mese prima di bocciare definitivamente la manovra del governo Renzi e aprire una proceduta di infrazione, il commissariamento, di fatto, del nostro ministero dell’economia. Così è avvenuto. Come era stato dato a Renzi il tempo di superare la prova del referendum che lui stesso aveva fatto credere a quelli di Bruxelles che avrebbe vinto e che era meglio non creargli difficoltà, ora Juncker, il presidente, non può fare il volto feroce nei confronti di Paolo Gentiloni, presidente pro-tempore, il quale non naviga certo in acque tranquille con il giovanotto di Rignano che lo incalza, gli fa sentire il fiato sul collo, pronto a sloggiarlo, ma una cosa sono i suoi desideri, altri potrebbero essere i risultati di eventuali elezioni anticipate.

Conti pubblici da correggere entro  la fine di aprile. Servono 3,4 miliardi

La Commissione ha fissato il tempo massimo perché l’Italia rispetti la “regola del debito” correggendo i conti pubblici per 3,4 miliardi entro la fine di aprile. Se ciò non avverrà, la Commissione che ha discusso il “Rapporto sul debito”, l’eventuale procedura “per disavanzi eccessivi” sarà presa in base alle previsioni di primavera che, di solito vengono pubblicate a maggio. La Commissione parla di “misure credibili”, di correzione dei conti pubblici di almeno lo 0,2% del Pil. Smentisce le previsioni di editorialisti-economisti dei maggiori giornali secondo cui il fatto che nell’ultimo mese dell’anno il pil mensile fosse aumentato di uno 0,1 rispetto alle previsioni, ciò avrebbe comportato una riduzione del debito di trecento, quattrocento milioni. Il debito è “strutturale”, lo ha riconosciuto lo stesso ministro Padoan e gli interventi devono essere strutturali. Tradotto: erano 3,4 miliardi da coprire e restano tali.

Il respiro di sollievo riguarda solo lo spostamento di qualche mese. Ma la motivazione che la Commissione Ue ha dato nel merito della richiesta, non ulteriormente rinviabile, di saldare il debito è molto pesante. In netta contraddizione con quanto anche alla assemblea del Pd ha affermato Renzi Matteo e con lui Padoan: torna la crescita, aumenta l’occupazione, le tasse  diminuiscono, il credito funziona, la buona scuola fa scuola, scusate il bisticcio di parole. Certo Padoan dice che la Ue “apprezza gli sforzi ma dobbiamo fare di più”. E lui  intende, intanto, svendere qualche pezzo pregiato, qualche bene pubblico di valore, razzolare qua e là, un po’ di euro, rinviare quei pochi soldi ai pensionati previsti da un accordo di marca elettorale.

Prendiamo atto degli impegni del governo, ma devono essere rispettati dice il vicepresidente Valdis Dombrovskis: “Nello scegliere di optare per il rinvio la Commissione ha considerato gli impegni del governo. Anche perché già a partire da oggi ci sarebbe da aprire una procedura per debito eccessivo”, ma l’esecutivo preferisce attendere l’approvazione delle misure promesse dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. I costi sostenuti dall’Italia per “il terremoto e la crisi dei rifugiati – ha aggiunto – sono stati completamente ignorati in questa valutazione”. Padoan riceve e ringrazia con una nota del ministero dell’economia e delle Finanze: “Se la Commissione non avesse riconosciuto la legittimità delle ragioni italiane – si afferma – l’esigenza di correzione dei conti sarebbe stata almeno tripla”.

Dopo lo zuccherino nella Comunicazione della Commissione sul progresso delle riforme strutturali nell’Eurozona il giudizio dell’esecutivo Ue sulla situazione del nostro Paese è durissimo, smonta l’ottimismo dell’ex premier. L’incipit non lascia dubbi: “L’Italia presenta eccessivi squilibri”, si spiega nella Comunicazione della Commissione sul progresso delle riforme strutturali nell’Eurozona approvata oggi.  Per il nostro Paese sono indicati l’alto debito, la “protratta debolezza nella dinamica della produttività” in un “contesto di alti Npl  e disoccupazione”. Npl sta per Non performing loans, i crediti inesigibili, deteriorati, di cui sono piene le banche ma i debitori non sono in grado di pagare. Non si tratta di novità per chi non bara, non vende fumo. Però per la prima volta la Commissione parla di in  una “situazione di alto debito, bassa produttività, che caratterizza la nostra economia possono crearsi rischi anche per altri paesi”. “L’alto livello di debito del governo e una dinamica protratta di debole produttività – scrive la Commissione – implicano rischi con rilevanza transfrontaliera in prospettiva, in un contesto di alti non-perfoming loans e disoccupazione”.

Solo suggerimenti per  la Germania sotto tiro per il surplus commerciale

La Commissione ha anche posto sotto tiro la Germania. Non poteva ignorare il problema dell’eccessivo surplus commerciale cavallo di battaglia di Renzi  in sintonia con Trump. “I recenti sviluppi – indica il rapporto comunitario per il Paese – non puntano a una correzione degli squilibri macroeconomici nonostante alcuni progressi siano stati compiuti rispetto all’anno scorso”.  L’avanzo-  ha detto il commissario agli affari economici dell’Ue Pierre Moscovici  – “crea problemi non solo per l’economia tedesca, crea distorsioni significative per tutta la zona euro” e “va riequilibrato” . “Continuiamo a suggerire – ha aggiunto – strategie di investimento pubblico”. Insomma acqua fresca, un suggerimento non si nega a nessun. La Commissione come hanno ricordato Juncker, Moscovici, Dombrovskis, ha preso atto degli impegni annunciati dal ministro Padoan nel rapporto inviato a Bruxelles. “Noi”, diceva Padoan, “abbiamo sempre rispettato le regole del deficit”. Ma non era questo il parere dell’Unione che nel maggio 2016 ci ricordava che già nel 2015 le regole non erano state rispettate e anche per il 2016 il rispetto non c’era stato e per il 2017 la situazione era identica, come ci veniva contestato nel novembre scorso. Nel rapporto inviato dal Mef a Bruxelles fra gli impegni c’era anche l’aumento di alcuni prezzi, l’accise sui carburanti, che avevano fatto storcere il naso a Renzi. Aprile è vicino. Un mese “pericoloso” perché Renzi vuole a tutti i costi fare le primarie per tornare ad essere segretario del Pd e candidato premier. Padoan potrà  definire e mantenere  impegni che il giovanotto di Rignano ritiene “dannosi” per la sua campagna elettorale? Un’incognita che ha bisogno urgente di una risposta da parte del ministro. Perché, questa volta, il rischio della apertura di procedura d’infrazione, è reale. Più che una minaccia.

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