Pd. A tre giorni dall’assemblea nazionale, la scissione pare sempre più vicina. Bersani scrive “Fermatevi!”. Renzi replica: “avanti così”

Pd. A tre giorni dall’assemblea nazionale, la scissione pare sempre più vicina. Bersani scrive “Fermatevi!”. Renzi replica: “avanti così”

Sempre più vicina la resa dei conti nel Pd. A tre giorni dall’assemblea nazionale del partito, convocata domenica a Roma, la linea del segretario resta quella espressa nell’enews, e confermata in un’intervista al Corriere della Sera: non importa quando si andrà a votare, ma bisogna “fare presto il confronto interno, anche perché sono tre anni che tutti i giorni discutiamo al nostro interno”. Il segretario ha tenuto diversi incontri nella sede del Nazareno. Da quel che trapela da ambienti dem, Matteo Renzi non vede male l’ipotesi avanzata dal ministro Maurizio Martina che prevede la fine del congresso entro le amministrative e, per andare incontro alla minoranza, insieme al congresso, anche una ‘convenzione programmatica’ per garantire l’unità del partito. Ma Pier Luigi Bersani pare non sentirci e dice alla maggioranza: “Mi rivolgo a tutti quelli che hanno buon senso. Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico: non date seguito alle infauste conclusioni dell’ultima direzione. Fermatevi”. La scissione è a un passo. La condizione per restare, Bersani – intercettato in Transatlantico prima di un colloquio con Guerini – la semplifica con una battuta: “Basta che il segretario si rimangi quello che ha detto in direzione”. Tradotto: la minoranza chiede “un governo nella pienezza delle sue funzioni e un congresso ordinario”, ma sa che il Pd renziano non glieli concederà quindi “se Renzi non si ferma, la frattura è già nei fatti”, come sostiene lo stesso Michele Emiliano che invoca poi l’intercessione di Dario Franceschini. “Solo lui – spiega – ha la chiave per bloccare la scissione Pd, spiegando al suo leader che è il caso di rallentare”.

“Sono ore molto delicate in cui si sta decidendo del futuro del Pd”, ammette Roberto Speranza. Voto nel 2018 e congresso ‘lungo’ sono i punti fondamentali dell’appello sottoscritto da Speranza, Emiliano ed Enrico Rossi la cui ‘contro-assemblea’, sabato al teatro Vittoria di Roma, si preannuncia affollata e infuocata. Ci saranno Bersani, probabilmente D’Alema, esponenti dei sindacati e di Sinistra italiana. Non è escluso Giuliano Pisapia con cui Emiliano già ieri ha detto di avere dei contatti e che di recente, però, pare aver parlato anche con Matteo Renzi. Dalla contro-assemblea, potrebbe scaturire un documento da sottoporre domenica ai mille del Pd.  Sabato Speranza, Emiliano e Rossi lanceranno la loro proposta, un documento che prevede di andare oltre al “renzismo”, di aprire una nuova fase per il centrosinistra. Al Teatro delle Vittorie si capira’ se andranno fino in fondo.

La rottura potrebbe compiersi proprio in quell’occasione se, al momento della presentazione dell’ordine del giorno, si darà il via al congresso. In questo caso, la minoranza potrebbe uscire dall’assemblea Pd e non farvi più ritorno. A loro si rivolge su Facebook il ministro Andrea Orlando con ultimatum urbi et orbi: “Dalla maggioranza ieri e oggi sono arrivati segnali importanti. E’ fondamentale che ne arrivino da subito anche dalla minoranza. Solo così si può ricostruire il filo del dialogo. Credo che tutta la minoranza veda le conseguenze disastrose di una scissione”.Per scongiurare l’ipotesi scissione, il documento approvato ieri dai Giovani Turchi – dove l’area orlandiana ha prevalso su quella di Matteo Orfini – chiede all’assemblea dem una conferenza programmatica dentro la fase congressuale che potrebbe anche cominciare subito. Per l’ala bersaniana, invece, il congresso non può prendere il via prima di giugno e non ci possono essere “spade di Damocle” sull’esecutivo Gentiloni. “Va benissimo far prima, per esempio, la conferenza programmatica e poi, da giugno a ottobre o novembre, il percorso congressuale – specifica Bersani -. Le formule sono tante”. “Io consiglierei, come dice Orlando, di fare una riflessione prima tutti insieme. Perché – spiega – quando comincia la conta non discuti più”. Secondo l’ex segretario c’è “bisogno di avere una piattaforma comune e di fare una legge elettorale prima di discutere in congresso”. Ma la riflessione programmatica chiesta dall’ala bersaniana si avvicina di più alla ‘costituente progressista’ invocata da Massimo D’Alema piuttosto che alla proposta del Guardasigilli.Giorni fitti di incontri, questi, alla Camera e fuori. Oggi in Transatlantico è comparso il silente ministro Franceschini, descritto come uno dei ‘pontieri’, insieme a Orlando, tra maggioranza e minoranza. Questa mattina il vicesegretario Lorenzo Guerini ha incontrato Bersani mentre Matteo Renzi è rimasto al lavoro tutto il giorno al Nazareno. Stando a quanto affermano alcuni parlamentari dei Giovani turchi, il segretario dovrebbe anche incontrare il ministro Orlando per un colloquio prima di domenica.

“Il 4 dicembre è caduto un impero. E’ finita l’epoca della rottamazione: ora è il momento di costruire. E Renzi è la persona meno adatta per ricostruire il Paese”, sentenzia lapidario Michele Emiliano. Come dice Beppe Fioroni, ormai per tenere unito il Pd “serve l’attack”. E la scissione viene data a tal punto per scontata che nel Pd ci si interroga se, dopo l’uscita della minoranza, avrà ancora senso fare il congresso. E se ci saranno candidati, non di facciata, pronti a sfidare Renzi.

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