Roma, confische milionarie per il clan Cordaro. Maxi sequestro di immobili e Tor Bella Monaca perde anche la squadra di calcio

Roma, confische milionarie per il clan Cordaro. Maxi sequestro di immobili e Tor Bella Monaca perde anche la squadra di calcio
In queste ore, la Squadra Mobile e la Divisione Anticrimine della Questura di Roma, con l’ausilio degli uffici di Sassari, nonché degli agenti dell’ U.P.G.S.P. e della Polizia Scientifica, hanno dato  esecuzione alla misura di prevenzione personale e patrimoniale emessa dal Tribunale di Roma, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica capitolina, finalizzata alla confisca dei beni nella disponibilità dei principali esponenti della famiglia Cordaro, ritenuti capi e promotori dell’associazione: Valentino Iuliano, romano, classe 90, pregiudicato, capo e promotore dell’organizzazione, anche dal carcere. Salvatore Cordaro, di origine nissene, classe 60, pregiudicato, promotore dell’organizzazione, con ruoli di direzione ed organizzazione, nonché di tesoriere. Giuseppe Cordaro, romano, classe 87, pregiudicato, con ruoli di direzione e coordinamento (in subordine a Salvatore ed a Valentino) e raccolta proventi. Paola Palavanti, romana, classe 66, gravata da pregiudizi di polizia, con ruoli di supervisione e coordinamento (in subordine a Salvatore ed a Valentino) e raccolta proventi; Natascia Cordaro, romana, classe 86, gravata da pregiudizi di polizia, con ruoli di supervisione e coordinamento (in subordine a Salvatore ed a Valentino) e raccolta proventi.
 
Gli esponenti del clan tra obbligo di soggiorno e ‘visite’ quotidiane nei posti di polizia
 
Chiesta dalla Procura, oltre la misura patrimoniale, anche l’applicazione della misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel Comune di Roma per anni 3 e di presentazione alla polizia giudiziaria una volta a settimana, nei confronti dei predetti, che allo stato sono già ristretti in carcere a seguito dell’Operazione R9, del luglio 2016, coordinata sempre dalla D.D.A della Procura di Roma, che aveva richiesto ed ottenuto dal locale GIP l’esecuzione, demandata alla Squadra Mobile di Roma, di 37 provvedimenti restrittivi della libertà personale a carico di altrettanti soggetti, tra cui appunto i suindicati, indagati, a vario titolo, per i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (cocaina ed hashish), omicidio e tentato omicidio, violazione della normativa sulle armi, riciclaggio, ricettazione, truffa ai danni dello stato, falso.
 
Tre anni di indagini sul gruppo criminale che aveva nella disponibilità risorse finanziarie, armi e mezzi
 
L’attività investigativa, durata quasi 3 anni, ha investigato a fondo sull’intero gruppo criminale facente capo ai Cordaro, che annoverava tra le sue fila più di 50 affiliati, avendo costituito una stabile struttura organizzativa, dotata di mezzi (veicoli e locali), risorse finanziarie ed armi, caratterizzata da una rigida ripartizione di compiti e di ruoli, con collegamenti operativi sul tutto il territorio. 40 sono stati gli arresti effettuati negli anni tra cui quelli eseguiti in flagranza di reato e quelli a seguito di misure cautelari.
Notevoli i quantitativi di droga smerciata dal clan e di conseguenza i proventi illeciti, gestiti attraverso una precisa contabilità, ricostruita grazie al sequestro cartaceo di documentazione attinente che, attraverso l’attività delittuosa ben organizzata, garantiva un ingente quantità di denaro utilizzata per le attività di riciclaggio, i cui introiti venivano costantemente immessi nell’economia legale con l’acquisto di esercizi commerciali, armi e mezzi di locomozione.
 
Il sodalizio criminale poteva contare su incassi superiori a 125mila euro al mese
 
Si è rilevato che in media, l’incasso del gruppo ammontava a 125.000€ circa al mese. Gruppo cruento quello dei Cordaro, che non risparmiava l’utilizzo di armi da fuoco per affermare la propria egemonia territoriale. Emblematici in tal senso sono: il tentativo di omicidio ai danni di due soggetti, attuato a Roma nel marzo del 2013, con chiaro metodo mafioso (in pieno giorno, a volto scoperto e con armi ad alto potenziale, ossia con modalità tali da creare una condizione di assoggettamento ed omertà nelle vittime ed in altre persone ad esse collegate), allorquando proprio Valentino Iuliano insieme a dei correi, colpivano con 36 colpi di kalashnikov l’auto dei due malcapitati, scampati alla morte per caso ma rimasti gravemente feriti; l’omicidio, commesso con metodo mafioso, eseguito a Roma nel novembre del 2015 da Salvatore e Giuseppe Cordaro, sempre con Valentino Iuliano, unitamente ad altro affiliato, Silvio Lumicisi, ai danni un uomo colpito con 3 colpi di arma da fuoco.
 
