Referendum Cgil. Silenzio del governo. Camusso perde la pazienza: si dica subito quando si vota. Scippo di un diritto democratico. Voucher usati anche dai Comuni

Referendum Cgil. Silenzio del governo. Camusso perde la pazienza: si dica subito quando si vota. Scippo di un diritto democratico. Voucher usati anche dai Comuni

“2 Sì. Libera il lavoro. Tutta un’altra Italia”. Uno slogan che ha percorso l’Italia, carovane, manifestazioni, assemblee, iniziative nei luoghi di lavoro. Una grande campagna promossa dalla Cgil per sollecitare il governo a fissare la data dei due referendum, abolizione dei voucher e tutele dei lavoratori degli appalti. Insieme alla Cgil, associazioni, movimenti, forze politiche, da Sinistra Italiana ai “Democratici e progressisti”, il movimento costituito da coloro che hanno abbandonato il Pd, fra i quali,  Bersani, Speranza, Epifani, Stumpo, “Democratici e socialisti”, l’associazione che fa capo a Enrico Rossi, il presidente della Regione Toscana, i Circoli di ConSenso promossi da Massimo D’ Alema. All’interno del Pd il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, ha presentato proposte per cambiare la legge. Ma tutto è fermo. Si profila uno scippo di diritti democratici, tre milioni di firme, in calce ai quesiti non sono uno scherzo. Dice Susanna Camusso, segretario generale della Cgil che sta perdendo la pazienza: “Tutto tace. Il governo ha già consumato più della metà del tempo che ha per fissare la data, direi che ha avuto tutto il tempo per riflettere. Siamo al 31esimo giorno in cui chiediamo di fissare la data”. In particolare la Cgil ha chiesto di abbinare la data del referendum a quella  delle elezioni amministrative che vedono coinvolti molti comuni. Ma anche questa data non è stata ancora resa nota.

A Renzi vengono i brividi al solo sentir parlare di referendum

Gentiloni attende di conoscere i desiderata del suo predecessore il quale vede come il fumo negli occhi i referendum Cgil ed ha orecchie solo per  la farsa che si chiama congresso del Pd, di fatto una “gazebata” per incoronarlo di nuovo segretario e candidato premier, cosa che però potrebbe non essere una passeggiata per il giovanotto di Rignano. Anche il solo annuncio del voto referendario gli fa venire i brividi. Una batosta come quella del referendum costituzionale non è cosa da poco. Non si smaltisce in qualche giorno. Meglio far finta, questo l’ordine dato ai parlamentari Pd, di modificare i voucher. Il tempo passa, poi si vedrà. Del resto Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ora uno dei sostenitori del ministro Andrea Orlando, insieme a Gianni Cuperlo, da tempo ha presentato proposte di  modifica e sta pazientemente attendendo.

Sempre Camusso e con lei gli altri segretari confederali, i dirigenti delle categorie, delle strutture territoriali, nelle manifestazioni cui hanno partecipato hanno detto:  “Se il governo ha proposte da fare per eliminare questi voucher le presenti in Parlamento, subito e le valuteremo. Ma si fissi subito la data del referendum”. Non si venga a dire che non si conoscono le posizioni della Cgil in merito ai “lavori occasionali”. Sono ben precisate nella Carta dei diritti universali del lavoro, proposta di legge di iniziativa popolare sottoscritta da più di un milione di persone sulla quale, fra l’altro, quasi tutti i gruppi parlamentari con i quali la Cgil si è incontrata si sono impegnati ad incardinare nel calendario di Camera e Senato, ma ancora non si hanno notizie in proposito. E la Carta universale punta al ripristino dei diritti che erano previsti dall’Articolo 18 in merito alle garanzie in caso di licenziamento, eliminate dal Jobs act. Una riscrittura dello Statuto dei lavoratori.

