Non serve lo psicanalista per studiare la “crisi” italiana, bastano i dati drammatici sull’occupazione. Il Paese non cresce. Crollano le assunzioni stabili –37%. Allarme Cgil: disoccupazione e precarietà. Gentiloni difende l’indifendibile. Si preoccupa Confindustria. I bugiardi del Pd

Non serve lo psicanalista per studiare la “crisi” italiana, bastano i dati drammatici sull’occupazione. Il Paese non cresce. Crollano le assunzioni stabili –37%. Allarme Cgil: disoccupazione e precarietà. Gentiloni difende l’indifendibile. Si preoccupa Confindustria. I bugiardi del Pd

Mentre cercavamo di districarci nel labirinto dei dati resi noti dall’Osservatorio Inps sul precariato secondo cui, in fondo, le cose non vanno male, Istat fa scuola, c’è tornato a mente un titolo di “La Repubblica”, un commento in prima pagina, scritto da un autorevole psicanalista, in cui diceva la sua sulla scissione in corso nel Pd. Titolo: “Quei Dem sul lettino dello psicanalista”. Inizio dell’articolo: “Nelle letture politiche della scissione in corso nel pd il coro sembra essere giustamente unanime. La scissione è il frutto di una irresponsabilità che coinvolge direttamente i contendenti”. La firma è di Massimo Recalcati, un’autorità in questo settore, collaboratore del Manifesto per molti anni passato nel 2011 a Repubblica. Si dice che sia lo psicologo anche di Renzi Matteo.

Perché ci è venuto  in mente questo editoriale di cui abbiamo letto solo poche righe, non ce la facevamo ad andare avanti? La risposta è semplice. Perché di un problema politico che riguarda il partito di governo, ancora la prima forza elettorale, non se ne può fare una questione da psicanalisti, anche se emeriti.

Nei dati Inps un paese che va a pezzi, le radici dello scontro politico

Proprio in quei dati Inps, drammatici, che danno il senso di un paese che perde pezzi, va all’indietro, sono le radici dello scontro politico che scuote il nostro Paese. Sono il segno del fallimento del governo di Renzi Matteo da una parte e della presa di coscienza, sempre più forte, di forze della sinistra, diversamente collocate, che così non si può andare avanti, che bisogna cambiare rotta, battere il “renzismo”. La bastonata che ieri c’è arrivata da parte della Commissione della Ue, l’ultimatum, ad aprile regolate i conti, saldate il debito pagando 3,4 miliardi o verrà aperta la procedura di infrazione, il commissariamento della nostra politica economica. Se ce ne era ancora bisogno proprio la decisione di Renzi di tenere il congresso il 9 aprile per aprire la strada ad elezioni a giugno aggrava ancor più la situazione del nostro paese. “Drammatica” per quanto riguarda il problema lavoro, le diseguaglianze sociali, segnali chiari, netti che il Paese non cresce. Invece di chiamare in causa la psicologia, emeriti studiosi, basterebbe costruire uno strumento molto semplice, di quelli che vengono usati per stabilire il gradimento di questo o quel fatto, per l’occasione pensiamo ad un “bugiardometro” per smascherare tutti coloro che a fronte di dati del tutto negativi per quanto riguarda i posti di lavoro, il termometro  che misura la temperatura economica di un paese, gridano al successo, esultano, parlano di milioni di posti di lavoro come fossero bruscolini. Barare è facile. Ma lo è ancor di più smascherare i bari che sono annidati nelle falangi renziane. Un dato su tutti: il crollo delle assunzioni stabili, –37%, taglia la testa al toro. Basta leggere nel senso giusto e scopri che  quel 37% corrisponde a 763.000 contratti in meno rispetto al 2015. L’Osservatorio Inps sul precariato spiega che la riduzione segue il “forte incremento registrato nel 2015, anno in cui si poteva beneficiare dell’abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per tre anni”. Chiaro? Sì, i datori di lavoro si sono presi i soldi e quando è finita la pacchia che ci è costata,a noi cittadini18 miliardi, hanno ringraziato e sono tornati a non assumere. Ancora, nel periodo gennaio-dicembre 2016 sono diminuite di 464.000 unità rispetto al corrispondente periodo del 2015, un -7,4%. Da notare che sono comprese anche le assunzioni stagionali, 565 mila.

