Pd. La minoranza in assemblea. Un documento perché il Congresso sia un reale momento di confronto politico. Partito da “rifondare”. È Renzi che vuole la scissione. Non ha mosso un dito. Lo dice Delrio, che si “confessa” in un fuorionda

Pd. La minoranza in assemblea. Un documento perché il Congresso sia un reale momento di confronto politico. Partito da “rifondare”. È Renzi che vuole la scissione. Non ha mosso un dito. Lo dice Delrio, che si “confessa” in un fuorionda

Il tormentone è arrivato alla fine. Sono mesi che giornali, radio, televisioni, tutti i mezzi di comunicazione si interrogano sulle future sorti del Pd e di Renzi Matteo che ha “parcheggiato” Paolo Gentiloni, non si offenda, a Palazzo Chigi, in attesa del suo ritorno. Freme il segretario del Pd, non vuole perdere tempo. Scissione o non scissione, la minoranza se ne andrà o verrà cacciata, colonne di piombo, dibattiti televisivi e radiofonici, retroscena. Il dubbio aleggia, si fa sempre più insistente. William Shakespeare non avrebbe saputo far di meglio. Il suo “essere o non essere”, Amleto, diventa poca cosa. Il tormentone è destinato a sciogliersi al massimo domenica quando si riunirà il corpaccione del Pd, i mille che compongono l’assemblea nazionale, niente a che vedere con i garibaldini. Si riuniranno in un grande e lussuoso  albergo romano, verranno contati uno per uno perché la decisione che dovranno prendere  in merito al Congresso richiede la presenza della metà più uno dei componenti l’organismo. Dal Nazareno  partono telefonate per rintracciarli, uno per uno, qualcuno magari ha perfino dimenticato di far parte di questo organismo, forse non si è mai presentato. Ma non vuol dire, l’appello è di quelli che se non rispondi la paghi. Forse già sabato si avrà una indicazione chiara, si potrà già sciogliere il dubbio, Amleto potrà riposare tranquillo nella tomba. Il suo fantasma non turberà le notti dei renziadi. Le minoranze del Pd che fanno capo a Roberto Speranza, candidato a segretario per l’area che fa capo a Bersani, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Michele Emiliano, candidati a prendere il posto di  Renzi, si riuniranno  in assemblea a Roma, in un teatro, il Vittoria (il nome è di buon augurio), cinquecento posti seduti, a Testaccio. Discuteranno un documento preparato dai tre candidati in cui vengono poste le “condizioni” per evitare la scissione. Le “regole” secondo cui sviluppare il dibattito congressuale, garantendo democrazia e partecipazione degli iscritti, insomma dar vita ad un congresso che non sia solo una “gazebata”, come viene definito il momento del voto per eleggere il segretario che dovrebbe essere anche candidato premier. Renzi ha tutto l’interesse a che si discuta il meno possibile. Esce da una sconfitta dopo l’altra, il no al referendum costituzionale è stato il colpo che ha tagliato la testa al toro. Meno se ne parla meglio è. Anzi. Renzi non ne vuole proprio parlare. Intende accelerare i tempi, congresso prima delle elezioni amministrative, subito dopo elezioni politiche. Anche se non c’è ancora una legge elettorale degna di questo nome, dal momento che la Corte costituzionale ha gettato alle ortiche quell’Italicum che secondo Renzi tutti in Europa ci invidiavano. Nel frattempo Gentiloni doveva lasciare libero il posto. Le minoranze del Pd non hanno accettato il diktat del segretario. Vogliono fare un congresso vero, discutere a fondo sul Pd, la sua crisi, le sconfitte, il futuro. Il documento che discuteranno sarà portato al dibattito della assemblea. Indicano un percorso congressuale, per un congresso “vero” che parli di politica. Proprio ciò che Renzi non vuole e non  muove un dito per evitare la scissione. E’ supportato in questa linea dai grandi giornali, La Repubblica in prima linea, dai tg del servizio pubblico, che puntano a far apparire le posizioni delle minoranze, della sinistra del Pd, tutte improntate a tatticismi di bassa lega, quasi che il dissenso profondo riguardi solo la data del congresso, le dinamiche elettorali, le primarie, prima o dopo le amministrative, la sopravvivenza della legislatura fino al suo termine naturale per ostacolare il ritorno a Palazzo Chigi di Renzi. Un modo come un altro per nascondere la realtà delle motivazioni delle minoranze, della sinistra del partito

