Pd. Volano ancora stracci su regole, tempi e metodo del congresso, alla vigilia della direzione. La riunione di Firenze, con Rossi, Emiliano, Staino, Boccia. La doccia fredda di Guerini

Pd. Volano ancora stracci su regole, tempi e metodo del congresso, alla vigilia della direzione. La riunione di Firenze, con Rossi, Emiliano, Staino, Boccia. La doccia fredda di Guerini

Continuano a volare gli stracci nel Partito democratico, tra continui botta e risposta, sui media e nelle riunioni di “corrente”, tra esponenti di spicco della minoranza, governatori di regioni importanti, come la Puglia e la Toscana, e i vertici della maggioranza, come il presidente Orfini e il vicesegretario Guerini. Alla vigilia della direzione di lunedì, fissata alle 14.30 con diretta streaming, la lite è sui tempi, il braccio di ferro è sulla durata del congresso, che Matteo Renzi vorrebbe rapido e che la minoranza chiede sia “serio e non una farsa”. La discussione in direzione, domani, potrebbe ruotare anche attorno a questo aspetto, per quanto apparentemente burocratico, e nemmeno leggendo statuto Pd e i regolamenti dei congressi precedenti si ricavano indicazioni univoche. Lo statuto del partito, infatti, non prevede dei tempi minimi o massimi per il percorso congressuale. La parola “congresso”, in realtà, non viene nemmeno usata per la scelta del segretario nazionale: si parla solo di “convenzione” e di “procedimento elettorale articolato in due fasi”, la prima riservata agli iscritti, che si conclude appunto con la convenzione; la seconda, aperta a tutti, che di fatto è riassunta dai gazebo delle primarie. Renzi, secondo le voci che circolano, vorrebbe far partire il congresso entro la fine di febbraio, per andare alla convenzione entro la fine di aprile e chiudere tutto con le primarie all’inizio di maggio. Un percorso, dunque, che somiglia molto a quello del 2013. Ma, appunto, una road-map contestata da molti, non solo della minoranza.

A Firenze, la riunione “Può nascere un fiore”. Enrico Rossi: “se Renzi non si dimette e non si va alla segreteria di garanzia è una presa in giro”

A proposito della variegata minoranza, domenica si è fatta sentire, eccome, con la riunione dal titolo “Può nascere un fiore. Di nuovo la sinistra”, a due passi da Firenze, divenuto ormai il centro della vita politica nazionale. All’ipotesi renziana, replica subito Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, e candidato alla segreteria Pd: “questa è una presa di giro. Bisogna che Renzi dia le dimissioni come ha annunciato di dare, come ha già fatto Bersani, poi una segreteria di garanzia come quella di Epifani che ci porti a fare il congresso e a discutere sulla linea politica”. La miccia è dunque stata accesa sulle procedure democratiche per il congresso. “Non ci si prepari domani un piatto pronto, abbiamo bisogno di fare un ragionamento insieme. Non abbiamo bisogno di un congresso che sia una conta, abbiamo bisogno di seguire le strade già seguite. Dopo ripetute sconfitte che abbiamo subito, il segretario che sente la necessità di rimettere il mandato, andiamo a una serena discussione congressuale. Nessuno fa fuori nessuno, Renzi può partecipare con tutte le sue proposte e pure con buone probabilità di vittoria, ma il metodo è un passaggio cruciale per mantenere l’unità del partito. A chi oggi mi chiede se ci sono delle subordinate rispondo di ‘no’ perché non vedo alternative”. La questione delle regole procedurali e del metodo congressuale è di primaria importanza, in assenza di previsioni definitive dello Statuto. Per questo a Firenze si è insistito molto sulla necessità delle dimissioni di Renzi.

Firenze. Michele Emiliano: “ma è vero che Renzi ha ceduto? E se stanotte cambia idea?”

Su questo punto, infatti, Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, ha espresso più di qualche dubbio: “Quindi, ha ceduto. Ma è sicuro che ha ceduto e si dimette? Perché può darsi che stanotte cambi idea come gli capita spesso. E’ chiaro che era inevitabile dimettersi da segretario”. Emiliano ha anche aggiunto: “Mi auguro che si possa fare un congresso normale, non quello col rito abbreviato e che ci consenta di presentare le nostre piattaforme programmatiche nei circoli, nei luoghi dove il Pd vive. Ci sono troppi circoli chiusi nel Partito Democratico in Italia, questa è una preoccupazione che abbiamo, ma per il resto sono contento. Sono contento, perché finalmente il segretario si è fatto convincere dalla grande massa di militanti del Pd, che gli hanno spiegato che dopo una sconfitta elettorale, referendaria così grave l’unica soluzione era il congresso. Quindi, è una buona notizia, se ovviamente va così. Perché anche a voi vi prende in contropiede, a noi sempre”, riferendosi ai giornalisti. I quali gli hanno chiesto se la scissione è ancora sul tavolo. “No, c’è qualcuno che pensa di poter sfuggire al congresso anche dall’altra parte. E pensa che il congresso sia una trappola di Renzi. Io non la penso così. Il congresso ci riserva e ci riserveràdelle belle sorprese. Perché tutti i sondaggi sono fatti su un bacino che non supera il milione, milione e mezzo di partecipanti alle primarie”.

