Immigrazione. Cgil: no a nuovi Centri di identificazione, esperienza fallimentare. Costi elevati e condizioni di degrado. Subito la legge sulla cittadinanza

Immigrazione. Cgil: no a nuovi Centri di identificazione, esperienza fallimentare. Costi elevati e condizioni di degrado. Subito la legge sulla cittadinanza

Le misure approvate dal Consiglio dei ministri in tema di immigrazione che prevedono l’apertura di nuovi  Centri di identificazione e Centri permanenti per il rimpatrio sono contestate dalla Cgil che chiede al governo di apportare importanti correzioni prima della pubblicazione del decreto legge sulla Gazzetta Ufficiale. “Forte preoccupazione” viene espressa in una intervista rilasciata a Rassegna sindacale dal segretario confederale della Confederazione, Giueppe Massafra. “Siamo assolutamente contrari all’apertura di nuovi Centri, l’esperienza dei Cie – prosegue- è stata fallimentare per gli elevati costi e per le condizioni di degrado, ma soprattutto per le gravi violazioni dei diritti umani avvenute al loro interno”.

“Inoltre – prosegue Massafra – esprimiamo forti dubbi sulla legittimità dell’abolizione del secondo grado di giudizio per il riconoscimento del diritto di asilo, un intervento che, oltre a causare un incremento del lavoro per la Cassazione, è in netto contrasto con i pronunciamenti della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Sul tema dell’accoglienza per i richiedenti asilo, riteniamo che il modello Sprar, di cui si è dotato l’Italia, possa essere intelligente e lungimirante se implementato e rafforzato in modo da favorire percorsi di inclusione”. Per quanto riguarda l’impiego dei richiedenti asilo nei lavori di pubblica utilità  il dirigente della Cgil  afferma che “il lavoro rappresenta un fattore importante di integrazione, di inclusione, di affermazione della dignità delle persone, così come esplicitato nella Carta dei diritti universali della Cgil, ma queste attività gratuite  non possono e non devono considerarsi sostitutive del lavoro nella sua definizione tradizionale, disciplinato da norme e contratti di lavoro”.

Massafra giudica poi “grave e irresponsabile l’adozione della ‘politica dei muri’, e la sottoscrizione di accordi di esternalizzazione delle frontiere con i Paesi che violano i diritti umani, come quelli con la Turchia e la Libia. Gestire e governare in modo efficace il fenomeno migratorio – osserva – non significa limitarsi a un’azione di identificazione e rimpatrio di massa. Occorrono norme che favoriscano i flussi d’ingresso, la permanenza regolare dei cittadini migranti, il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento”.

Per questi motivi, conclude Massafra, “è necessario aprire dei corridoi umanitari per consentire alle persone che fuggono da guerre, persecuzioni, fame e povertà di entrare in Italia e in Europa senza mettere in pericolo la loro vita. E, ancora una volta rinnoviamo la nostra richiesta al Parlamento per l’immediata approvazione della riforma di legge sulla cittadinanza, ferma al Senato da oltre un anno, e per il superamento della legge Bossi-Fini”.

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