Orfini parla di primarie Pd a marzo e intanto chiude la Federazione romana e licenzia 12 dipendenti. In Sinistra Italiana, nel giro di poche ore, esplode e rientra il caso Scotto

Orfini parla di primarie Pd a marzo e intanto chiude la Federazione romana e licenzia 12 dipendenti. In Sinistra Italiana, nel giro di poche ore, esplode e rientra il caso Scotto

La giornata politica, convulsa, consegna numerose notizie e polemiche. Accanto alle discussioni su legge elettorale e data del voto, si affacciano due vicende interessanti, e politicamente rilevanti, che hanno per protagonisti il Pd romano e Sinistra Italiana.

Si chiude la Federazione Pd di Roma, e si licenziano di dipendenti

Mentre si discute del suo destino nazionale, di primarie e di congresso, il Partito democratico di Roma, una delle federazioni più grandi d’Italia, e tra le più ferite, anche per gli effetti dell’inchiesta su Mafia Capitale, licenzia tutti i suoi dipendenti, perché scopre di avere un carico di 2,2 milioni di euro di debito. La decisione, storica, si affianca alle polemiche suscitate dal caso relativo al quotidiano del Pd, la rinata Unità, a direzione Sergio Staino, anch’essa in via di chiusura, col probabile licenziamento di giornalisti, tecnici e amministratori. Certo, dopo una campagna referendaria perduta, e costata qualche milione di euro (si pensi solo al cachet dell’esperto di comunicazione Jim Messina, che da solo avrebbe potuto salvare decine di lavoratori del partito o del giornale), dopo i dati tutto sommato confortanti relativi al finanziamento pubblico/privato attraverso le procedure del 2×1000, accorgersi ora dello stato di forte indebitamento in cui versa il partito democratico a Roma, ma non solo a Roma, fa sorridere, se non ci fosse di mezzo il destino di lavoratrici e lavoratori. Andiamo con ordine.

La lettera del tesoriere del Pd romano ai dipendenti 

“Il Partito Democratico – Federazione di Roma comunica che si trova nella necessità di avviare la procedura di licenziamento collettivo per i 12 lavoratori in forza”. Comincia così la lettera, a firma del tesoriere Carlo Cotticelli, inviata ieri ai dipendenti del Pd di Roma nella quale si spiega che il partito “soffre di una grave e soprattutto irreversibile crisi economico-finanziaria”. “Abbiamo in questi due anni tagliato la gran parte dei costi dalle utenze, alla sede della Federazione – si legge nella lettera spedita ai dipendenti – ma purtroppo oggi si rende necessaria una misura anche per far fronte alle conseguenze del ritardo accumulato sul pagamento degli stipendi”. La causa, stando alla missiva, è da ricercare nella legge che ha abolito il “finanziamento pubblico ai partiti politici” e che ha portato la Federazione a “rimodulare l’intera attività con un piano atto a riequilibrare la precaria situazione economico-finanziaria”. La “drastica riduzione delle entrate presenti e future derivanti dalla contribuzione degli eletti all’Assemblea capitolina e degli assessori – continua la lettera – esclude la possibilità di attivare l’adozione di strumenti alternativi”. Da oggi, dunque, prende il via la procedura di licenziamento per i dodici dipendenti.

La dura constatazione del commissario Orfini: “2,2 milioni di debiti. Una situazione insostenibile”

La decisione del Pd arriva al termine di mesi di analisi avviate dal commissario Matteo Orfini, chiamato alla guida della Federazione capitolina dopo lo scandalo di Mafia Capitale. Orfini la spiega così: “Stiamo affrontando un faticosissimo piano di risanamento che ha portato alla chiusura di sedi, utenze e al taglio di tantissime spese, il tutto cercando di tenere al riparo i dipendenti. Quando sono arrivato io, ho trovato 2,2 milioni di debiti accumulati in 8 anni. E, follia per una federazione che vive di sole tessere, 12 dipendenti. Una situazione insostenibile”. Sono molti i circoli che nel tempo sono stati chiusi o accorpati, altri invece si sono dimostrati morosi e indietro con i pagamenti. Lo scorso novembre è toccata alla storica sezione di via dei Giubbonari, nel cuore della Capitale, chiudere i battenti in seguito alla ricognizione degli stabili comunali effettuata dal Campidoglio prima con Ignazio Marino e poi con il commissario Francesco Paolo Tronca. “Al mio arrivo abbiamo trovato 2 milioni di euro di debiti”, il commento di Orfini -. In questo modo almeno si offre la cassa integrazione a quattro persone” che non percepivano stipendio da mesi. “La prima cosa che ho chiuso quando sono arrivato – continua il commissario – è stata la sede del Pd Roma ed infatti oggi ci appoggiamo alla regionale”. Da oggi, dunque, la federazione romana del Pd si appoggerà sui volontari. “Purtroppo non c’è più la voglia e la grinta di una volta – racconta un esponente dem -, sarà difficile tenere in piedi una situazione allo sbando”, quando mancano meno di due mesi al nuovo congresso, il primo dopo Mafia Capitale.

