Sinistra Italiana: Congresso in salita. Il bisogno di una forza alternativa. Ma c’è chi si chiama fuori e guarda a Pisapia. Fratoianni richiama Podemos. Parlano D’Attorre, Scotto, Fassina, Civati

Sinistra Italiana: Congresso in salita. Il bisogno di una forza alternativa. Ma c’è chi si chiama fuori e guarda a Pisapia. Fratoianni richiama Podemos. Parlano D’Attorre, Scotto, Fassina, Civati

La domanda è: c’è bisogno in Italia di una forza politica di sinistra, un partito di sinistra? Se la risposta è sì, così noi pensiamo, non si può che guardare con interesse al Congresso di Sinistra italiana, 17-19 febbraio a Rimini, che cerca di aprire un percorso per ricostruire una forza, alternativa, che nell’arco degli anni si è andata perdendo frantumandosi, nell’illusione del partito maggioritario che oggi risponde al nome del Pd, erede dell’Ulivo di cui oggi, leggi Prodi, si torna a parlare, ma che per riprendere una efficace immagine di Enrico Berlinguer, da tempo, ha perso la sua forza propulsiva. La crisi del Pd dovrebbe essere un motivo in più per dare forza alla impresa, di questo si tratta, di  ricostruire una sinistra, non minoritaria, non arroccata.

Nella storia delle sinistre l’autoflagellazione sembra essere un fattore ereditario

Ma nella storia della sinistra, o meglio delle sinistre e non solo quelle di casa nostra, l’autoflagellazione sembra essere un fattore ereditario, facente parte del Dna. Un “pezzo” di Sel che si è sciolto confluendo in Sinistra italiana, si chiama fuori. In particolare si tratta di amministratori locali, il vicepresidente della Regione Lazio, il sindaco di Cagliari, Zedda, in quota al partito di Nichi Vendola. Rimangono “affascinati” da quello che prenderà il nome di “Campo progressista”, promosso da Pisapia, che rilancia il centrosinistra, il nuovo Ulivo secondo Prodi, proponendosi l’obiettivo di “spostare verso sinistra” il Pd. Proprio mentre scriviamo i “campisti” si sono riuniti a Milano, partecipa anche la presidente della Camera. E al “Campo” guarda con  interesse Arturo Scotto, già Ds, poi Sel, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera, che nel corso di una riunione dell’area di SI che a lui fa capo annuncia: “Decidiamo di salpare in mare aperto, sapendo che nessuno ha certezze granitiche e nessuna garanzia da offrire. Lanceremo 100 assemblee di ‘Siapre’ in tutta Italia, inizieremo un percorso di ascolto. Parleremo a tutti, anche a quelli che stanno a Rimini”. Scotto non ha ancora deciso se partecipare o no. Si era candidato alla segreteria poi ha fatto marcia indietro. “Dobbiamo iniziare questo percorso per una nuova prospettiva di una sinistra larga, popolare e di governo. Parlando con tutte e tutti, con la sinistra del Pd e con Campo progressista. E’ il seme di una forza che può cambiare l’Italia. Ho l’obiettivo di una grande sinistra democratica per il governo del Paese”, afferma Scotto. “Dopo il quattro dicembre, la vittoria del No al referendum, è cambiato tutto: soltanto Sinistra italiana sembra non essersene più accorta”.

Il popolo del Pd non assuefatto completamente al renzismo

Ancora: “Nessuno di noi ha mai immaginato di finire nel Partito democratico: l’avremmo potuto fare in altre stagioni in cui era più comodo e non l’abbiamo fatto. Ne vedevamo i limiti culturali e politici. Ma il popolo del Pd non è completamente assuefatto al renzismo e noi dobbiamo tenere la testa dentro le contraddizioni che in quell’area si apriranno nei prossimi giorni. Recintarci sarebbe un gravissimo errore. Dobbiamo essere quella sinistra che ha l’ambizione di guardare oltre il recinto o restiamo impigliati in una dimensione di minoranza”. Una risposta eloquente degli indirizzi del Pd viene da Renzi Matteo e dalla Direzione del Pd che ha preso a sportellate la minoranza, chiudendo ogni possibile varco.

Un errore non partecipare al Congresso.  Portiamo  a Rimini tutte le idee

A Scotto risponde Alfredo D’Attorre, deputato di Sinistra Italiana anche lui critico sull’andamento della fase congressuale ma che a Rimini sarà presente e ritiene un “errore” non partecipare. “Continuo a pensare – ha dichiarato all’Adnkronos – che il congresso di Sinistra italiana debba dare un segnale di unità e di ricomposizione, per favorire la costituzione di uno schieramento progressista alternativo al renzismo. Mi auguro che nel partito prevalga la saggezza da parte di tutti e che quindi si possano creare le condizioni per un confronto più sereno. Da Rimini non dovrà uscire né un partito già diviso né un partito blindato”. “Tra Scotto e Fratoianni ci sono certo delle differenze di posizione ed è anche evidente che siano stati commessi degli errori seri nella fase di organizzazione del congresso. Di certo dovevamo evitare delle scelte che hanno pesato sulla decisione di partecipare o meno. Mi auguro che nelle prossime ore possano prevalere la saggezza e lo spirito unitario. Scotto ha dichiarato la propria disponibilità a trovare una soluzione, spero che Fratoianni sappia raccogliere e valorizzare in termini di coesione questa disponibilità”. “Rimini è un punto di partenza, è una tappa, non è l’approdo finale. Se l’intenzione è quella di costruire un centro sinistra alternativo, più gente riusciamo a tenere dentro ora, più riusciamo a trasmettere un messaggio di unità più saremo credibili con i nostri interlocutori e visto quel che sta accadendo nel Pd sarebbe un riferimento anche per chi nel Pd sta conducendo la battaglia d’opposizione a Renzi”.