Firenze. Sergio Staino, direttore l’Unità: “doveva dimettersi dal partito, che ha gestito male, non dal governo”

“L’errore di Renzi sono state le dimissioni da capo del Governo dopo il 4 dicembre. Lui doveva dimettersi dal partito. Una cosa per cui è poco attaccabile è la sua gestione al governo dove ci sono cose che non vanno bene, ma ci sono tantissime cose che ha fatto che sono positive. Dove invece è stato una frana è il partito. Forse era meglio desse il partito a qualcun altro e rimanesse al governo. Ma la scelta è stata questa, quindi ben venga il congresso”, ha detto Sergio Staino, direttore de l’Unità. “L’abbiamo detto in molti che il congresso bisogna farlo con tempi da congresso se no si rischia di fare una cosa un po’ superficiale – ha proseguito Staino. Detto questo poi si va avanti. Non ci si può bloccare ogni volta per qualche particolare”. Complessivamente, ha concluso, “vedo meglio che si vada a congresso piuttosto che a elezioni, come voleva Renzi all’inizio”.

Firenze. Francesco Boccia: “nessun segretario è padrone del partito”

“Dobbiamo fare un congresso vero, chi farà il segretario del Pd non è il padrone del Pd, il primo dovere che ha è di ascoltare tutti. Un partito che pensa che le politiche pubbliche debbano basarsi sui bonus e non sui diritti non può essere un partito di sinistra”, ha detto a sua volta Francesco Boccia.

Firenze. Francesco Laforgia, organizzatore dell’incontro: “un patto in 4 punti. Altrimenti lo strappo sarà inevitabile”

“Caro Matteo, facciamo un patto in quattro punti, degno di un partito democratico. Lasciamo lavorare il presidente Gentiloni fino scadenza naturale della legislatura e concentriamoci sulla grandi emergenze: terremoto, banche e la grande questione sociale che affligge gli italiani”, ha detto il deputato dem Francesco Laforgia, organizzatore dell’evento che si è tenuto a Firenze. “Secondo: non dimentichiamoci – ha continuato Laforgia – di essere un partito che si occupa anche della dimensione e dei processi locali, quindi, affrontiamo l’appuntamento delle amministrative mettendo in campo i candidati e le coalizioni migliori. Terzo: facciamo una legge elettorale seria che non lasci il Paese nella palude dopo le elezioni. Infine facciamo un congresso vero, che si prenda il tempo adeguato per una discussione larga e che possa scegliere una leadership tra ottobre e novembre – conclude – riconosciuta da tutti e che si presenterà alle prossime elezioni con un partito unito. In caso contrario, e non è quello che vorremmo, uno strappo, potrebbe essere davvero probabile. Ma la responsabilità in quel caso sarà in capo al segretario che avrà anteposto il suo destino a quello di una intera comunità”.

La doccia fredda di Guerini, vicesegretario Pd: “smettiamola con la tattica del logoramento e con le polemiche inutili”

Nel Pd si sta superando il “livello di guardia”, bisogna smetterla con la “tattica del logoramento”. Il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini scrive una nota per replicare alle polemiche delle ultime ore sul possibile congresso del Pd. “Se persino uno mite e calmo come me arriva a dire: finiamola con polemiche inutili che non fanno bene al Pd significa che si è superato il livello di guardia. Ogni giorno un se o un ma. Ogni giorno si pone una condizione. Vorrei essere chiaro: domani si terrà una direzione del partito democratico in cui il segretario dirà in modo chiaro la prospettiva che intende proporre al partito e al Paese. Da lì, dalla proposta che verrà avanzata ognuno, mi auguro, assumerà responsabilmente una posizione chiara”. “Credo – aggiunge – sia venuto il momento di smetterla con la tattica dell’aspirazione al logoramento. A dicembre ci è stato chiesto di non fare subito il congresso, poi no elezioni senza congresso, poi no alle primarie, poi sì al congresso ma non ‘troppo anticipato’. Ora spunta la segreteria di garanzia”. Continua Guerini: “A tutti vorrei rispondere così: se si anticipa il congresso lo si anticipa davvero, senza formule fantasiose, ma con le procedure e la strada indicata dallo statuto e cioè convenzioni nei circoli e poi elezione del segretario con primarie aperte. Punto. Il resto mi sembra solo voler perdere tempo col vano tentativo di provare a logorare il segretario correndo invece il rischio di logorare il nostro partito. Finiamola con inutili polemiche che non fanno bene al Pd”.

Se queste sono le premesse, le scintille, lunedì in direzione si prevedono le fiamme. Dell’inferno.

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