Trump vede Netanyahu. La soluzione palestinese? Un solo stato, quello ebraico. Con la complicità dei leader arabi e contro il diritto internazionale

Trump vede Netanyahu. La soluzione palestinese? Un solo stato, quello ebraico. Con la complicità dei leader arabi e contro il diritto internazionale

Risoluzione “pacifica” del processo di pace in Medio Oriente, non necessariamente con la creazione di due Stati, cooperazione nella lotta al terrorismo, anche con la collaborazione di altri attori mediorientali, stop allo sviluppo del nucleare iraniano. Questi i temi principali affrontati nella conferenza stampa congiunta del presidente Usa, Donald Trump, e del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, alla Casa Bianca. Lo spostamento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, l’assistenza alla sicurezza di Israele, la difesa dei valori condivisi, la fine del trattamento “fazioso” presso gli organismi internazionali sono stati gli altri argomenti affrontati nella conferenza stampa davanti ai giornalisti. Ricordando il legame “indistruttibile” tra Stati Uniti e Israele, Trump ha iniziato la conferenza stampa dichiarando che lo Stato ebraico è nel mondo “simbolo di resistenza davanti all’oppressione”. Il presidente repubblicano ha affermato inoltre che Israele è stato trattato in modo “fazioso” dalle Nazioni Unite, riferendosi all’ultima risoluzione, la numero 2334, votata lo scorso 23 dicembre 2016, approvata con il mancato esercizio del diritto di veto degli Usa. La risoluzione 2334 dell’Onu condanna gli insediamenti ebraici in Cisgiordania, considerandoli contrari al diritto internazionale. La risoluzione, in un primo momento avanzata dall’Egitto, era stata ritirata dal Cairo proprio per l’intercessione di Trump.

Parlando degli insediamenti, il presidente Usa ha detto: “Mi piacerebbe limitarli un po’. Ma vedremo (…). Voglio che sia raggiunto un accordo”. Trump si è detto certo di un accordo fra israeliani e palestinesi. “Faremo un accordo”, ha detto il presidente Usa evidenziando le doti di “buon negoziatore” di Netanyahu. Sulla natura dell’accordo, il presidente Usa ha detto che entrambe le parti devono raggiungere un compromesso. Rivolgendosi al capo del governo israeliano, Trump ha implicitamente ricordato anche la responsabilità israeliana. Il raggiungimento della pace sta a cuore al presidente Trump, come da lui stesso affermato, “ma sono le parti a dover negoziare”. Da parte loro, gli Usa incoraggeranno il raggiungimento della pace. L’accordo tra israeliani e palestinesi può avvenire sia con la creazione di un unico Stato, sia con due diverse entità statuali, ha affermato Trump. Il presidente Usa sarà “felice con la soluzione che loro (israeliani e palestinesi) gradiranno maggiormente”. Lasciare che siano le parti interessate a raggiungere un accordo di pace in Medio Oriente conferma quanto trapelato alla vigilia dell’incontro fra Trump e Netanyahu. Un funzionario della Casa Bianca, infatti, ha detto che “la pace tra le parti potrebbe essere raggiunta in un altro contesto”.

Nel corso della conferenza stampa con il presidente Trump, il premier Netanyahu ha ribadito i due prerequisiti affinché sia raggiunto un accordo con i palestinesi. In particolare, il primo ministro ha evidenziato il riconoscimento dello Stato di Israele, in quanto gli ebrei sono storicamente legati alla Giudea. Il secondo prerequisito è la gestione esclusiva della sicurezza da parte delle forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania, ha aggiunto Netanyahu. Il premier ha dichiarato inoltre, che “si sbaglia chi crede che consentirà la creazione di uno Stato terrorista a fianco di quello ebraico”. I due capi di governo hanno auspicato l’intervento di attori regionali per risolvere il conflitto in Medio Oriente. Netanyahu ha definito il coinvolgimento di altri partner arabi una “grande opportunità”, mentre Trump ha sottolineato l’importanza della cooperazione con paesi che prima non si ipotizzava potessero essere coinvolti. Il presidente Trump ha ribadito la necessità per Israele di “mostrare più flessibilità rispetto al passato”, dicendosi “ottimista” in proposito.

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