Nicola Fratoianni eletto primo segretario della storia di Sinistra Italiana con 503 voti. Gli interventi di Vendola e Fassina. D’Attorre non ci sta

Nicola Fratoianni eletto primo segretario della storia di Sinistra Italiana con 503 voti. Gli interventi di Vendola e Fassina. D’Attorre non ci sta

Si sono conclusi i lavori del Congresso nazionale fondativo di Sinistra Italiana al PalaCongressi di Rimini. Oltre a Nicola Fratoianni, eletto segretario nazionale, la platea congressuale ha eletto Giovanni Paglia tesoriere nazionale e Laura Lauri presidente dell’Assemblea Nazionale. Infine è stata eletta la Direzione Nazionale del partito. La platea congressuale (680 delegati) si trasforma da oggi in Assemblea Nazionale di Sinistra italiana. Nicola Fratoianni ha ricevuto 503 voti, contrari 32, astenuti 28.

Nicola Fratoianni nel discorso di investitura: “Se la minoranza del Pd rompe, cosa farà sulla fiducia?”. Sul partito: “datemi una mano e ce la faremo”

“Sinistra italiana dialogherà con la sinistra del Pd, qualora dovessero scegliere la rottura, solo se prenderà le distanze da alcuni provvedimenti del governo Gentiloni”, chiarisce subito mette il primo segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, chiudendo i lavori della tre giorni di congresso fondativo. “Se si produce la rottura nel Pd e anche in Parlamento si dà vita a nuovi gruppi con i quali voglio interloquire e ai quali voglio lanciare una proposta di discussione comune, chiedo: alla prima fiducia a Gentiloni che cosa fanno? Se sarà posta la fiducia sul decreto sicurezza di Minniti che cosa faranno? Perché se non partiamo da qui la nostra impresa è già finita”. Sul partito nascente, Fratoianni ha poi fatto un appello: “Io ci proverò, se tutti mi darete una mano, se lo faremo insieme forse ce la faremo. Non so se sarò capace di fare tutto quello che abbiamo in mente e ci siamo detti in questi giorni. Io un impegno me lo prendo. Ci riuscirò se insieme saremo capaci di realizzare le parole ‘unità, umiltà, generosità’ ma anche determinazione, necessaria per provarci”, ha detto infine Nicola Fratoianni. Prima della votazione sul segretario, delegati e invitati hanno ascoltato gli ultimi interventi, tra i quali quello di Nichi Vendola, di Alfredo D’Attorre, che ha annunciato, come Scotto, la non partecipazione alla costruzione di Sinistra Italiana, e Stefano Fassina, che invece ha ribadito con forza senso e valore del nuovo partito.

Nichi Vendola: “il dolore del Jobs act non me lo toglie la gioia delle unioni civili”. Sul Pd: “dialoghiamo, ma mai col cappello in mano” 

“Siamo inchiodati alla dittatura del presente, le diseguaglianze vengono naturalizzate. A Matteo Renzi: non si tratta di avere il copyright della parola sinistra, anche se lui è asceso come Grillo sulla scena teorizzando il superamento delle categorie destra e sinistra”, ha detto Nichi Vendola, parlando dal palco del congresso di Sinistra italiana. “C’è la tentazione a sinistra di cavarsela parlando di diritti civili: il dolore del jobs act non me lo toglie la gioia delle unioni civili e siamo contenti di un avanzamento, anche se bisogna allargare lo sguardo allo ius soli, al testamento biologico e parlare del diritto di vivere in un paese in cui le libertà civili non riguardano il mondo della produzione”, ha aggiunto. “Considero una ‘cosetta’ la modalità con cui hanno dibattuto nel Pd, considero rilevante quello che c’è sotto le parole. Dobbiamo essere molto attenti a interloquire con chi dovesse rompere quella storia ma non dobbiamo andare a dialogare con il cappello in mano, con nessuno”, ha proseguito Nichi Vendola, replicando alle polemiche di quanti, guidati dal capogruppo alla Camera Arturo Scotto, stanno lasciando il partito in nome dell’unità con il Campo progressista di Giuliano Pisapia e gli scissionisti del Pd. “Mi spiace per quelli che vanno, è stata lunga – ha sottolineato l’ex leader di Sel – la vicenda di sofferenze che abbiamo vissuto anche come gruppo dirigente, però la cosa fondamentale è la bussola e la rotta. Essere in grado di piantare una bandiera dell’autonomia culturale e avere un cammino che ci consenta davvero di ricostruire il nesso fra il politico e il sociale, perché ogni volta che si separa si preparano sconfitte per la sinistra. Voglio una sinistra la cui missione non sia la resa”.

