Pescatori ed Almaviva, a Roma due facce della stessa medaglia: il rischio povertà

Pescatori ed Almaviva, a Roma due facce della stessa medaglia: il rischio povertà
Cartelli, fischietti e petardi in piazza Montecitorio, per il sit-in di protesta organizzato dai pescatori dell’Associazione Marinerie d’Italia, che, arrivati da tutta Italia, si sono dati appuntamento nel pomeriggio di questo martedì grasso a due passi dall’ingresso principale della Camera dei deputati per, come detto nel loro comunicato, “manifestare contro l’attuale sistema di sanzioni sulla pesca che prevede delle multe smisurate rispetto alle infrazioni commesse”. Nella piazza, presidiata dalle forze dell’ordine, sono stati esplosi numerosi botti e accesi fumogeni rossi. Dopo una tensione durata alcune decine di minuti, gli organizzatori della manifestazione, sono stati convocati in Questura, dove gli è stato comunicato, che, in caso di nuove intemperanze, la manifestazione sarebbe stata dispersa.
Al sit-in sono state invitate le delegazioni di tutti i gruppi parlamentari per porre la questione che gravano sul mondo della pesca “penalizzato dalle regole dell’Unione Europea”, lamentano. Alcune delegazioni, dopo che erano cessate le esplosioni dei petardi, hanno incontrato i manifestanti e raccolto le loro istanze. Ma questo martedì era anche il giorno della vertenza di Almaviva, con un incontro programmato con il Governo. Un tavolo che resta caldissimo, malgrado la firma di un accordo parziale, sul quale riflette la Cgil. Ecco la posizione del Sindacato:
 
Dura la Cgil: “Il Governo assiste inerme all’ulteriore ricatto ai danni dei lavoratori”
 
“Almaviva è una vertenza per noi tutt’altro che chiusa”. Per questo i lavoratori sono in presidio davanti al ministero della Sviluppo Economico per chiedere risposte “sui lati oscuri di questa vicenda e ricordare che ci sono 1.666 persone che hanno il diritto di riavere il proprio futuro”.
“Mentre continua il silenzio delle istituzioni sull’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti in Almaviva do Brasil – così in una nota Cgil e la Slc Cgil di Roma e del Lazio – il Governo assiste inerme all’ulteriore ricatto ai danni dei lavoratori di Napoli e del sindacato locale, costretti a un accordo iniquo per mantenere il posto di lavoro. Se questo è il modo di ‘stare vicino agli ultimi’ c’è poco da rimanere tranquilli. Con l’accordo capestro di Napoli si chiude purtroppo un cerchio tracciato lo scorso 22 dicembre. Questo è ciò che succede quando l’arbitro smette di esercitare la propria funzione e lascia che la parte più forte, l’azienda, abbia il sopravvento su quella più debole, i lavoratori. Ed è inaccettabile perchè i risultati saranno ulteriore povertà e frustrazione. Ci aspettiamo che il Governo intervenga davvero a tutelare il settore. Le autoregolamentazioni sulle delocalizzazioni quando ormai il lavoro è uscito dall’Italia sono gli ennesimi palliativi a uso e consumo della stampa. La vertenza va riaperta e i licenziamenti ritirati per poter ristabilire l’equilibrio fra le sedi senza l’imposizione di accordi iniqui per i lavoratori e dannosi per tutto il settore. Ora sta al Governo scegliere quale ruolo giocare”.
 
Soddisfazione dell’azienda, che salva il polo di Napoli e per il resto si affida ad ammortizzatori sociali e welfare aziendale
 
Diversa, naturalmente, la posizione dell’azienda che giudica positiva l’intesa raggiunta: “Superamento della crisi, tutela del perimetro occupazionale, rilancio dell’attività produttiva del sito di Napoli, con il primo obiettivo dell’equilibrio economico: queste le finalità dell’accordo firmato tra Almaviva Contact, le Rsu e le OO.SS. territoriali alla presenza del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Campania e del Comune di Napoli. Nella cornice dell’intesa, che apre una nuova fase per Napoli, vengono individuate un insieme di misure che vanno dagli ammortizzatori sociali al welfare aziendale, dalla verifica di qualità ed efficienza, supportata da continue iniziative di formazione, ai temporanei interventi sul trattamento economico. Al centro degli impegni previsti dall’accordo, viene introdotta – una volta raggiunto l’equilibrio economico – una inedita modalità di recupero dei trattamenti economici sospesi in precedenza e successivamente di redistribuzione tra i lavoratori del sito dei margini positivi realizzati. L’intesa istituisce un principio di responsabilità condivisa della gestione, attraverso la creazione di una Commissione Paritetica composta da rappresentanti dei lavoratori (Rsu), delle Organizzazioni sindacali territoriali e dell’Azienda, con il compito di monitorare l’attuazione dell’accordo e l’andamento produttivo ed economico del sito. Alla Commissione paritetica spetterà inoltre la verifica di termini ed effetti delle misure in tema di efficienza produttiva e lo sviluppo del piano di welfare aziendale. Gli interventi temporanei sul trattamento economico – declinati in una transitoria sospensione degli scatti di anzianità maturati e da maturare e in una modifica della base di calcolo del Tfr – avranno un impatto reale iniziale medio in busta paga di circa il 5%, sulla popolazione complessiva e del 3% per quanto riguarda i part time a 4 ore. Per contenuti innovativi e bilanciamento delle soluzioni, anche in termini di tutela dei lavoratori, si tratta dell’accordo più avanzato tra quelli raggiunti per il settore negli ultimi 12 mesi.
Al fine di rilanciare competitività e produttività del sito di Napoli, condizione necessaria a raggiungere nel più breve tempo possibile l’obiettivo dell’equilibrio economico, assume significato fondamentale l’impegno della Regione Campania, parte integrante dell’intesa, ad attivare percorsi di formazione finalizzati a rafforzare le competenze professionali dei lavoratori del sito”. Lo comunica, in una nota, Almaviva Contact
 
Stefano Fassina: “La vicenda Almaviva non può essere archiviata”
 
Sulla vertenza da registrare anche la presa di posizione di Stefano Fassina (Sinistra X Roma): “Non può essere archiviata la drammatica vicenda delle lavoratrici e lavoratori di Almaviva, dei 1666 licenziati a Roma e di quanti a Napoli hanno accettato un contratto pesantemente regressivo in termini di diritti e retribuzione”.
“La normativa sugli appalti – aggiunge – va riscritta e deve prevedere il vincolo della territorialità: chi vince gare da aziende o amministrazioni italiane opera in Italia e applica il contratto nazionale di lavoro previsto. Il mercato unico europeo senza standard sociali è sempre più insostenibile fonte di svalutazione del lavoro”. Inoltre, Fassina ha raccolto una denuncia arrivata da tante lavoratrici e chiede al Governo di “chiarire come sia possibile che la Simest, società pubblica, possa finanziare per 15 milioni di euro Almaviva do Brasil mentre in Italia licenzia e comprime le condizioni del lavoro”.
 
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