Stadio dell’As Roma, la maggioranza M5S scricchiola. Sull’impianto restano aperti molti dossier e l’ultimo potrebbe passare da Palazzo Chigi

Stadio dell’As Roma, la maggioranza M5S scricchiola. Sull’impianto restano aperti molti dossier e l’ultimo potrebbe passare da Palazzo Chigi
Stadio della Roma, sembrava tutto concluso, con i sorrisi e le pacche sulle spalle davanti all’entrata che fa accedere alla stanze del potere sul Colle Capitolino tra la sindaca Virginia Raggi e l’ad dell’As Roma, Mauro Baldissoni, ma il giorno dopo, si è rivelato, come sempre in una città come Roma, quello delle vendette. Delle rese dei conti, dei mal di pancia, più o meno forti. Ed ecco allora scendere in campo le corazzate che negli ultimi mesi erano restate alla fonda, e sull’accordo cala, ancora una volta, il mistero, l’improbabilità progettuale, le postille sul progetto e le contestazioni che potevano esser fatte prima, ma che arrivano solo il giorno dopo. Di tutto questo si fa testimonial il quotidiano più attento alle cose di Roma e lo fa innescando tutte le sue autorevoli firme nel tentativo di scardinare dalle fondamenta la natura stessa dell’accordo, sia dal punto di vista progettuale che politico. Un passo doppio, con autorevoli pezzi sia tecnici che politici. E se la Raggi, nella serata di venerdì poteva ritenersi soddisfatta di quanto era riuscita a portare a casa, il giorno dopo, leggendo le cronache, probabilmente è stata costretta a rivedere la sua posizione. Pur abbattendo, sulla carta dei progetti le tre Torri, la sindaca è riuscita a convincere solo parte della sua maggioranza.
 
Resta comunque tutto aperto il conflitto politico-amministrativo nel M5S
 
I duri e puri del M5S, infatti, restano sulle loro posizioni, ancorati a quello che profetizzava l’ex assessore Berdini che, solo pochi giorni fa così esprimeva la sua posizione: “E’ la più imponente speculazione immobiliare del momento in Europa, non nascondo che in diversi momenti, soprattutto a partire da dicembre, ho provato solitudine. Per mesi sono stato l’assessore ‘contro’, anche nella riunione che si è tenuta martedì 7 febbraio nel mio assessorato. Che non si è conclusa come i fautori del progetto speravano. Il giorno seguente, guarda caso, viene pubblicata una ‘intervista truffa’. Con una sapiente regia delle uscite un quotidiano pubblica prima una conversazione, poi una registrazione e infine un altro stralcio di quell’audio. Tutto riferito a fatti risalenti non al giorno prima, ma addirittura a venerdì 3 febbraio. Devo pensare che sia un caso? Perché tenersela quattro giorni nel cassetto? Quel venerdì dopo quattro ore di teso confronto sull’emergenza abitativa – spiega l’assessore in bilico – un ragazzo mi si è presentato nella sala della conferenza come un militante cinquestelle e abbiamo parlato a lungo di alcune questioni romane. Solo dopo, all’estero, sono caduto nella trappola con una registrazione illegale. E’ evidente che vogliono farmi fuori. Il vero punto è la colata di cemento che si vuole imporre a tutti i costi a una città già martoriata, ridotta a un ammasso di perfierie senza anima e senza quei requisiti di civiltà che dovrebbero contraddistinguere la capitale d’Italia”. Da qui la conclusione: “Oggi il M5S, se vuole, ha la grande opportunità di continuare l’azione sin qui intrapresa per far cambiare passo a Roma. Lo stadio di Tor di Valle è il banco di prova per fermare blocchi di potere che da sempre difendono la speculazione fondiaria e finanziaria a scapito dei diritti dei cittadini. Se la Raggi vuole fare questa battaglia mi troverà al suo fianco. In caso contrario, le mie dimissioni sono già sul suo tavolo”.
 
La Raggi, senza il pieno della sua maggioranza, costretta a chiedere i voti al Pd. Ne servono 29, ne avrebbe solo 22
 
Alla fine della giostra delle polemiche, secondo i ben informati dovrebbero essere almeno sette i consiglieri comunali che voteranno contro o diserteranno quando arriverà, in Aula Giulio Cesare, la delibera finale sul progetto e questo significa che la sindaca non avrà il quorum dei 29 consiglieri necessari all’approvazione, dunque, senza ripensamenti dei suoi amici di Movimento, si vedrà costretta ad accettare i voti del Pd. Accadrà tutto questo? Non lo sappiamo, ma lo mettiamo nel conto a futura memoria.
 
