SI a Congresso: “Una sinistra tutta da scrivere”. Fratoianni: “Tifo scissione e tifo unità per costruire un’alternativa alle politiche che hanno portato il paese al disastro”

SI a Congresso: “Una sinistra tutta da scrivere”. Fratoianni: “Tifo scissione e tifo unità per costruire un’alternativa alle politiche che hanno portato il paese al disastro”

“Tifo scissione e tifo unità”. Nicola Fratoianni, direzione di Sinistra italiana, che da venerdì darà vita, in quel di Rimini, al Congresso fondativo, pronuncia quattro parole, secche, pensate, per rispondere ad una mia domanda che è un po’ una provocazione. Il Congresso si svolge infatti in un momento cruciale della vita italiana, incrocia l’assemblea nazionale del Pd. Domenica chiude i battenti la “tre giorni” di Sinistra italiana, Fratoianni dovrebbe essere eletto segretario. A Roma domenica l’assemblea del Pd dirà se la minoranza abbandonerà il partito. O meglio, viste le mosse di Renzi, se la minoranza sarà costretta a lasciare, a trovare altri spazi politici. Fratoianni non usa giri di parole. “Scissione e unità” sono due parole che non possono stare insieme. Eppure nell’occasione sono strettamente collegate l’una all’ altra. Se  la minoranza è costretta ad andarsene perché il Pd non è più la sua casa, diventa il Pdr, il partito di Renzi, la parola “unità” è l’unica prospettiva concreta per quelle forze che oggi, anche diversamente collocate, “pensano a costruire una alternativa – dice Fratoianni – alle politiche che hanno portato al disastro totale il nostro paese”. Risponde alle polemiche che si sono levate dall’interno stesso di Sinistra italiana, alle accuse di “vocazione minoritaria” che sono venute da gruppuscoli ex Sel che si stanno collocando nel “campo progressista”. Ormai  pare che usare la parola “partito”, “forza politica”, sia come pronunciare una bestemmia. Anche Nicola Zingaretti, il presidente della Regione Lazio, il cui vice, Massimiliano Smeriglio, ex Sel, è diventato uno dei fans di Pisapia, parla di “campo” in cui tutti si sentano a casa. Liberi di confrontarsi su idee diverse ma restando uniti”.  Certo il “campo” dà una idea di fertilità, le piante, il grano, ma ci sono anche le erbacce.

Le incertezze, forse superate, di  Scotto: “Non dobbiamo chiuderci in noi stessi”

Il richiamo di Fratoianni all’unità assume un particolare valore anche alla luce del dissenso manifestato da alcuni dirigenti che provengono da Sel e dallo stesso capogruppo di Sinistra italiana alla Camera Arturo  Scotto. Ancora non è certo se parteciperà al Congresso. “Ci sto ancora pensando – ci dice – in una situazione come quella che stiamo vivendo non dobbiamo chiuderci in noi stessi, dobbiamo dare un contributo al cambiamento, stare dentro un processo politico di cambiamento, una svolta”. Pensiamo, ma è solo una nostra sensazione, che Scotto non farà mancare la sua presenza. Del resto, proprio il programma dei lavori e le presenze annunciate sono il segno che non c’è nessuna chiusura, nessuna “vocazione  minoritaria”.

D’Attorre. Un segnale per la costruzione di uno schieramento alternativo al renzismo

Anche Alfredo D’Attore, una “voce critica” nel merito dell’andamento del dibattito congressuale, aveva dichiarato al nostro giornale che “non partecipare sarebbe un errore”. “Il Congresso di Sinistra italiana – affermava – deve dare un segnale di unità e di ricomposizione e per favorire la costituzione di uno schieramento progressista alternativo al  renzismo”. Torna la parola unità, il contrario di una forza “a vocazione minoritaria”. “Il nostro obiettivo – dice Fratoianni – è quello di costruire una forza autonoma interessata a discutere con tutte le forze interessate a una svolta radicale sul piano politico, non con quelle che hanno prodotto la situazione che ci troviamo a dover fronteggiare”. Appunto, scissione e insieme unità, come Fratoianni ha affermato all’inizio “per ricostruire una proposta e un programma di svolta. O la sinistra torna a parlare al popolo, ai lavoratori o non è”.

Tre giorni, un intenso programma di lavoro. Interventi della minoranza Pd 

“Una sinistra tutta da scrivere”, non a caso è lo slogan del Congresso che si apre venerdì al PalaCongressi di Rimini. Una sinistra “aperta” come dimostrano anche le presenze annunciate, gli interventi previsti. La platea congressuale è costituita da 680 delegate e delegati, eletti in 100 assemblee territoriali. I lavori saranno aperti nel pomeriggio alle ore 14 ,30 dalla relazione di Fabio Mussi, presidente della Commissione progetto che ha elaborato il documento base con le tesi congressuali. Nella stessa giornata porteranno un saluto i rappresentanti delle varie forze politiche che sono state invitate, dal Pd ai Verdi, dal M5S al Prc, ed esponenti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, il leader della Fiom Maurizio Landini. Sabato è annunciata la presenza della presidente della Camera Laura Boldrini.

Nel corso dei lavori previsti interventi di Michele Emiliano, Roberto Speranza, un “intreccio” con l’assemblea del Pd, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il vicepresidente di Libertà e Giustizia Tomaso Montanari, il fondatore di Possibile Pippo Civati, la presidente dell’Arci Francesca Chiavacci. Moltissime le associazioni che hanno assicurato la presenza ai lavori tra le quali l’Arci, Libertà e Giustizia, Legambiente, le Acli, Arcigay, le Famiglie arcobaleno, i Giuristi democratici, la Rete Disarmo, Dm25, l’Associazione Riforma dello Stato, la Rete della conoscenza e le organizzazioni studentesche degli universitari e dei medi. Presenti anche molte delegazioni straniere, come Syriza, Podemos, Die Linke, Hdp, Icv Iniciativa Vert Por Catalunya, Parti de Gouche, Verdi europei, Sinistra europea, Fronte Polisario, Socialisti serbi, Bloco de Ezquerda.  La sinistra che si rimette in cammino in tutta l’Europa, si può dire.

Dialogo aperto con  le realtà sociali che discutono del futuro del Paese

“Il programma della tre giorni – è stato detto nella conferenza stampa in cui è stato presentato il Congresso – ha due focus principali oltre alla costruzione del partito: il primo è dare spazio, voce e parola ai 680 delegati che arriveranno. Il secondo è costruire un Congresso per un dialogo aperto con tutte le realtà sociali che nel campo della sinistra italiana in questo momento discutono del loro futuro, ma che prima devono discutere del Paese, di chi soffre e di come si esce da una crisi profonda che ha creato politiche che hanno aumentato le diseguaglianze”.

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