La BCE sparerà a palle incatenate su Carige?

La BCE sparerà a palle incatenate su Carige?
Con tre consigli di amministrazione in pochi giorni, i vertici di Banca Carige sperano di disinnescare la mina rappresentata dalla missiva della vigilanza della Banca Centrale Europea con la quale si chiede entro il mese di febbraio un piano credibile e con scadenze che non vanno alle calende greche il problema dei Non Performing Loans, una mossa che dovrebbe essere replicata dalla Banca d’Italia per le banche che sono rimaste appannaggio della Vigilanza nazionale e che sono ovviamente la maggior parte delle banche italiane, in quanto la Vigilanza BCE controlla solo le quindici maggiori banche italiane.
Le due maggiori banche italiane, Banca Intesa San Paolo e Unicredit stanno ovviamente molto meglio della relativamente piccola Carige, in quanto il tasso  che misura il rapporto tra gli NPL’s e gli impieghi della più patrimonializzata delle banche italiane, Intesa appunto, dovrebbe giungere al 10 per cento, un rapporto di livello molto europeo, entro il 2020 ma già ora viaggia su livelli molto tranquilli, mentre Unicredit, che di NPL’s ne ha per 57 miliardi di euro, al lordo però di 17 miliardi già ceduti e spesati sul bilancio 2016, ma, sempre Unicredit, proporrà alla Vigilanza BCE ulteriori maxi tagli dei 40 miliardi di euro residui, dandosi probabilmente lo stesso orizzonte temporale “lungo” di Intesa.
Il problema di Carige sta nel fatto che il rapporto attuale tra gli NPL’s e gli impieghi vivi è pari al 31,6 per cento un rapporto secondo solo, tra le banche di vertice a quello che caratterizza il nazionalizzando, seppur temporaneamente, Monte dei Paschi di Siena e questo richiede quella che ieri chiamavo la cura che ammazza il cavallo e cioè una cessione mostre di crediti dubbi con conseguente maxi aumento di capitale e, come nel caso della banca senese, l’orizzonte temporale per giungere a livelli fisiologici è il 2018, quindi due anni in meno di quello concesso ai due maggiori gruppi bancari italiani, mentre la cifra di cui si discute al vertice della banca genovese oscilla tra 1,6 e 1,7 miliardi di euro e tutto questo mentre la banca presieduta da Giuseppe Tesauro va in rosso per oltre duecento milioni di euro per l’esercizio 2016.
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