Sinistra Italiana. Arturo Scotto rinuncia alla candidatura a segretario e lancia accuse durissime alla Commissione del congresso

L’appuntamento congressuale di fondazione a Rimini è tra 15 giorni ma per Sinistra Italiana è tempo di tempesta (forse in un bicchier d’acqua, per come sono andate le cose). Nel partito irrompe infatti il caso Arturo Scotto. “Ritiro la mia candidatura da segretario”, spiega il capogruppo alle ore 12.30 di giovedì 2 febbraio sul blog dell’Huffington Post, lo stesso sul quale aveva comunicato la volontà di candidarsi. Scotto chiede di trasformare il Congresso in una tappa transitoria. E accusa: “Avevo chiesto di cambiare la ragione sociale del Congresso, aprendoci a ciò che si muove con noi e al di fuori di noi. A cosa serve, qui e ora, questo congresso?”. Così, Scotto annuncia una ‘sua’ kermesse a Roma il 12 febbraio e incassa, subito, il sostegno di Massimiliano Smeriglio: “lavoriamo per un campo progressista”. Di fatto, i due esponenti di spicco di Sinistra italiana mettono perfino in dubbio la presenza di una fetta di iscritti.

La replica, altrettanto dura della Commissione per il congresso

“Le parole di Scotto stupiscono, ci ripensi”, è la replica della commissione congressuale che, di fronte alle contestazioni regolamentali di Scotto, assicura inoltre che “le regole” per tesseramento e assemblee provinciali sono state rispettate. Ma la questione è tutta politica e verte sull’annosa tensione tra chi, come Scotto (e almeno la metà dei parlamentari) pensa al dialogo con l’universo Dem e chi, dall’arrivo di Renzi, con quel mondo ha chiuso.

La nota della Commissione prosegue: “In ogni caso in nessun modo è stato disconosciuto il diritto degli aderenti di decidere, che viene completamente tutelato. Per questa ragione affermare che è stato disconosciuto il principio ‘una testa, un voto’ appare non solo una scelta completamente infondata, ma anche chiaramente strumentale. Non c’è stata nessuna forzatura nell’interpretazione del regolamento, ma invece solo l’intenzione di cercare il più ampio consenso possibile all’interno delle realtà territoriali. Il lavoro in questa direzione della Commissione Congressuale e’ stato inoltre reso ancor piu’ difficoltoso dalla scelta incomprensibile di una parte dei componenti di disertare le ultime due riunioni dell’organismo”. “Infine lascia l’amaro in bocca dover apprendere che la scelta di procedere alla verifica della regolarità del tesseramento sia stata vissuta come un avvelenamento dei pozzi. Ci chiediamo come sia possibile. Dopo i tanti casi di scandalosa irregolarità verificatesi negli ultimi anni nelle procedure di voto nei congressi e nelle primarie di altri soggetti politici, crediamo che gli aderenti di Sinistra Italiana si sentano rassicurati da verifiche e controlli, dall’esistenza di una Sinistra che crede davvero nella trasparenza, nel rispetto delle regole e che non lascia che si creino zone d’ombra sui processi decisionali e democratici”. “Ci auguriamo e siamo certi che nelle prossime ore e nei prossimi giorni Scotto ci ripenserà e continuerà a dare il proprio contributo alla nostra nuova esperienza politica ed umana collettiva”.

La controreplica e la marcia indietro di Scotto: “Al congresso si può trovare una mediazione”

Passano pochissime ore e Scotto consegna a un’agenzia di stampa la seguente dichiarazione: “Io con Nicola ci parlo tutti i giorni, siamo amici e ci rispettiamo ma francamente non mi è molto chiaro quale sia il suo progetto di partito”. Poi però prosegue, “ho voluto dire alla luce del sole – ha spiegato Scotto all’Adnkronos – che non mi convincevano le procedure e l’esito delle adesioni locali e poi, soprattutto, questa idea di un congresso preconfezionato con un’impostazione della leadership già decisa. Mi è sembrato un po’ prepotente. Io sono un mite e si sa che quando ai buoni gli fai una prepotenza si incazzano di brutto. Comunque io lavoro per l’unità e sono sicuro che al congresso si può arrivare a un progetto condiviso e a una prospettiva comune”. “Ho detto apertamente in tempi non sospetti, anticipando quali sarebbero stati i temi della mia campagna congressuale, quali erano le mie idee. Ora vedo che la cosa ha avuto effetto e che una certa dialettica si è messa in moto. Se parliamo, se discutiamo apertamente e lealmente conviene a tutti e anche Sinistra italiana ci guadagna. Al congresso si può trovare una mediazione”, ha concluso Scotto. Caso chiuso?

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