Rinunciare a Berdini è stato il nulla osta al disco verde per l’impianto
 
E’ proprio questo il punto di non ritorno. Rinunciare a Berdini è la certificazione che Stadio e strutture satellite potevano essere messe in opera nell’area di Tor di Valle. Berdini, infatti, contestava sia la progettualità che l’area. Dopo le dimissioni dell’urbanista, nel buio ha preso consistenza la svolta. Ci sembra francamente impossibile che la Raggi ed i vertici dell’As Roma e dei proponenti, in pochi giorni siano riusciti a rimodulare la progettazione, trovare una sintesi e poi, dopo il ricovero della sindaca, annunciare in Piazza del Campidoglio l’accordo. Va bene tutto, ma…
 
La corsa a ostacoli nell’ex ippodromo non è ancora finita. L’ultima parola potrebbe essere quella di Palazzo Chigi e del ministero dei Beni Culturali
 
Per quanto Baldissoni (Ad dell’As Roma) parli di “giorno storico“, la corsa a ostacoli non è finita. Il primo appuntamento sarà il 3 marzo, quando lo Stato dovrà decidere in Conferenza dei servizi se dare o meno il via libera al progetto, dopo che la soprintendenza alle Belle Arti aveva ‘emendato’ il precedente. Toccherà al ministero dei Beni Culturali ed al ministro dello Sport, Lotti, che ha anche altri problemi a cui pensare, trovare le motivazioni e gli atti per aggirare il vincolo avviato sulle tribune cadenti dell’ippodromo di Tor di Valle e sui ricoveri per i cavalli coperti dall’amianto. Poi superato questo ostacolo, nuova corsa in Campidoglio, per ratificare una nuova delibera che consenta l’avvio delle procedure per la realizzazione di Stadio e satelliti. Questo, solo se sarà chiaro il quadro della mobilità nell’area, che sarà l’atto fondamentale, non solo del Campidoglio e del Municipio geograficamente coinvolto, ma della Conferenza dei Servizi, che dovrà prendere a cuore l’interesse pubblico e non solo quello.
 
Il Pd, per ora, non fa barricate: “Progetto sempre sostenuto”
 
“Finalmente il sindaco dichiara di voler dare seguito al progetto ‘stadio della Roma’. Siamo soddisfatti perché si tratta di un progetto che il gruppo del PD ha sempre sostenuto. Da quello che si apprende in queste ore da notizie di stampa siamo di fronte ad un accordo generico di cui non sono ancora chiari: iter amministrativi, impegni finanziari e opere pubbliche. Su questi punti attendiamo chiarimenti, in sede di Assemblea Capitolina, circa i nuovi termini dell’accordo raggiunto. Il sindaco finalmente ha capito che lo stadio era una priorità dei romani, ci auguriamo che segni un cambio di passo e che si inizi su tutte le tematiche a non pensare solo agli intrighi di palazzo ma ad ascoltare la città. Ora Virginia Raggi garantisca l’esecuzione delle opere pubbliche. Il gruppo del partito democratico vigilerà affinché questo accordo non sia a ribasso rispetto ai servizi pubblici da erogare in quel quadrante. #famostostadio”. Così in una nota il gruppo capitolino del PD.
 
Legambiente ribadisce la sua posizione: “Confermato l’errore nella scelta dell’area. Critici sul progetto”
 
“L’accordo sullo Stadio conferma l’errore nella scelta dell’area, con cubature che servono a mettere in sicurezza idrogeologica l’area e che continuano a mancare per la metropolitana. Dopo l’accordo tra amministrazione capitolina e As Roma per la costruzione di Business Park e Stadio di Tor di Valle, e in attesa di verificare le specifiche del progetto, Legambiente rimane molto critica sul progetto”. Lo comunica, in una nota, Legambiente.
“Il taglio delle torri e la riduzione delle cubature in variante al piano regolatore è positiva – commenta Edoardo Zanchini vicepresidente nazionale di Legambiente – ma si conferma l’errore dell’area scelta che rimarrà irraggiungibile con la metropolitana, visto che il progetto sembra finanziare solo la riqualificazione della stazione di Tor di Valle ma continueranno a passare i soliti pochi, vecchi treni di una linea che funziona malissimo, e non emerge alcun finanziamento pubblico che preveda il potenziamento della linea. Anche in macchina rimarrà quasi impossibile raggiungere l’area perché l’accordo sembra portare al taglio del ponte di collegamento con l’autostrada. Solo pochi giorni fa è stato bocciato il ponte dei congressi, da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che aveva lo stesso obiettivo di collegamento e a questo punto non si sa quando o se sarà mai realizzato”. “Il risultato delle trattative sullo stadio è che rimane più di mezzo milione di metri cubi di cemento e spariscono le opere pubbliche – dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – Ci rivolgiamo alla giunta Raggi, chiedendo chiarezza su quanto deciso ieri nell’accordo con l’AS Roma, da un lato infatti non emerge alcuna certezza sull’accessibilità su mezzo pubblico così come era previsto dalla delibera di pubblico interesse, dall’altro lato comunque ci troveremmo di fronte alla nascita di un quartiere da 600mila metri cubi di uffici e strutture commerciali. L’ultimo accordo conferma quanto fosse sbagliata la scelta dell’area, visto che gran parte della cubatura da realizzare viene motivata proprio con la spesa per la messa in sicurezza dell’area dai enormi rischi idrogeologici che la contraddistinguono”.
 