Nella Carta dei diritti universali del Lavoro, gli articoli 80 e 81 sui voucher parlano chiaro: “Il contratto di lavoro subordinato occasionale ha per oggetto prestazioni di natura meramente occasionale o saltuaria rese nell’ambito

a) dei piccoli lavori di tipo domestico familiare, compresi l’insegnamento privato supplementare, i piccoli lavori di giardinaggio e l’assistenza domiciliare occasionale ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con handicap;

b) della realizzazione da parte di privati di manifestazioni sociali, sportive, culturali o caritatevoli di piccola entità.

Possono svolgere lavoro subordinato occasionale i seguenti soggetti: studenti, inoccupati, pensionati, disoccupati non percettori di forme previdenziali obbligatorie di integrazione al reddito o di trattamenti di disoccupazione, anche se extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia nei sei mesi successivi alla perdita del lavoro. Il singolo lavoratore può essere occupato presso lo stesso datore di lavoro, in virtù di uno o più contratti di lavoro subordinato occasionale, per un periodo di tempo complessivamente non superiore a 40 giorni nel corso dell’anno solare, ed i relativi compensi non possono essere superiori a € 2.500. La legge, volendo, potrebbe essere definita e approvata in poche ore.

La realtà è che l’uso dei voucher ha fatto crescere molti appetiti, addirittura c’è chi pensa che possono essere utilizzati anche nelle fabbriche tradizionali per non parlare degli enti locali, dei Comuni che ad assunzioni bloccate sono ricorsi a questo strumento, facendosi in questo modo strumenti della precarietà.

Fp Cgil. Buoni lavoro da 7,50 euro l’ora usati da Comuni

Dai dati Inps forniti alla Cgil che aveva richiesto l’elenco degli utilizzatori dei voucher   risulta che sono stati utilizzati  anche  da sette Comuni, buoni lavoro per un valore netto di 7,50 euro all’ora. Nell’ordine, rileva la Fp Cgil, i Comuni  sono: Benevento (201 prestatori con voucher per una spesa complessiva di 721.510 euro nel 2016), Padova (135 prestatori per 361.330 euro), Vallo della Lucania (401 prestatori per 334.400 euro nel 2016), Vasto (73 prestatori per 266.740), Ancona (89 prestatori per 261.350 euro), Trecase (93 prestatori per 246.140 euro) e Boscoreale (86 prestatori per 226.680 euro). Sempre dai dati resi noti dalla Funzione pubblica Cgil si viene a conoscenza che  i prestatori di lavoro accessorio sono stati 1.078 per una spesa complessiva di 2.418.150 euro nel 2016 per attività che hanno causali ricorrenti, quali manifestazioni sportive-fieristiche ed eventi culturali o lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione dell’ente, mentre alcune risultano non classificate. La segretaria generale della Fp Cgil Serena Sorrentino sottolinea che “il blocco delle assunzioni ha spostato al di fuori del rapporto di lavoro pubblico fette di lavoro che tra appalti, esternalizzazioni e precariato hanno tolto opportunità di impiego stabile a tanti e prodotto diseconomie, il cui prezzo lo hanno pagato i lavoratori e i cittadini”.

Tutto insomma, a partire dai più recenti dati sulla situazione relativa alla occupazione, dovrebbe indicare che è indispensabile  affrontare, subito, i problemi del mercato del lavoro, a partire dalla precarietà, ormai arrivata a livelli insopportabili. I dati forniti dall’Inps parlano chiaro. Il numero dei voucher è ancora salito. Nel 2016 avevano interessato oltre due milioni di lavoratori. A gennaio l’aumento è stato del 3,9%. Il ministro Poletti si è detto soddisfatto perché i provvedimenti del governo avrebbero avuto un effetto frenante. Ma frenante di che, visto che l’aumento c’è stato  e non di poco conto.

Il secondo quesito referendario: tutela dei lavoratori degli appalti

Da ricordare che c’è un secondo quesito referendario al quale la Corte Costituzionale ha dato via libera, quello sugli appalti. Si chiede di abrogare le norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti, si vogliono  difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e subappalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo. L’obiettivo è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo, applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro, ripristinando la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore, garantendo la stessa dignità a tutti i soggetti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla crescita aziendale.

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