Tor Bella Monaca come Scampia, all’ordine del giorno gambizzazioni, pestaggi  e minacce conditi da metodi mafiosi
 
Nondimeno venivano effettuati pestaggi, gambizzazioni, minacce, sempre attuati con metodi mafiosi. Il clan, inoltre, deteneva un vero e proprio arsenale, tra fucili a pompa, mitragliatori kalashnihov, pistole beretta, smith & wesson, ed un numero notevole di munizioni, tutte trovate e sequestrate in un appartamento “bunker” in zona Tor Bella Monaca, al cui interno è stata pure rinvenuta la contabilità della gestione stupefacenti, con organizzazione dello spaccio e dei turni di servizio, ma anche telefoni cellulari e schede telefoniche, il tutto preservato da un sofisticato impianto di sorveglianza collegato a telecamere esterne abilmente occultate. La Direzione Distrettuale Antimafia di Roma ha concentrato e delegato le ulteriori indagini, successive agli arresti, sul patrimonio dell’associazione: beni mobili ed immobili, proprietà, conti correnti, provento dell’attività illecita. Si è così potuto in tal modo certificare la pronta e costante disponibilità di ingenti somme di denaro, a fronte invece della sostanziale assenza di fonti dirette lecite, utilizzate sia per la gestione degli affari del sodalizio che per l’immissione nell’economia legale, attraverso investimenti mobiliari ed immobiliari. Sono state, infatti, scoperte proprietà riferibili al clan, quali ville con piscina, appartamenti, ristoranti, bar, pizzerie e perfino una società calcistica, ma anche conti correnti e denaro contante.
 
Tanti gli immobili messi sotto sequestro. Eccone alcuni tra i più importanti
 
Proprio nella fase investigativa si era rilevato che nel maggio del 2014 i capi della famiglia avevano dato del denaro provento dell’attività di vendita dello stupefacente, per un ammontare iniziale di 75.000 euro e poi di 3.000 euro a settimana, da reinvestire nell’acquisizione e gestione di un bar-pizzeria, di un ristorante e di una squadra di calcio in Sardegna, nell’isola della Maddalena. Tale assunto ha consentito al Tribunale, su proposta della D.D.A., di porre sotto sequestro diversi beni patrimoniali: Immobile uso abitazione, ubicato a Rocca Priora (Roma), in via S. Cesareo, 5 vani, del valore di circa 200.000 euro. Immobile uso abitazione, ubicato a Roma, in via dei Palosci, zona Tor Vergata, di circa 150mq, del valore di circa 400.000 euro, con giardino e piscina. Immobile uso abitazione, ubicato in località Montecompatri (Roma), in via Casilina, 3 vani, del valore di circa 140.000 euro. Immobile uso esercizio commerciale, ristorante “Garden”, ubicato sull’isola della Maddalena (Sassari); acquisito nel 2014, con l’aiuto determinante del legale dell’organizzazione, con un investimento di 100.000 euro per avviamento ristrutturazione e gestione. Quote e patrimonio della A.S.D. “Ilvamaddalena 1903”, squadra di calcio, presente sull’isola della Maddalena c/o il Campo Sportivo “Pietro Secci”, con bar all’interno; comprata con i proventi dell’attività criminale e con l’intermediazione dell’avvocato del clan, diventato Presidente della squadra, al quale furono dati 190.000€ da impiegare per la gestione della stessa e per le operazioni di pulitura attraverso il meccanismo delle sponsorizzazioni. Immobile uso esercizio commerciale, Fast food–pizzeria Mafalda, ubicato all’isola della Maddalena (Sassari); comprato con i proventi dell’attività criminale e con l’intermediazione dell’avvocato del clan, al quale furono dati 95.000 euro da impiegare per la gestione dello stesso. Conti correnti – libretti di risparmio, deposito titoli, cassette di sicurezza e rapporto finanziari riferibili ai soggetti suindicati; Denaro contante ammontante a 4.500,00 euro già sequestrato durante l’esecuzione delle misure cautelari del luglio 2016. L’ammontare complessivo dei beni patrimoniali riferibili al clan Cordaro è di circa 3 milioni di euro. E’ stato, quindi, inferto un ulteriore duro colpo alla potente famiglia Cordaro, principalmente dedita al traffico di stupefacenti del tipo cocaina ed hashish, che aveva conquistato il controllo della redditizia piazza di spaccio, con centro operativo nel comparto R9, nel popolare quartiere romano e che si è resa protagonista, negli ultimi anni, di una serie di attività criminali e violentissimi fatti di sangue, culminati in un efferato omicidio ed altri tentati omicidi.
 
Oltre 150 gli arresti negli ultimi mesi. Ingente il sequestro di sostanze stupefacenti
 
L’odierna attività continua ad inserirsi in una più ampia e costante azione di contrasto operata locale Direzione Distrettuale Antimafia e dalla Polizia di Stato alle illecite attività poste in essere nel contesto territoriale indicato, caratterizzato da un crescendo di attività criminali e di gravi delitti riconducibili a conflittualità e a connessi regolamenti di conti consequenziali e funzionali alla “conquista” di piazze di smercio della droga in quell’area, per affermare o rimarcare l’egemonia di un gruppo su un altro.
Negli ultimi sei mesi sono state, infatti, diverse le operazioni concluse con l’arresto di numerosi appartenenti alla famiglie criminali (più di 150) che hanno radicato nel quartiere di Tor Bella Monaca il centro dei loro illeciti affari, nonché col sequestro di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente (più di 45 kg) e di armi (più di 21).
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