In campo anche gli ‘EcoRadicali’: “Aumentate le cubature del 500% sul Prg”
“La sindaca Raggi fa disinformazione. Non sono state tagliate le cubature del 50%, semmai sono state aumentate del 500% rispetto alle previsioni del Piano Regolatore”. È quanto dichiara in una nota Fabrizio Cianci, segretario di EcoRadicali, l’associazione ecologista di Radicali Italiani.
Per gli EcoRadicali “la Giunta si è piegata ai diktat degli interessi forti, avallando una gigantesca operazione immobiliare al di fuori del Piano Regolatore, aggiungendo cemento in una città che conta almeno 100mila immobili invenduti. Si continua a nascondere ai tifosi – prosegue Fabrizio Cianci – che la AS Roma non sarebbe proprietaria, ma solo affittuaria. Ai romani, rimarrà, piuttosto, l’ennesimo quartiere inutile da mantenere con le proprie tasse”.
Il 20 febbraio, gli EcoRadicali hanno inviato l’intero dossier sullo Stadio alla Commissione europea. “Abbiamo segnalato – prosegue il segretario degli EcoRadicali – quelle che a nostro avviso rappresentano gravi carenze e violazioni del Diritto comunitario”
L’associazione ecologista di Radicali Italiani organizzerà ulteriori iniziative. “Siamo favorevoli che Roma e Lazio abbiano stadi propri come nel resto d’Europa – conclude il segretario degli EcoRadicali – ma questi devono essere localizzati nelle aree previste, anche per cogliere l’occasione di riqualificare aree già compromesse. Prima ancora che tifosi, siamo cittadini”.
 
Sondaggio di parte dell’Utr: “Il 61% dei romani favorevole allo stadio”
 
Il 61% dei romani è favorevole alla realizzazione del progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Lorien Consulting per l’Unione Tifosi Romanisti, presentato questa mattina al teatro Manzoni di Roma all’indomani del via libera da parte dell’amministrazione capitolina alla realizzazione dell’impianto. La ricerca, spiegano i committenti, è stata condotta su un campione rappresentativo di 800 intervistati contattati nelle ultime 24 ore. Dai risultati emerge come la gran parte degli intervistati consideri la realizzazione del nuovo stadio una grande opportunità di sviluppo economico e di rilancio urbanistico per la città attraverso la creazione di posti di lavoro e la riqualificazione dell’area. Uno degli elementi più apprezzati del progetto, infatti, è senza dubbio la ricaduta occupazionale: due cittadini su tre ritengono che l’avvio dei lavori di costruzione creerà nuovi posti di lavoro, il 66%, mentre il 57% lo considero un’importante opportunità di rilancio dell’economia e di sviluppo. Inoltre il 59% degli intervistati ritiene che il progetto sia un’occasione per riqualificare l’area che oggi vive una profonda condizione di degrado. Un altro 57% del campione è convinto che la città di Roma abbia bisogno di uno stadio moderno a livello di quelli delle principali capitali europee. Il sondaggio se poi concentrato sui soli tifosi giallorossi: salgono le percentuali visto che l’86% di loro ritiene che la realizzazione dello stadio porterà nuovi posti di lavoro ed il 75% dei benefici economici per la città. “Siamo felici perché si chiude un percorso iniziato con dei grandi presidenti a cominciare Viola: questo è un sogno che si realizza”, ha sottolineato Fabrizio Grassetti, presidente dell’Unione Tifosi Romanisti, secondo cui “l’assurdità di una società come la Roma che non ha uno stadio di proprietà era un’anomalia che andava sanata”.
 
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