Ma, per carità, non chiamatela manovra!

Ma, per carità, non chiamatela manovra!
Il Governo italiano si è preso tutto il tempo concesso dalla procedura e solo nella serata del primo febbraio ha inviato una letterina alla Commissione UE nella quale obbedisce al diktat di Moscovici e indica misure sul versante delle entrate e su quello del taglio delle spese con misure da effettuare entro aprile, data di pubblicazione del Documento di Economia e Finanza, una lettera avara di dettagli e tempistica volta a confermare che l’Italia non avrebbe fatto una manovra aggiuntiva, posizione più volte ribadita dal premier Paolo Gentiloni che ha preteso che la lettera fosse quel capolavoro di vaghezza su tempi e modi incorrendo nelle ire del Commissario francese che era, in uno con i suoi collaboratori, stato quotidianamente ragguagliato su contenuti, tempi e modi della manovra correttiva italiana.
Ieri, intervenendo nell’aula del Senato, Piercarlo Padoan, ministro dell’Economia, si è precipitato a riempire i vuoti della missiva e ha assicurato che i 2,5 miliardi di tagli e i 900 milioni di maggiori entrate (accise, misure di contrasto all’evasione eccetera), blandendo così la Commissione sul fatto che lo 0,2 per cento del prodotto interno lordo di correzione del deficit sarebbe stato conseguito in fretta e senza ulteriori richieste di flessibilità, anche perché, come ha notato lo stesso Padoan, i costi per il nostro Paese derivanti dall’apertura di una procedura di infrazione sarebbero ben superiori ai 3,2 miliardi di euro richiesti da Bruxelles.
Faccio il previsore, non l’indovino, ma ritengo che la soluzione della vicenda sarà non la procedura di infrazione, ma un periodo di osservazione dei conti italiani volto a rassicurare i paesi del blocco tedesco che premono per misure più energiche nei confronti del nostro Paese, una soluzione che non permetterà all’Italia di cantare vittoria, né di offrirne lo scalpo sull’altare di una visione rigorista dell’Unione europea.
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Ho ripubblicato nei giorni scorsi “Why Virginia Raggi is unfit to lead Roma” sull’onda dell’inchiesta giudiziaria che ha visto il sindaco di Roma sotto il torchio dei magistrati per nove ore e raggiunta, via quotidiani on line che rilanciavano un’inchiesta de L’Espresso, da una nuova contestazione su una polizza vita da 30 mila euro che la vede come beneficiaria e accesa dal suo ex braccio sinistro ed ex capo dello staff, Salvatore Romeo. Invito quindi a leggere quella puntata del settembre 2016, quando quanto sta avvenendo non era assolutamente ipotizzabile.
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