Sinistra Italiana. Aperto a Rimini il congresso fondativo con una memorabile relazione di Fabio Mussi

Sinistra Italiana. Aperto a Rimini il congresso fondativo con una memorabile relazione di Fabio Mussi

Se è vero, come dice il proverbio, che il buongiorno si vede dal mattino, “Una sinistra tutta da scrivere”, il titolo del Congresso fondativo di Sinistra Italiana, che si è aperto al Palacongressi di Rimini, è davvero un buon giorno. Alla presenza di 680 delegati, oltre 500 invitati, il Congresso parte con l’intervento di Raffaele Mantegazza, pedagogista Università di Milano, quindi di Daniele Goia, rider precario di Foodora e Assita Kone, dell’associazione nuovi italiani. Poi, la relazione introduttiva di Fabio Mussi. Sul palco, dove si succederanno gli interventi dei relatori e degli ospiti, e’ presente anche un pianoforte, le cui note faranno da sottofondo agli intervalli. Tra gli esponenti storici della sinistra italiana presenti al Palacongressi, ecco Fabio Mussi e Luciana Castellina, Sergio Cofferati. E poi tutta la classe dirigente del nuovo partito che nasce ufficialmente oggi: da Nichi Vendola a Nicola Fratoianni e Alfredo D’Attorre. Assente, invece, il capogruppo alla Camera, Arturo Scotto – hanno scelto di disertare anche gli altri dissidenti che ne condividono le posizioni – che nelle settimane precedenti il congresso ha preso le distanze, ritirando la sua candidatura alla guida di Sinistra italiana.

Vendola ai giornalisti: “le porte sono aperte alla società”

Cosa fosse questa giornata per la sinistra, e non solo italiana, quali attese avrebbe potuto suscitare in milioni di elettori, delusi dal Partito democratico e protagonisti di quel No al referendum costituzionale del 4 dicembre, lo aveva anticipato Nichi Vendola, arrivando al Palacongressi di Rimini. Gli hanno chiesto se le porte di Sinistra italiana sono aperte ai transfughi del Pd. E Vendola ha risposto: “Le porte devono essere innanzitutto aperte alla società. Noi dobbiamo guardare con molto interesse al dibattito interno al Pd, alle rotture, alla sua implosione ma ricordandoci che il mondo è molto più ampio del Pd. Quella è una cosetta, poi fuori ci sono i giovani e il fronte largo che ha votato No al referendum”. Vendola ha poi aggiunto: “Gli italiani che hanno votato No al referendum del 4 dicembre hanno mandato un messaggio molto chiaro: le politiche del jobs act, della scuola, hanno ferito un’idea di alternativa e noi siamo qui per ricostruire un’alternativa. Il cambiamento è possibile altrimenti la destra farà il pieno solleticando gli umori di un’Italia spaventata”.

La Relazione introduttiva di Fabio Mussi: “partito autonomo e radicale, con una cultura di governo adeguata alle esigenze di oggi”

È toccato dunque a Fabio Mussi definire analiticamente quel mondo che non si esaurisce nel dibattito interno, o nella implosione del Partito democratico. Per circa un’ora, l’ex dirigente comunista e già ministro dell’Istruzione con Prodi, ha compiuto, finalmente “quello sguardo lungo” sul mondo, che da tempo non si ascoltava nell’angusto panorama del dibattito politico nazionale. E non a caso, Mussi è stato più volte, molte volte, interrotto dagli applausi della platea. “Vogliamo essere un partito autonomo e radicale, un partito che pensa con la testa propria e con una cultura di governo adeguata alle esigenze di oggi”, ha affermato Fabio Mussi. Ma attenzione, dice, “radicalismo non è sinonimo di estremismo, ma è vero il contrario”. Mussi ha quindi ribadito che Sinistra Italiana vuole dimostrare che esiste un’alternativa al neoliberismo dominante. “La crisi può andare a destra, penso a Trump, o a sinistra. Quelle di destra e sinistra non sono categorie derelitte del passato. E’ un mantra dire che non esistono più: questa è una bufala, una post-verità, come si dice oggi. Una bugia, anche se ripetuta all’infinito, resta una bugia. E’ passata l’idea che la sola sinistra che governa è quella che si fa centro. Una tesi che ha provocato una catastrofe culturale”. Cos’è questo congresso fondativo, si è chesto Mussi? Una linea unitaria, un progetto, “che prova a delineare una identità, e i partiti privi di identità si chiamano comitati elettorali”, ha ribadito Mussi, tra gli applausi. “L’identità è memoria storica, principi e valori di riferimento”. Non ha nascosto che “ci sono delle assenze che pesano ma il nostro obiettivo è ritrovarci”, riferendosi al capogruppo Scotto e ad altri esponenti che hanno preso le distanze dalla linea politica di Sinistra italiana. E ancora, Mussi, con intensa autenticità, ha poi auspicato: “bisogna guardare all’essenziale e alle cose di fondo: non veniamo da grandi successi ma abbiamo tenuta aperta una possibilità, in epoca di pensiero unico abbiamo difeso una biodiversità politica. Può bastare? No di sicuro. Non ci si può accontentare della rassegnazione. C’è bisogno di uomini e donne forti che coltivano pensieri lunghi”, e cita Enrico Berlinguer, incassando un lungo applauso della platea.

