Londra. Alla Camera dei Comuni passa con 494 voti la legge per avviare i negoziati sulla Brexit. Gentiloni dalla May. Intanto la lattuga costa 6 sterline al cespo

Londra. Alla Camera dei Comuni passa con 494 voti la legge per avviare i negoziati sulla Brexit. Gentiloni dalla May. Intanto la lattuga costa 6 sterline al cespo

La Camera dei Comuni del Regno Unito ha approvato il progetto di legge che permetterà al governo britannico di notificare a Bruxelles l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, avviando così i negoziati per la Brexit. La legge è stata approvata senza emendamenti, con 494 voti a favore e 122 contrari, in una sessione in cui decine di deputati dell’opposizione laburista hanno rotto le file del partito respingendo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Nel pomeriggio erano stati bocciati gli ultimi emendamenti proposti dall’opposizione per cercare d’imporre qualche paletto negoziale. Ora il dossier Brexit passa alla Camera dei Lord, dal 20 febbraio, ma in caso di modifiche l’ultima parola resterà ai Comuni.

Visita di Gentiloni a Londra giovedì. Temi dei colloqui, la Brexit, la Libia e Donald Trump

L’appuntamento a Downing street era fissato per metà gennaio, ma Paolo Gentiloni, di ritorno da Parigi, si sentì male, fu costretto a restare all’ospedale Gemelli per alcuni giorni e il faccia a faccia saltò. E perciò l’incontro tra il premier italiano e il primo ministro inglese si terrà giovedì. Il presidente del Consiglio parlerà con il primo ministro inglese della Brexit e delle modalità di uscita dall’Unione ma sul tavolo ci sono anche temi internazionali, come Libia, Iraq e soprattutto il rapporto con Donald Trump, considerato che il primo ministro inglese è stato il primo ad essere stato ricevuto alla Casa Bianca dopo l’insediamento del successore di Obama. Roma e Londra, inoltre, sono legate da una forte collaborazione commerciale e interessate entrambe a risolvere l’emergenza immigrazione. Gentiloni in ogni caso nelle scorse settimane ha già mostrato di aver apprezzato la conferma da parte inglese dell’alleanza militare e politica con la Ue, ha sottolineato che l’Italia, al pari di altri Paesi, è pronta a discutere con atteggiamento di solidarietà e amicizia con Theresa May sui prossimi passi da compiere.

Intanto esplode la crisi delle zucchine e dei vegetali freschi, i cui prezzi sono saliti alle stelle

Era cominciato con le zucchine, diventate sempre più rare sui banconi ortofrutticoli del Regno Unito, tanto da far correre su Twitter l’hashtag #courgettecrisis. In seguito la penuria di vegetali freschi si è allargata a broccoli, spinaci, cavoli e lattughe, tanto da dare la stura a un vero e proprio mercato nero dove, come in tempi di guerra, ci si può approvvigionare delle preziose cibarie a prezzi esorbitanti: fino a sei sterline, circa sette euro, per un solo cespo. “Restate calmi!”, è l’invito rivolto ai lettori dal ‘Times’. La Bbc, da parte sua, ha pubblicato una guida su come affrontare quella che è percepita come un’autentica emergenza. A causare la “crisi” è stata la combinazione tra l’aumento della domanda legata alla voglia degli inglesi di rimettersi in forma dopo i bagordi festivi e il crollo delle importazioni dalla Spagna, Paese che soddisfa l’80% del fabbisogno di verdure. I forti temporali che questo inverno hanno investito le maggiori aree produttive iberiche, come la regione di Murcia, hanno costretto gli agricoltori locali a dichiarare “forza maggiore”. I grossisti britannici si sono visti costretti ad approvvigionarsi in Egitto o addirittura negli Stati Uniti. I prezzi, di conseguenza, sono saliti alle stelle. Dall’inizio di gennaio i prezzi della lattuga sono saliti del 306%, quelli dei carciofi del 105% e quelli dei cavolfiori del 90%. La situazione ha costretto la grande distribuzione a imporre razionamenti. Da Tesco, la maggiore catena di supermercati britannico, non è possibile acquistare più di tre lattughe per cliente. Nei punti vendita della catena concorrente Morrisons il limite scende addirittura a due cespi e per i broccoli il tetto massimo è di tre teste. “Non ho mai visto niente del genere”, ha dichiarato al Guardian Dan McCullogh, un grossista del mercato ortofrutticolo londinese con quarant’anni di esperienza. C’è da scommettere, ha ironizzato il Financial Times, che ora anche i più strenui sostenitori del ‘Leave’ stiano riflettendo su come il libero commercio e la globalizzazione in fondo non siano così male.

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