Matteo Trump copia il presidente Usa e attacca Merkel e Ue. Incertezze sulla risposta del governo alla Commissione europea inviata in tarda serata

Matteo Trump copia il presidente Usa e attacca Merkel e Ue. Incertezze sulla risposta del governo alla Commissione europea inviata in tarda serata

Mentre il Ministero dell’Economia, a tarda serata, rende finalmente noto il testo della lettera che il governo si è impegnato ad inviare alla Commissione Ue indicando impegni e misure concrete per “aggiustare“ il Bilancio, arriva Renzi Matteo a sparare a zero contro Angela Merkel perché la Germania non rispetterebbe le regole europee sul surplus commerciale. Guarda caso la sortita dell’ex premier, sempre più bilioso, invelenito, smanioso di tornare a Palazzo Chigi, grande illusione, potrebbe costare cara a lui, ma soprattutto all’Italia. Arriva a ruota con l’attacco  portato da Trump, attraverso Peter Navarro, consulente  in capo per quanto riguarda il campo commerciale del presidente Usa. Berlino sfrutta l’euro “esageratamente svalutato” rispetto ai suoi partner commerciali. Renzi fa proprio l’attacco di Trump, chiede che Merkel rispetti le regole che valgono per tutti. E quindi anche per la Germania. La tempistica non è casuale: ieri dall’amministrazione Trump era arrivato il duro attacco alla Germania. Dice Renzi: “Questa critica è un fatto che mi colpisce perché nel nostro continente arriva anche e soprattutto da sinistra, non è solo dal neo presidente americano”. Chiamando in causa la sinistra per coprirsi le spalle richiama le “regole” che  dicono che il surplus commerciale della Germania non può essere superiore al 6%, oggi è intorno al 9%. “Si tratta di una violazione delle regole che fa male a tutta l’Europa. E che la indebolisce a favore dei soli amici tedeschi. Più volte abbiamo posto il tema in modo ufficiale, nei tavoli di discussione: vogliamo rispettare le regole. Ma dobbiamo farlo tutti. Anche la Germania. La filosofia dei due pesi e due misure è sbagliata”. Bene, e allora? Vuol dire che se Merkel sbaglia si sente autorizzato anche  Renzi, o meglio Gentiloni perché lui è oggi ancora il premier, a rispondere picche alla Commissione?

Padoan rifiuta di informare il Senato sui contenuti della risposta alla Commissione europea

La domanda è legittima perché la lettera è stata inviata non prima delle ore 21 di mercoledì 1 febbraio. Non  solo, domani, giovedì, alle ore 16 era prevista una informativa da parte del ministro per l’Economia, Pier Carlo Padoan, nell’aula del Senato. Dal ministero fanno sapere che la  presenza del ministro è confermata ma solo per il question time. Il rifiuto, di fatto, del ministro di informare il Parlamento, quasi il rapporto con la Commissione di Bruxelles sia un fatto privato del governo, è stato confermato al termine della riunione della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. Lo hanno riferito la  presidente dei senatori di Sinistra Italiana, Loredana De Petris e la presidente del gruppo M5S, Michela Montevecchi. La maggioranza, hanno  detto  le senatrici, non ha sostenuto la richiesta di trasformare l’intervento del ministro in informativa, nonostante questa istanza fosse stata votata ed approvata dall’aula nei giorni scorsi. Molto probabilmente, hanno aggiunto, il ministro dovrebbe essere ascoltato dalle commissioni riunite sul tema sollevato martedì prossimo.

La sortita di Matteo Trump, si “trumpizza” scrive Huffington Post nel riportare la notizia, il rifiuto di Padoan a riferire al Senato,  fanno intendere che la formulazione della lettera sia stata molto difficile. Stando alle solite “voci” lo stesso Gentiloni propendeva per una risposta dura a Juncker e Moscovici, andando anche a rischio della apertura della procedura di infrazione nei nostri confronti. Poi è sembrata prevalere una linea più “morbida” senza accettare di pagare il “debito”, quei 3,4 miliardi in più nel Bilancio cui la Commissione ci chiede di far fronte.