La “sinistra” Pd mette in discussione i “fondamentali” del partito

Che sono i “fondamentali” dell’attuale Pd che con il congresso vogliono mettere in discussione. Che cosa è diventato il partito, quale progetto, quali politiche, la necessità di un cambio di passo, di una svolta. Un partito da “rifondare”. Tutte questioni che Renzi  non vuole proprio discutere perché mettono in discussione i  tre anni della sua gestione. E’ lui, dicono gli esponenti della minoranza che auspica la scissione, la provoca. Gianni Cuperlo che non fa parte del “tridente” (Speranza, Rossi, Emiliano, ndr) in merito all’intervista di Renzi in cui alle minoranze dice “fermatevi, discutiamo, non ve ne andate” dice che “non è un’intervista che può sciogliere il nodo. Ci vuole umiltà. Nessuno può avere un livello di autostima tale da anteporre se stesso a un’esperienza politica” ha affermato Cuperlo il quale sollecita le dimissioni di  Renzi alla luce della sconfitta netta al referendum: “Tutti i leader del passato – ha affermato – davanti a sconfitte severe hanno sentito la responsabilità di mettersi da parte anche per il bene del Paese”. Il segretario del Pd non ha dato risposte alle minoranze, a Bersani che lo invitava a “fermarsi “. Quasi uno scherno la sua risposta. “Fermatevi voi”. Che la “indifferenza” di Renzi al dramma che sta vivendo il “suo” partito, quello dell’uomo solo al comando, sia reale lo testimonia una “voce dal sen fuggita” per dirla con Metastasio in una delle sue “arie”. Parlottano due insospettabili, il ministro Delrio, lo sparring partner di Renzi e il presidente della Commissione trasporti del Senato, Michele Meta. Si trovano al tavolo della presidenza di una riunione  sul  problema trasporti nella sede del Nazareno. Non si accorgono che i microfoni sono accesi e uno in particolare, quello di “Ala news” registra il loro parlottare che diffonde il “fuori onda” in cui il ministro dice che “si è litigato di brutto (con Renzi ndr) perché non è che puoi trattare questa cosa qui come un passaggio normale. Cioè, tu devi far capire che piangi se si divide il Pd, non che te ne frega, chi se ne frega. Non ha fatto neanche una telefonata, su… come cazzo fai in una situazione del genere a non fare una telefonata?”.

Delrio: la scissione come la rottura della diga in California, si forma una crepa e l’acqua non la governi più

“Barano o fanno sul serio?”, chiede Meta parlando della minoranza. Delrio risponde: “Una parte ha già deciso”, ma poi fa riferimento anche ai “renziani”. “Pensano che diminuiscono i posti da distribuire: capiscono un cazzo, perché sarà una cosa come la rottura della diga in California, si forma una crepa e l’acqua dopo non la governi più”. Meta però gli chiede anche di Renzi: “Lui si adopera per contrastare sta roba, Matteo?”. E Delrio replica secco attaccando la condotta del segretario prounciando le parole che abbiamo riportato poco sopra e vale la pena ripetere: “Non ha fatto neanche una telefonata, su… come cazzo fai in una situazione del genere a non fare una telefonata?”.In fuorionda veritas”, commenta  il senatore della minoranza Pd, Miguel Gotor. Poi Delrio cerca di rimediare. Prende spunto dall’intervista di Renzi al Corriere, “non andatevene, evitiamo scissioni” per elogiare il segretario del Pd che avrebbe fatto molto di più di una telefonata. Ma la frittata ormai era fatta.

Emiliano: Renzi è napoleonico e quindi va incontro a delle Waterloo

Lo stesso Delrio, proprio su una delle richieste di fondo del “tridente”, ha detto che “non è possibile tenere le primarie in autunno, come chiede la minoranza Pd”, perché “abbiamo avviato la procedura congressuale e quindi non è possibile interromperla”. Si scopre così che la “procedura congressuale” è già avviata, la macchina che Delrio pudicamente chiama “procedura” si è messa in moto ignorando le minoranze e le loro proposte. E il colloquio che Renzi ha “concesso” ad Emiliano che lo aveva più volte sollecitato fa parte di una sorta di minuetto dei tempi antichi. “Spero  che il nostro confronto sia utile alle prossime decisioni”, ha detto il presidente della Regione Puglia, ma il suo giudizio sul segretario, ex premier, è netto. Lo ha ribadito in questi giorni: “Renzi non è il leader che dà maggiore importanza al gruppo, ma dà importanza a se stesso e al suo punto di vista. È napoleonico, quindi va incontro inevitabilmente a delle Waterloo. Nel senso che cerca a tutti costi vittorie e rivincite con una spietatezza anche nei confronti di chi ha un punto di vista diverso”.

 

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