Alfredo D’Attorre. Il suo Ordine del giorno di mediazione bocciato. Un altro addio dopo quello di Scotto

Una separazione più dolce, ma pur sempre una separazione. Dopo il capogruppo Arturo Scotto, anche l’ex bersaniano Alfredo D’Attorre annuncia il suo distacco dal progetto di Sinistra italiana, raccomandando a quelli che sono stati i suoi compagni di strada di “tenere un filo” nonostante la divaricazione strategica. D’Attorre aveva proposto al congresso di impegnare Sinistra Italiana in un processo costituente con gli scissionisti del Pd e con Giuliano Pisapia, ma la sua proposta è stata bocciata nella serata di ieri. “Il 4 dicembre è stato un punto di svolta: abbiamo visto giusto. Ora dobbiamo ripartire dalla costruzione di uno Stato democratico nel solco del dettato costituzionale, a partire dal diritto del lavoro”, ha detto. “Renzi sembrava invincibile, sembrava che fosse il nuovo inizio, invece abbiamo dimostrato che era la coda del ventennio berlusconiano, caratterizzato dal leaderismo plebiscitario”. Per il deputato di Si la sfida di Sinistra Italiana “riguarda la sinistra radicale come quella riformista”. Per questo “non basta elencare i problemi ma indicare soluzioni credibili”. Che richiedono aggregazioni più larghe. Un altro arrivederci.

Stefano Fassina: “non saremo il movimento giovanile di Bersani e D’Alema”

“Sinistra italiana ha un suo profilo politico e non sarà il movimento giovanile di Bersani e D’Alema”, dice Stefano Fassina nel suo intervento al congresso. “Non era scontato arrivassimo qui, anzi. Secondo i fautori della teoria del dopo 4 dicembre, che ci consigliavano di aspettare, Sinistra italiana non sarebbe mai nata. Ringrazio Vendola che generosamente ha proposto la nascita di Si partendo da Sel e Fratoianni, che si è guadagnato strada facendo l’autorevolezza per guidare il partito. Noi abbiamo un profilo, non vogliamo fare il movimento giovanile di D’Alema e Bersani. Lo voglio dire a D’Attorre: abbiamo già dato”. Inoltre, continua Fassina, “Vorrei chiedere a Giuliano Pisapia qualcosa sul suo programma. Lo dico con una battuta di Moretti: ‘Giuliano dì una cosa di sinistra’. Sui valori siamo tutti d’accordo ma sui programmi come facciamo a stare con chi rivendica l’utilità del jobs act, della buona scuola, delle trivelle? Perché la sinistra non intercetta più la domanda di cambiamento? Perché abbiamo contribuito a costruire quell’ordine economico-sociale che schiaccia chi invece avremmo dovuto difendere?”. Infine, “Noi dobbiamo provare a essere il lievito di un’alleanza per la Costituzione, che valorizzi le esperienze e i soggetti che si sono ritrovati tutti insieme sul referendum del 4 dicembre. Un partito è una comunità di uomini e donne e abbiamo bisogno di costruire la dimensione comunitaria: lealtà, rispetto,solidarietà anche quando non si è d’accordo. Questo è decisivo, se siamo un gruppo dirigente che pensa solo alla propria carriera non c’è bisogno di noi. Ci sono persone che lo fanno molto meglio di noi”.

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