Merkel e Draghi: prove di alleanza. Gentiloni e May: incontro di cortesia. Qualcosa si muove in Europa. Le elezioni, gli attacchi di Trump. Il problema sono le politiche della Ue

Merkel e Draghi: prove di alleanza. Gentiloni e May: incontro di cortesia. Qualcosa si muove in Europa. Le elezioni, gli attacchi di Trump. Il problema sono le politiche della Ue

È stata la giornata degli incontri in vista degli appuntamenti importanti che attendono i Paesi che fanno capo alla Unione europea. Con uno sguardo, non secondario, alle elezioni  che riguardano la Francia, la  Germania, l’Olanda, l’Italia non si sa quando, alla  fuoriuscita della Gran Bretagna dalla  Comunità, la Brexit. Due italiani protagonisti: il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha incontrato l’omologa britannica, Theresa May, e su un altro versante il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi che si è visto, a Berlino con  la cancelliera tedesca Angela Merkel. Difficile tirare un bilancio. A Londra i due capi di governo si sono presentati in conferenza stampa. Non avevano molte cose da dire, l’incontro è stato un fatto formale, una presa di contatto. I due non avevano molte cose da dirsi. Una cosa in comune: May si prepara  a fare i bagagli, a lasciare  Bruxelles, ma anche Gentiloni sa che dovrà fare i bagagli, non quando e non come. Dipende da Renzi Matteo. I due sono apparsi come quei fidanzati che si lasciano ma promettono di rimanere amici. Poi accade che se si incontrano per strada si voltano dall’altra parte evitando di salutarsi.

La cancelliera e il presidente della  Bce, due ore e mezzo di incontro riservato

Merkel e Draghi invece dopo due ore e mezzo non hanno voluto incontrare la stampa. Di cose comunque se ne devono essere dette tante. Alcune, le più importanti, sono state lasciate filtrare dalle solite fonti sempre bene informate. Merkel  si trova in grande difficoltà in una campagna elettorale che vede Martin Schulz, il candidato della Spd, marciare a tutto gas mettendo in difficoltà la cancelliera che ha bisogno di recuperare un rapporto di “buon vicinato” con Mario Draghi. Il presidente della Bce ha avuto qualche problema, si fa per dire, con il potente ministro tedesco Wolfgang Schaeuble e con il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann che ha ripetutamente criticato la politica monetaria espansiva della Bce. Facendo una sintesi delle due ore mezzo di confronto, con beneficio di inventario,  stando alle fonti ufficiose, ad alcune dichiarazioni di Weidmann, prive della sua proverbiale spigolosità, ai silenzi del ministro delle Finanze, si può dire che fra Germania e Draghi si è creata una situazione di armistizio. Nei prossimi incontri, a partire da quello di marzo in cui, a Roma, si celebra la nascita del patto europeo, si vedrà se la pace durerà e se la Unione europea prenderà nuova linfa

Un messaggio di distensione del premier italiano nell’incontro londinese

Più semplice il compito di Gentiloni nell’incontro con la May. Si è presentato portando un messaggio di distensione. “Sappiamo – ha detto – che non sarà un negoziato semplice. Sappiamo che dovremo affrontarlo in modo amichevole e costruttivo. Non abbiamo nessun interesse a un negoziato distruttivo tra Ue e Regno Unito”. Theresa May  apprezza, ringrazia “per i colloqui costruttivi”.  “Abbiamo gettato le basi – dice – per continuare i forti rapporti tra i nostri Paesi” che proseguiranno “insieme per l’agenda del G7, in Consiglio di sicurezza dell’Onu e per un nuovo partenariato con l’Ue”. Poi gli interessi comuni. “Italia e Regno Unito – afferma Gentiloni – hanno un interesse reciproco nel rassicurare i nostri concittadini italiani che vivono nel Regno Unito e britannici che vivono in Italia sul fatto che i loro diritti acquisiti saranno rispettati e trattati in condizioni di reciprocità, quindi trattati bene”. May dice: “Sull’Ucraina la Gran Bretagna è preoccupata dalle azioni destabilizzanti della Russia e per il deteriorarsi della situazione umanitaria. La comunità internazionale deve continuare a mantenere le sanzioni alla Russia fino al compimento dell’accordo di Minsk”. E lui risponde ai cronisti: “Per essere chiari, da parte della presidenza italiana non c’è alcun invito a Putin a partecipare al G7 di Taormina. C’è l’esigenza, mentre manteniamo una posizione ferma sui principi, di fare ogni sforzo possibile sul dialogo. Ma questo non ha a che fare con prospettive di invito che al momento non mi paiono assolutamente realistiche”. May, infine, assicura Gentiloni che “Gran Bretagna e Italia continueranno a lavorare insieme e spero che con la presidenza italiana del G7 avremo un nuovo approccio sui flussi migratori”. Stop, niente di più niente di meno. Una visita di cortesia.

