La “Patata bollente” di Feltri irrompe nella Raggi story. Una volgarità a buon mercato copre la “vicenda” Berdini che si oppone non allo stadio ma allo scempio di Tor di Valle. La Sindaca non scioglie la riserva

La “Patata bollente” di Feltri irrompe nella Raggi story. Una volgarità a buon mercato copre  la “vicenda” Berdini che si oppone non allo stadio ma allo scempio di Tor di Valle. La Sindaca non scioglie la riserva

Ci voleva la “Patata  bollente” il titolo con cui Vittorio Feltri ha raccontato le ultime vicende capitoline  ad animare la  Raggi story che da mesi tiene banco sui quotidiani italiani, con qualche puntata anche da parte di giornali di altri paesi. Non bastavano le vicende, quelle politiche e giudiziarie, che inquinano il  Campidoglio. Non bastava lo scontro fra un assessore, fuori dal coro grillino, una storia politica, un senso della città e dell’ambiente da tutelare e salvare che non fa parte dello scarso patrimonio culturale del grillismo. Non bastava lo scontro, pietra dello scandalo una intervista assassina, rubata o no non  ha valore, venuto allo scoperto fra Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica che non intende mollare sulla difesa della metropoli dalle troppe mani di palazzinari e non solo e si trova a dovere far i conti con personaggi come Marra e Romeo, Frongia, la stessa Raggi, la sindaca, ed esponenti di punta di M5S, parlamentari come Di Maio, indicato come un possibile candidato alla presidenza del Consiglio, Di Battista, un suo concorrente e poi grillini romani, gli uni contro gli altri armati. Certo i giornali, proprietà di editori che a Roma hanno molti interessi, non  si sono privati di niente. Una fronda che si muove in Campidoglio, un errore, e ne ha fatti molti, della sindaca e giù campagne di stampa. Raggi, Marra, Romeo, Frongia sono ormai noti come i “quattro amici al bar”. Non è un belvedere.

La solidarietà nei confronti della sindaca mette d’accordo Pd e grillini

No, non bastava. Tutto era stato detto, compreso lo sfogo di Paolo Berdini. Ci voleva  un po’ di sesso a luci rosse, si fa per dire. Ed ecco che provvede “Libero”, il quotidiano di cui è direttore Vittorio Feltri. Ed ecco il titolo “La vita agrodolce della Raggi. PATATA BOLLENTE”. Sommario: “La sindaca di Roma nell’occhio del ciclone per le sue vicende comunali e personali. La sua storia ricorda l’epopea di Berlusconi con le Olgettine che finì malissimo”. Un titolo del genere non poteva che suscitare un’ondata di proteste e, al tempo stesso, di solidarietà nei confronti di Virginia Raggi, mettendo d’accordo Pd e M5S. Feltri invece rifiutava di chiedere scusa sostenuto dalla Santanché. “Patata bollente”, dice, deve essere inteso nel senso proprio, il sesso non c’entra. Non si capisce perché allora abbia fatto riferimento alle Olgettine e alle “cene galanti” del berlusca. Ci scusiamo con i lettori ma ci sentiamo in dovere di pubblicare alcuni passaggi delle “giustificazioni” di Feltri.

Ci scusiamo con i lettori per la pubblicazione di alcune frasi del direttore di Libero

“Questo stesso titolo”, dice in una intervista, “lo feci il 15 gennaio 2011 su Libero, dove ero tornato da poco come direttore editoriale, per il caso Ruby rubacuori”. “L’occhiello era: ‘Silvio rischia grosso’. Il titolo: ‘La patata bollente’. Lo stesso titolo, ‘la patata bollente’, fatto su Ruby e con foto di Ruby va bene, se invece lo facciamo sulla Raggi non va bene? Come mai?”, dice il direttore di Libero. Poi che cos’è “la patata? A Roma c’è sicuramente una questione scottante. E quindi una patata bollente”. Ma in molti parlano di evidente doppio senso e di sessismo… “Il doppio senso, eventualmente, lo attribuisce chi legge e non chi scrive”. Il presidente della Camera Laura Boldrini – gli viene detto – ha addirittura parlato di ‘volgarità  da giornalismo spazzatura’. “Sono opinioni e io rispetto tutte le opinioni. Per cui desidererei che fossero rispettate anche le mie, ma forse pretendo troppo”, afferma Feltri. Quindi lei non chiede scusa a Virginia Raggi… “Perché dovrei chiedere scusa? Di che cosa? Per la patata bollente? Ma stiamo scherzando? Che questa sia una patata bollente non c’è il minimo dubbio”. Poi il salto dalla patata alla figa ¨notevole”. Ogni commento ci pare inutile.