Il  congresso apertissimo per costruire un partito in discontinuità con il renzismo

Interviene anche Stefano Fassina che critica la scelta di Scotto di “aprire a Pisapia”: “È difficile – afferma – comprendere chi dice che il 4 dicembre ha cambiato tutto e poi sceglie come leader di riferimento chi ha votato Sì al referendum costituzionale”. Conferma che “il percorso congressuale rimane apertissimo a tutti coloro che vogliono partecipare alla costruzione di un partito autonomo, in radicale discontinuità programmatica con il renzismo”. Anche Pippo Civati che, come Fassina, ha lasciato il Pd nel 2015, oggi a capo di “Possibile” richiama il progetto di Pisapia “serio ma malposto”. “È un circolo vizioso: la sinistra antirenziana – afferma – pensa ad alleanze con il Pd vuole costruire, ma quel partito è ancora in mano a Renzi, come si è visto ieri in direzione. Io lo dico ai compagni della minoranza: vi toccherà rivotarlo”. Ancora: “Se Pisapia e chi aderisce al suo movimento vogliono fare la stampella di sinistra del Pd renziano, noi non ci siamo. Se invece intendono proporre una lista senza il Pd, allora possono contare sul nostro appoggio”.  Non è un caso che il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, ha giudicato “naturale” l’alleanza con l’ex sindaco di Milano. E non è un caso che un’alternativa di sinistra, senza Pd, è il fondamento del progetto di Massimo D’Alema che per la prima volta ha partecipato alla direzione del Pd. Si chiama “ConSenso”, fonda la sua base sui più di trecento Circoli che hanno contribuito alla vittoria del No al referendum costituzionale. L’obiettivo  è quello  di costruire un listone unico  della sinistra alternativa cui  sono interessati anche il sindaco di Napoli e numerosi movimenti della società civile.

 Il modello Macron, né di destra, né di sinistra, che piace al segretario Pd

Il Pd, appunto, un partito sempre più renziano con il suo segretario che non ha dubbi quando nella relazione alla direzione indica come suo “modello” non il candidato socialista alle presidenziali francesi, troppo di sinistra, ma Emmanuel Macron, che si definisce “indipendente” né di destra né di sinistra. Un partito che nasce dalla associazione di forze che vengono dal cattolicesimo democratico, dalla tradizione comunista e socialista, è un partito di centrosinistra, con o senza trattino, che smarrisce per strada  ed emargina, anche per loro colpa, le forze che si richiamano alla sinistra. Si iscrive al partito dei Socialisti europei quando questo raggruppamento aggiunge a socialisti “e democratici”. Siamo, di fatto, una Paese europeo in cui  si avverte il bisogno di una riorganizzazione della sinistra, passata da esperienze anche significative come quella di Sel guidata da Nichi Vendola, ma che hanno bisogno di una ridefinizione, una messa a punto, una revisione. Sinistra italiana tenta questa operazione. Non facile per le forze  che vengono da diverse storie, esperienze, dal Pd, da Rifondazione, poi Sel, da movimenti, forze sociali. Non è facile perché il processo che ha portato al Congresso avrebbe dovuto aprirsi  alla società non genericamente intesa, ma a tutto quello che si muove nella società, alle lotte dei lavoratori, al mondo dei giovani, degli emarginati, delle vecchie e nuove povertà. Una strada difficile da intraprendere in un breve arco di tempo, un anno circa da quando si tenne “Cosmoplitica”, l’assemblea che aprì il percorso verso il Congresso, un percorso lungo in cui politichese, autoreferenzialità, divisione del pane e dei pesci, come si avverte seguendo le assemblee che hanno portato al Congresso nazionale, prendono troppo spesso il posto del rapporto con i territori, i posti di lavoro, i movimenti per delineare la fisionomia del nuovo partito e non solo la composizione degli organismi dirigenti. Dice Nicola Fratoianni, candidato alla segreteria, il quale ha partecipato a Madrid al congresso di Podemos, sottolineandone l’importanza e la “indicazione” di un cammino per tutto ciò che si muove a sinistra in Europa. Analizza le cause delle sue sconfitte politiche. “Innanzitutto – dice – la Sinistra ha abbandonato per anni le sue ragioni fondative, il suo compito storico, ovvero la tutela dei ceti sociali più deboli, per rivolgere lo sguardo ai vincenti della globalizzazione, convinti dall’ideologia unica del mercato che le risorse si redistribuiscono dall’alto verso il basso. Se c’è qualcuno che accumula, in alto, qualcosa dovrà arrivare anche in basso. Niente di più falso e sbagliato”.

Bisogna scrivere una nuova storia per la sinistra, cambiare tutto, anche noi stessi

“Bisogna scrivere una nuova storia per la sinistra, cambiare tutto, anche noi stessi. La situazione – prosegue – è esplosiva e con l’aggravamento della crisi sociale ed economica in corso da ormai dieci anni che non accenna a fermarsi. Come si costruisce una società diversa? Con quali strumenti e quali obiettivi? Con quali alleanze sociali e civili? Sono queste questioni che rimangono aperte  cui il dibattito in Spagna e in Europa sta cercando di fornire risposte adeguate, radicali, generative di nuovi schemi e nuovi linguaggi”. Ancora: “Il partito che diventa uno degli elementi di rottura degli ingranaggi che da anni stritolano lavoratori, disoccupati, studenti che non hanno sufficienti risorse, persone senza un tetto. Una sinistra che si occupi solo di rincorrere strategie elettorali è sconfitta in partenza, è separata dalla sua gente, è inutile per quelli che vuole rappresentare. La sinistra è forza collettiva, empatia politica, relazione e mobilitazione sociale, oppure non è”.

 

 

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