A Berlino molta carne al fuoco. Schaeuble, il ministro “cattivo” modera i toni

Molta carne al fuoco a Berlino a partire dalla proposta avanzata dalla cancelliera sull’Europa a più velocità poi ridotte a due, sulla quale Draghi non mostra l’ottimismo di parte dei politici italiani dai renziani a Romano Prodi. In sequenza gli attacchi di Trump, seguito a ruota da  Renzi Matteo sul “surplus” commerciale tedesco, la strategia della Bce, la politica espansiva criticata duramente dal presidente della Bundesbank. Draghi avrebbe chiesto alla Merkel di illustrare in modo concreto la proposta delle “due velocità”. Come già aveva detto nella audizione all’Europarlamento  ha ribadito che  il “progetto europeo si basa sull’assunto di mantenersi uniti in tempi difficili”, che dall’euro “non si torna indietro”. Poi  ha ribadito che “forse il concetto è ancora da sviluppare. Credo che sia una visione appena abbozzata su cui non sono in grado di esprimere un commento”. Non c’è dubbio che da parte della Merkel qualche chiarimento sia venuto.

Forse per comprendere il valore e il significato di questo testa a testa, i riflessi che può avere sulla politica economica della Unione, al di là delle proposte circolate a Berlino su possibili ministri europei, dalle Finanze alla Difesa, bisogna richiamare il clima in cui si è svolto. Intanto proprio Schaeuble ha tenuto a non far la parte del cattivo, il responsabile del surplus tedesco, approfittando della sottovalutazione dell’euro ai danni di altri partner e degli Usa, a dire di Trump. Il ministro delle Finanze, non si capisce bene se per elogiare o criticare Draghi ha affermato: “Quando Draghi si lanciò in una politica monetaria espansiva, gli feci subito presente che questo avrebbe fatto aumentare il surplus tedesco. All’epoca promisi di non criticare pubblicamente la sua linea, ma ora non voglio essere io quello criticato per le conseguenze di questa politica”. Dopo questa dichiarazione ancora un’altra, dal tono distensivo. Dice che  le scelte di “SuperMario” sono “inusuali”. Non pronuncia mai la parola “sbagliata” di cui aveva fatto largo uso. Sottolinea che l’Eurotower è di fronte a un “problema speciale”. Non rinuncia a dire che per la Germania il valore dell’euro è troppo basso. Ma precisa: è giusto che il cambio di corso sia “prudente” e “ben pianificato”. Merkel che ha bisogno dell’appoggio di Mario Draghi, ha ottenuto un primo risultato. Forse il “veleno “ del ministro delle Finanze  è stato diluito, se non eliminato.

La cancelliera ottiene una tregua dal presidente di  Bundesbank, sempre critico verso la Bce

Cosi, pare che la cancelliera abbia ottenuto una “tregua” da parte del presidente di Bundesbank. Da tempo non perdeva occasione di criticare  la politica espansiva, il Quantitive Easing, i tassi bassi, l’acquisto di titoli. Weidmann non ha riunciato alla critica ma ha suggerito a Draghi di “rallentare e non frenare bruscamente, per non causare un impatto negativo sull’economia europea”. Il presidente di Bce, di fatto, ha ottenuto un via libera per proseguire la politica dei tassi bassi. La politica monetaria espansiva potrebbe caratterizzare tutto il suo mandato, in scadenza nell’ottobre 2019. Per quanto riguarda il programma di acquisti la Bce continuerà a comprare al ritmo di 80 miliardi al mese fino a marzo, e poi di 60 miliardi al mese da aprile a dicembre, per poi andare ancora avanti, se sarà necessario. L’incontro di Berlino fra Merkel e Draghi  può  essere un primo passo verso una unità di intenti fra i due principali protagonisti dell’Europa? Può rappresentare l’inizio di una alleanza, forte e salda, si chiedono i commentatori di “cose europee”. La risposta a breve. Se son rose fioriranno. Ma non mancheranno le spine. Si chiamano politiche della Ue.

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