Il saldo dei contratti a tempo indeterminato in calo del 91% rispetto al 2015

In totale il saldo dei contratti a tempo indeterminato è risultato in calo del 91% rispetto al 2015. Una nota particolare merita il problema voucher, che la Cgil vuole abolire con il referendum. Si dice nelle dichiarazioni ufficiali che i provvedimenti adottati dal governo anno avuto effetto. Una bugia: sono aumentati del 3,9%.

Una prima valutazione sui dati Inps viene dalla Cgil con Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil. Per quanto riguarda le elaborazioni sulla cassa integrazione definisce “preoccupante l’impennata di quella ordinaria (+174,7% su base annua) che, combinata alla contrazione delle altre misure di ammortizzatori sociali e in assenza di urgenti correttivi, rischia di essere il preludio della cessazione di ulteriori attività produttive ancora in crisi e, di conseguenza, dell’incremento dei licenziamenti. Mancano inoltre – dice Scacchetti – tutti i dati relativi agli interventi operati dai Fondi di solidarietà, tra cui il Fondo di integrazione salariale, che ad oggi non ha ancora riconosciuto le prestazioni economiche ai lavoratori che ne avrebbero diritto”. La segretaria Cgil parla di “continuo peggioramento, rispetto al 2016, della qualità dell’occupazione: appena terminati gli sgravi contributivi per le aziende sono crollate le attivazioni a tempo indeterminato (-763mila pari a -37,6% rispetto al 2015); nessun processo di stabilizzazione dei rapporti di lavoro è stato avviato poiché si contrae il flusso di trasformazioni (-35,4%); nonostante la ripresa delle assunzioni degli ultimi anni, si è registrato un preoccupante saldo negativo di -464mila unità rispetto al corrispondente periodo del 2015 (-7,4%)”.

Scacchetti (Cgil). Un quadro allarmante,aggravato dalla  continua crescita dei voucher

Si tratta – prosegue Scacchetti – di “un quadro allarmante, aggravato dalla continua crescita, seppur rallentata, dell’utilizzo dei voucher (aumentati del 23,9% dal 2015 al 2016 e nel solo gennaio del 2017 cresciuti del 3,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). Si conferma il malessere del nostro sistema produttivo, che rischia di mantenere per anni elevati i tassi di disoccupazione e precarietà nel Paese”. Per questo, conclude Scacchetti, “è necessaria un’inversione delle scelte politiche economiche che devono ripartire dagli investimenti pubblici e privati e dal sostegno ai redditi da lavoro. È sempre più urgente – conclude – che il Parlamento incardini la discussione sulla ‘Carta dei diritti universali del lavoro’, ed è sempre più forte la necessità di ridare dignità al mondo del lavoro con i due referendum promossi dalla Cgil per l’abrogazione dei voucher e per la responsabilità solidale in materia di appalti”.

Damiano (Commissione Lavoro). I dati confermano il ritorno ad assunzioni precarie

Netto anche il giudizio di Cesare Damiano, Pd, presidente della Commissione Lavoro della Camera. “I dati – dice – confermano il ritorno ad assunzioni precarie,  un drastico rallentamento nel 2016 dell’occupazione a tempo indeterminato. Aumentano invece i contratti a termine. Questi dati – ha proseguito – confermano che l’incentivo del 2015, molto favorevole, ha avuto un effetto-droga sul mercato, che è svanito con la decurtazione del 60% dello stesso incentivo nel 2016″. “Questa situazione – prosegue – l’avevamo prevista, ma non siamo stati ascoltati. I dati confermano che stiamo tornando alle assunzioni precarie, dopo la parentesi del 2015 che aveva visto una forte crescita delle assunzioni con il contratto a tutele crescenti. Si indebolisce vistosamente la filosofia del Jobs Act che aveva scommesso sull’aumento strutturale del lavoro stabile”, ha concluso.

