Disinformatia all’opera. Gli “scissionisti” al rogo. I cittadini non capiscono? Anche se fosse, la colpa sarebbe degli scribacchini. Nascondono le ragioni della sinistra Pd. Dissenso motivato rispetto alle disastrose politiche renziane

Disinformatia all’opera. Gli “scissionisti” al rogo. I cittadini non capiscono? Anche se fosse, la colpa sarebbe degli scribacchini. Nascondono le ragioni della sinistra Pd. Dissenso motivato rispetto alle disastrose politiche renziane

La gente non capisce. Questa è la linea dei poteri forti, editori anche di giornali, a fronte della crisi profonda del Pd, della scissione voluta da Renzi Matteo che, loro, i poteri forti, ripeto, magari con qualche debito  nei confronti di banche che falliscono se lo Stato non interviene, non se la sentono di abbandonare al suo destino. Sperano di poter lucrare ancora, partecipare al vergognoso banchetto allestito nel corso di tre anni dall’ex premier. Basta citare il Jobs act che è costato allo Stato, al cittadino cioè, circa 18 miliardi, forse più con il risultato che è aumentata la disoccupazione giovanile e i voucher, l’eliminazione dell’articolo 18, i bonus elargiti a piene mani, poi se li sono ripresi, regali sontuosi eliminando la tassa sulla prima casa anche per chi vive in abitazioni di lusso, devastazione dell’ambiente, le trivelle sono un esempio. Tutto dentro un mare che cresce, una marea montante di disuguaglianze sociale, di povertà. E si potrebbe andare avanti. Basterebbe che giornalisti importanti, editorialisti paludati, commentatori di rango, guardassero questa realtà, la raccontassero in modo critico, nel senso vero della parola, informazione critica si chiamava una volta, perché i cittadini capissero quale partita si sta giocando in questo scontro  che sconquassa il Pd e, di conseguenza, il futuro del nostro paese.

L’ordine alle redazioni: trasformare un confronto politico in uno scontro per le poltrone

L’ordine che si aggira nelle redazioni è chiaro e semplice. Non si può far finta che tutto vada bene nel Pd, che una banda di matti abbia perso del tutto la testa, che chieda la luna. Certo Renzi il referendum, la partita della sua vita l’ha perso malgrado il sostegno di grandi quotidiani, televisioni, la Rai in prima fila, radio. Non si può ignorare. Ma si possono ignorare le ragioni degli “scissionisti”, i programmi, i progetti. Trasformare uno scontro tutto politico nel senso vero della parola, in una guerra per le poltrone. Basta poco. Certo il trucco si vede, ma che vuol dire, tutto fra brodo. Un esempio: tu giornalista gestisci un programma tv. Inviti un renziano doc, di quelli trinariciuti si sarebbe detto una volta per altri personaggi, un giornalista che vive neppure più in Italia e che a quanto sai avendolo sentito altre volte, grosso modo, se la prenderà con gli “scissionisti”. Con loro un giornalista che, vista la testata, pensi sia a favore dei suddetti “scissionisti”. Ci scusiamo con loro perché un giornalismo critico dovrebbe chiamare i renziani scissionisti, ma lasciamo perdere. Il renziano fa il suo mestiere, parla male di chi ha annunciato che intende lasciare il partito. Il giornalista che vive all’estero dice che non ha capito niente del perché una parte del Pd se ne vuole andare. Alla fine, dice, penso che lo  facciano per le poltrone. Il giornalista amico, poveretto, cerca di spiegare che non è così, fa del suo meglio. Ma i dissidenti perdono due a uno. Se la conduttrice del programma avesse chiamato, che so, Bersani o Rossi o Epifani o Speranza, tanto per fare dei nomi forse avrebbero pareggiato.

I casi più eclatanti di una campagna di disinformazione che tocca vette elevate di ridicolo

Riferiamo i casi più eclatanti della disinformatia organizzata. C’è un autorevolissimo studioso di flussi elettorali il quale si meraviglia che alla presentazione di un libro di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ci fossero bandiere rosse, addirittura si sia cantato questo inno che è ancora nel cuore di tanti italiani, giovani in particolare. Il sociologo, politologo, saggista, leggiamo nel suo corriculum, scrive senza sapere che la presentazione del libro si è trasformata in una grande assemblea promossa da Rossi, Speranza ed Emiliano. Nel teatro Vittoria c’erano più di seicento persone, all’esterno quasi un migliaio. È un delitto, signor sociologo, se cantano qualche strofa di Bandiera rossa. Andiamo avanti. Un  giornalista con la puzza sotto il naso ricorda che Rossi addirittura fonda una associazione che si chiama “democraticisocialisti”. Il collega con la puzza sotto il naso storce la bocca quasi a dire, proprio un retrò, usa la parola socialista, roba da inizio e fine del novecento. L’ignorante, che ignora, non sa, dovrebbe conoscere che il Pd aderisce ad un partito europeo che si chiama “Partito dei socialisti e democratici”. Rossi, se un appunto gli si può fare, addirittura ha dato la precedenza alla parola democratici rispetto a socialisti.  Poi ci sono i giornalisti addetti al “colore”. Uno, fra tutti, davvero ci ha fatto ridere.

I “tormenti” di Emiliano alla ricerca di un caffè. Parla Epifani a nome del “tridente”. Chi è costui?

Per descrivere i “tormenti” di Emiliano, presidente della Puglia, uno del “tridente”, ora molto incerto, il nostro scribacchino descrive un Emiliano che gli racconta di non aver domito tutta la notte, insonne a pensare, al mattino aveva bisogno di un caffè, ma i bar ai Parioli erano tutti chiusi. Ne sento proprio il bisogno, ripeteva Emiliano. L’intervista avviene all’interno dell’Hotel Parco dei Principi, lussuoso albergo, dotato di un lussuoso bar, fanno un ottimo caffè. Si rende conto il nostro scribacchino che la sua “intervista” è una solenne bufala? Forse no. Intanto si racconta, si fa colore. Un giornalista noto per la sua grande professionalità che non può essere accusato di renzismo deve comunque stare nella linea “hanno torto” tutti e due, e non sapendo cosa scrivere, se la prende con Bersani e Speranza, perché loro, quelli della “ditta” non sono intervenuti alla assemblea nazionale. Il fatto è che per decisione del “tridente”, Rossi, Speranza, Emiliano, è stato chiesto a Guglielmo Epifani di intervenire a nome di tutti. Non è l’ultimo arrivato. È stato il segretario generale della Cgil, nasce e vive socialista, prima di aderire al Pd di cui diventa segretario, prima di Renzi. Insomma non l’ultimo arrivato. Il suo è un intervento pacato, senza mai alzare i toni, spiega uno per uno gli errori della politica del governo Renzi, indica i temi di fondo per cambiare rotta ed affrontare i problemi del Paese, lavoro e diseguaglianze in primo luogo. Un progetto per un partito di sinistra, un progetto, un programma per un governo di centrosinistra. Nell’articolo del nostro giornalista trovate una riga di quanto detto da Epifani, i motivi veri perché intendono lasciare il Pd? No. Rien ne va plus, les jeux sont faits, dice il croupier, quando si appresta a far girare la pallina. Capita anche che il banco perda.

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