Solidarietà con Berdini, manifestazione in Campidoglio: “Resisti, non mollare”

Mentre le cronache impazzavano sul Feltri pensiero e sulla solidarietà espressa alla Raggi, la vicenda Berdini faceva da sottofondo. “Resisti, non mollare”, uno slogan gridato da un gruppo di sostenitori dell’assessore che hanno manifestato in Campidoglio in rappresentanza di diversi comitati per la tutela del territorio romano. “Virginia Raggi rispetti gli impegni elettorali presi con i comitati. Berdini deve restare al suo posto, non devono darla vinta ai palazzinari”. Il riferimento è in particolare, non c’è bisogno di dirlo, alla costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle, spiegano alcuni dei partecipanti.

La lettera di intellettuali alla sindaca. Respinga le dimissioni in modo netto

Ieri era stato un gruppo di intellettuali  ad inviare una lettera alla Raggi a sostegno di Berdini. “Non per amicizia ma perché stimiamo profondamente Paolo Berdini quale urbanista competente, coraggioso, schierato da sempre a favore degli interessi generali contro la piaga della speculazione, dell’urbanistica contrattata, dei peggiori abusi – è l’appello rivolto alla sindaca – chiediamo a lei,  di cancellare la riserva e respingere in modo netto le dimissioni presentate da Berdini dal ruolo-chiave di assessore capitolino. Sarebbe un gesto di grande intelligenza politica”. Tra i firmatari: Alberto Asor Rosa, Alessandro Bianchi, Pier Luigi Cervellati, Nino Criscenti, Vezio De Lucia, Andrea e Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi, Adriano La Regina, Elisabetta Kelescian, Eugenio Lo Sardo, Paolo Maddalena, Cristiana Mancinelli Scotti, Tomaso Montanari, Gaia Pallottino, Fulco Pratesi, Vittorio Roidi, Bernardo Rossi Doria, Carla Sepe. “Quanti credono che a Roma, dopo tanti, troppi anni di governo del territorio realizzato con l’assenso dei principali detentori di aree, dei maggiori costruttori e immobiliaristi, si debba risolutamente voltare pagine – aggiungono – la chiamata di Paolo Berdini da parte dell’attuale maggioranza rappresenta un atto di radicale novità e una garanzia di storica discontinuità rispetto ai pesanti fardelli e ai guasti speculativi del passato che hanno sfigurato Roma e cementificato l’Agro. Un incidente frutto di una desolante smania di «scoop» ad ogni costo non può, non deve bloccare un processo di riforma dell’urbanistica romana che può risultare davvero epocale. Si farebbe ancora una volta il gioco dei cementificatori e dei distruttori di Roma”.

L’incapacità di governare. La capitale d’Italia non lo merita

Nelle parole dei firmatari  il senso di quanto sta avvenendo in Campidoglio. La Raggi dice di “non avere ancora sciolto la riserva”. Prende corpo l’ipotesi di “affiancare all’assessore alcuni “esperti”, una sorta di commissariamento. Berdini, intanto, non si è presentato alla riunione della Giunta. Il suo incarico vacilla. Forse vacilla non solo l’incarico di un assessore ma della intera giunta, incapace di compiere quel salto di qualità da tempo promesso, dopo un periodo di rodaggio che a tutti può essere concesso. Ma se diventa un rodaggio infinito e per di più cacci un assessore che dà lustro alla amministrazione capitolina si può parlare di incapacità di governare una grande città, una metropoli, la capitale d’Italia. Che non lo merita.

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