Le sparano grosse  i renziani doc teleguidati dal “californiano” Renzi

Non la pensano così i renziani doc che si sprofondano in autoelogi teleguidati dal “californiano” Renzi Matteo. Li segnaliamo perché anche il ridicolo merita una citazione. In testa alla graduatoria Filippo Taddei, responsabile economia del Pd il quale afferma che “l’economia italiana ha quasi raggiunto il suo massimo storico di persone assunte a tempo indeterminato”. Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati Pd esplode di gioia: “Il Paese è in ripresa, non solo perché economicamente stiamo uscendo dalla crisi, ma perché i dati occupazionali mostrano un mercato del lavoro che sta crescendo come mai era capitato negli ultimi anni”. Non basta: “Anche la flessione netta nella crescita della vendita dei voucher è il risultato degli elementi correttivi dati dall’obbligo di comunicazione preventiva dell’orario di svolgimento della prestazione lavorativa in vigore da fine ottobre dello scorso anno”. Peccato che la vendita è aumentata ma Titti non se ne è accorta. Viene superata da una tal Alessia Rotta, parlamentare Pd, secondo la quale “è surreale sentir parlare di fallimento del Jobs act, visto che in due anni abbiamo registrato 1 milione di posti di lavoro stabile. I dati dicono che l’occupazione continua costantemente a crescere”. I dati dicono il contrario, ma tutto fa brodo. Lasciamo per ultimo Paolo Gentiloni, il quale si trova a dover difendere l’indifendibile, la politica del governo Renzi di cui lui faceva parte, come ministro degli Esteri, che poco si occupava di cose italiane. Dice: “Avanti con le riforme, dobbiamo accelerare con il documento di Bilancio”. Poi, forse non ha proprio il senso dell’ironia, per non dire del ridicolo trattandosi del presidente del Consiglio, che conosciamo da tanti anni, quando afferma che “forse Bruxelles non ha colto del tutto il lavoro che il governo sta facendo”. Sarà anche vero, noi non riusciamo a capire cosa stia facendo il governo ma ora la realtà è che Bruxelles presenta i conti. E devono essere saldati.

Ora anche Confindustria si accorge che la barca sta affondando

Perfino Confindustria  ora si accorge  che la barca sta affondando. Il Centro studi degli industriali sottolinea il fatto che “il ritmo italiano rimane ben inferiore a quello dell’Eurozona, frenato dall’incertezza, specie politica”. Il “passo lento italiano” si confronta con quello che Confindustria continua a definire uno “scenario mondiale molto favorevole: si è fatta ancor più elevata la dinamica dell’attività produttiva e degli scambi internazionali”. L’Italia “resta fanalino di coda, con una crescita inadeguata a uscire dalla crisi. Industria ed export trainano il Pil, la domanda interna risente dell’instabilità politica, quando ogni sforzo andrebbe dedicato al rilancio dell’economia e al sostegno dei posti di lavoro; il credito rimane erogato con il contagocce. I sentieri divaricanti dei tassi Fed e Bce (che non intende cambiare rotta) spingono il dollaro. Mentre quelli sui titoli sovrani iniziano a riflettere tensioni economiche e non”. Una sola annotazione. Confindustria e i “poteri forti” attraverso i “loro” giornali parlano di “incertezza”, “instabilità politica”, quasi, anzi senza quasi, ad addebitare al referendum costituzionale la causa della crisi che sta sempre più affondando il nostro paese. Ci permettiamo di far presente al “club dei cervelli” di Confindustria che Renzi ha governato per mille giorni, la debacle, la disfatta, non avviene negli ultimi mesi. Non è colpa del destino cinico e baro.

Share

Leave a Reply