 In vista aumenti del prezzo della benzina, delle sigarette e degli alcolici

“Una manovra correttiva danneggerebbe l’economia italiana su cui pesa già l’onere del terremoto che supera il miliardo di euro nel 2017: per questo le misure da mettere in campo per ridurre lo scostamento dall’obiettivo di medio termine, saranno orientate alla crescita e basate sostanzialmente su tagli di spesa e aumenti di entrate, anche sul versante della lotta all’evasione”, questa la posizione che il governo italiano ha espresso nella lettera inviata alla Commissione europea in risposta alla richiesta di una correzione dei conti pari allo 0,2% del Pil, ovvero circa 3,4 miliardi, accompagnata da un dettagliato rapporto sui fattori rilevanti che incidono sulla dinamica del debito. “L’ammontare generale dello sforzo strutturale per riprendere il percorso verso l’obiettivo di medio termine sarà composto per circa un quarto da tagli di spesa e per la parte restante da aumenti di entrate”, spiega il Mef. Nella missiva firmata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, viene indicato il ventaglio di misure che saranno adottate nel Documento di economia e finanza: tagli di spesa che incideranno sui consumi intermedi e sui bonus fiscali, interventi sulle imposte indirette, su una o più categorie di accise e rafforzamento delle politiche recentemente adottate che hanno portato risultati soddisfacenti, in particolare sull’Iva reverse charge e split payment. Il governo ribadisce che la politica di bilancio dell’Italia è “pienamente in linea con il Patto di stabilità” e che “i risultati raggiunti sul debito possono essere considerati più che soddisfacenti”. Il Tesoro sottolinea che il Pil dell’Italia nel 2016 “probabilmente sarà superiore allo 0,8% stimato dal Governo”. L’entità dell’aggiustamento, che Bruxelles calcola nello 0,2% del Pil, circa 3,4 miliardi, non è ancora chiara e sarà probabilmente definita anche alla luce dei dati sul Pil che l’Istat renderà noti a metà febbraio. Nessun commento dalla Commissione europea. Secondo quanto riferiscono fonti comunitarie, non è previsto che alla lettera di questa sera segua una risposta: le informazioni contenute serviranno a completare le previsioni economiche invernali, che la Commissione pubblichera’ il prossimo 13 febbraio.

La sottosegretaria De Micheli annuncia misure per la riduzione del debito.Come? Quando?

Nella incertezza sui contenuti della lettera arriva, a tarda serata, una dichiarazione di Paola De Micheli, sottosegretario all’Economia che avrebbe dovuto fare chiarezza, vista la fonte. Invece rimane sul generico, forse perché la risposta alla Commissione europea è proprio quanto di più generico potesse essere previsto. “Diremo all’Unione Europea – scrive la sottosegretaria – che nelle prossime settimane avanzeremo in Parlamento una serie di misure strutturali per intervenire soprattutto sul debito, perché in realtà il rischio della procedura d’infrazione è per debito eccessivo e sarebbe la prima volta che accade in Ue. Questo dà la dimensione della situazione, perché noi, seppur con degli aggiustamenti progressivi, sul tema del deficit stiamo progressivamente rientrando rispetto agli sforamenti che abbiamo avuto negli anni passati. Annunceremo delle misure che andranno nella direzione della stabilizzazione e riduzione del debito, che è il vero tallone d’Achille dei conti pubblici italiani. Le misure le vedremo nei prossimi giorni, ci saranno anche dei tagli di spesa. Ho letto anticipazioni che parlavano soprattutto di aumenti d’imposte, ma è evidente che gli aumenti di imposta non sono coerenti, soprattutto sull’Iva. L’aumento dell’Iva non sarebbe coerente con la scelta che noi abbiamo continuato a fare, che è quella di fare politiche per la crescita. Se aumentiamo le tasse sarebbe incoerente, non ci saranno aumenti dell’Iva”. Così De Micheli a Sky TG24.

L’ex premier. Torno a Palazzo Chigi  e diminuisco le tasse. Non è una novità

La nebbia non è certo diradata. Se questi fossero i contenuti, cioè il “rinvio” delle misure nei prossimi giorni, ancora peggio, l’annuncio. Tipico della politica renziana. Non è un caso che nel frattempo Matteo Trump aprendo la campagna elettorale, che in effetti non ha mai chiuso, promette di diminuire le tasse, abbassare l’Iva e cose simili. Dal Fondo monetario gli è subito arrivato un altolà. Con il debito che vi trovate non è possibile. Vedremo cosa avrà da dire la Commissione Ue.

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