Mussi: “capitalismo finanziario devastante”. I voucher? “Forme del nuovo schiavismo. Subito la data del referendum Cgil”

E dopo aver citato Luciano Gallino, con la denuncia dei mali planetari scatenati da quel Finanzcapitalismus, che attribuisce all’1% del pianeta praticamente tutta la ricchezza, contro il 99% (“è scienza, non propaganda”, aggiunge), Mussi giunge a tessere una critica di fondo della politica di Renzi:  “Con la politica dei bonus Renzi ha fatto l’Achille Lauro 4.0”. Duro anche sulla politica del lavoro del governo dell’ex premier: “Sono state spacciate per nuove, cose antichissime, controriforme contro i lavoratori. Con i voucher – ha aggiunto – il governo ha reintrodotto forme di schiavismo nell’industria moderna. Chiediamo da questo congresso che il governo fissi subito una data per il referendum sul lavoro”.

E infine, la netta scelta di parte, dove stare, ricordando, per nome e cognome, i leader della sinistra mondiale ai quali guardare. È un messaggio che, nel corso della sua relazione al Palacongressi di Rimini, l’ex ministro del governo Prodi indirizza in qualche modo anche agli esponenti del centrosinistra che negli anni hanno scelto di seguire la corrente del moderatismo centrista. “Sanders non Clinton – scandisce Mussi – Corbyn non Blair, Podemos non Monti, Hamon non Schroeder, Syriza non Alfano”.

Il messaggio di Salvatore Settis: “spero che ne esca una vera forza di sinistra”

“Spero che da tutti questi rimescolii e frammentazioni ne esca una vera forza di sinistra che abbia voglia di cestinare i tatticismi, e di cantarle chiare sulla distruzione del Pd dall’interno che e’ ancora in corso. E che dia all’alleanza perpetua di Renzi con le destre il nome e le patenti che merita”. E’ il messaggio di Salvatore Settis al Congresso Nazionale di Sinistra Italiana.

Per Landini non è il momento delle divisioni. Anzi occorre unificare il mondo del lavoro

“Sono rispettoso del dibattito, ma è il momento di unire, non di dividere. Vale per il sindacato come per la politica”, ha detto il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, che fa da ‘testimonial’ a Rimini dell’arrivo in citta’ della Citroen Mehari di Giancarlo Siani e del suo “viaggio legale” lungo la Via Emilia. E ai cronisti che gli chiedono del congresso fondativo di Sinistra italiana, risponde che all’assise di Si “sono stato invitato. A tutte le iniziative delle forze politiche dove siamo invitati andiamo. Compito di un sindacalista è anche dialogare con le forze politiche e cercare che nella politica i diritti di chi lavora siano rappresentati”. D’altronde, argomenta, “una delle ragioni della divisione delle forze di sinistra è il fatto che in questi anni c’è stato un arretramento dei diritti di chi lavora”. Così “la maggioranza degli italiani non va più a votare e quando in un Paese la maggior parte non si sente rappresentata dalle forze politiche è un problema molto serio”. C’è dunque la necessità, prosegue Landini, che “torni al centro della discussione politica il lavoro”. Il numero di persone che lo cercano “non e’ mai stato cosi’ grande, ma non sono rappresentate”. Certo, tira le somme, “serve anche un cambiamento del sindacato. Abbiamo fatto i nostri errori. Ma e’ importante ricostruire un’unita del mondo del lavoro e fare in modo che le forze politiche assumano la rappresentanza e gli interessi di chi lavora”.

Fratoianni a Pisapia, uniti? Ok ma con progetto sul dopo voto. E annuncia la presenza di Scotto a Rimini 

“A Giuliano Pisapia, che ci dice che dobbiamo essere uniti per vincere, dico che è il momento di porsi il problema di cosa fare dopo aver vinto. Il rischio è quello di vincere e di fare il contrario di quello per cui ci siamo battuti. È anche per questo che vince la destra”, afferma Nicola Fratoianni. Quanto alle fibrillazioni interne a Sinistra italiana, Fratoianni si rivolge al capogruppo Arturo Scotto, oggi assente alla prima giornata di Assise, e tenta di ricomporre la frattura: “come gli ho detto privatamente e pubblicamente in questi giorni, vieni qua, è il tuo congresso, sei il nostro capogruppo; domani in effetti lui sarà qua. Sarebbe bello che continuasse a fare il capogruppo.  Noi vogliamo costruire un partito che è la casa di tutti, anche delle differenze”.

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