Direzione Pd: Renzi mette l’elmo e va in guerra. Un comiziaccio con la claque organizzata. Silenzio sulla durata di Gentiloni. Ma non tutto va liscio, c’è malessere. Non è solo la minoranza che chiede un congresso vero

Direzione Pd: Renzi mette l’elmo e va in guerra. Un comiziaccio con la claque organizzata. Silenzio sulla durata di Gentiloni. Ma non tutto va liscio, c’è malessere. Non è solo la minoranza che chiede un congresso vero

Non è stato difficile prevedere che Renzi Matteo invece di aprire un vero dibattito politico, dico politico perché l’attuale segretario del Pd non ha molta dimestichezza con questa parola, ha fatto un comizio, brutto per altro con una claque organizzata, plaudente. Arrogante, come è nel suo carattere, fustigatore delle minoranze colpevoli di chiedere un congresso vero e non una “gazebata”, in sua laude. “Gazebata” che il segretario Pd ha confermato. Ha messo l’elmo ed è sceso in guerra, le minoranze sono il nemico da annientare. Ed un avvertimento, anzi un richiamo molto chiaro, anche a chi pur nella cerchia allargata dei renziani, diciamo gli “orlandiani” e i “franceschiniani”, si permette di avanzare dubbi sul percorso. Ha perfino dimenticato, nella relazione, di parlare di elezioni, la cui data è argomento di dibattito politico giornaliero. Glielo ha ricordato Bersani chiedendo  che la direzione si pronunci sulla durata del governo Gentiloni che, ha detto, deve arrivare a conclusione della legislatura affrontando i problemi più urgenti. Non è un caso che il segretario del partito di maggioranza, di gran lunga, “dimentichi” di affrontare il problema di cui è stato prodigo di parole sui media, nelle interviste, “subito al voto”, insieme a leghisti e grillini.

Di “politico” una sola parola: viva Macron candidato francese né di destra né di sinistra

Di “politico” ha detto una sola cosa, quando ha preso ad esempio il candidato tipo che a lui piace. Si tratta di  Emmanuel Macron che corre alle presidenziali francesi, uno che dichiara che non esistono più destra e sinistra mentre schernisce il candidato deciso dal partito socialista  francese, Bernard Hamon, esponente dell’ala sinistra che il segretario del Pd definisce “velleitaria” o “estremista” in quanto sinistra, parola che gli provoca evidentemente allergia al massimo grado. Dimentica, Renzi, che Hamon fa parte del Pse, quel partito dei socialisti e democratici europei di cui il Pd fa parte. Glielo ha ricordato Roberto Speranza, leader della minoranza bersaniana, che ha espresso apprezzamento per la candidatura espressa dai socialisti francesi. Ma Renzi non ha mai pronunciato la parola “sinistra”, non fa parte del suo bagaglio culturale e politico. Non è un caso che alcuni giornalisti che commentavano la riunione della direzione Pd hanno richiamato le direzioni della Democrazia cristiana, senza i democristiani, autentico.

Lavoro, lavoratori, giovani, diseguaglianze, diritti non fanno parte del suo vocabolario

Così come non è stato difficile prevedere che non avrebbe detto una parola sulla situazione economica, sociale, del nostro paese, sui problemi drammatici che minano la vita di milioni di persone, i giovani in primo luogo. Se l’è presa con l’Europa che sarebbe all’origine delle nostre difficoltà. Lui ha insistito su due parole: ci vuole la crescita contro l’austerità. E guardando il ministro Pier Carlo Padoan l’ha ammonito a non toccare le accise sulla benzina, sui tabacchi.  Ha fatto l’elogio dei  “suoi” bonus criticati dalla Ue. Non una parola sulla necessità che la Unione europea metta al centro della sua politica non la crescita ma l’occupazione, cambi cioè i fondamentali della politica neoliberista. Non lo poteva fare perché avrebbe dovuto pronunciare un solenne mea culpa mentre ha lodato la sua politica negli anni del governo che ha presieduto. Lavoro, lavoratori, non fanno parte del suo vocabolario, ancor meno la parola “diseguaglianze”. Non un cenno al mondo del lavoro, ai giovani, alle forze sociali, al referendum promosso dalla Cgil.

Neppure un tentativo di mettersi in sintonia con il sentimento del Paese

Neppure un tentativo di mettersi in sintonia con il sentimento del Paese, come gli hanno ricordato i presidenti della Regione Toscana, Rossi e della Puglia, Emiliano, anch’essi allo stato candidati alla segreteria del Pd. Nel Mezzogiorno, è stato detto, il Pd risulta come “un corpo estraneo”. Proprio il contrario: il jobs act una grande iniziativa, la scuola, ma che volete di più, il programma economico ci pensa il suo consigliere Nannicini.

Il segretario del Pd è fermo al 41% delle europee. Ignora le sconfitte

Che dire ancora? Certo ha parlato di sconfitta nel referendum ma ha ribadito che il Pd è il partito del 41% delle elezioni europee. Gli è stato ricordato che le sconfitte non sono mancate nelle elezioni amministrative, nella perdita delle grandi città, oltre il referendum. Conclusione: una sensazione, anche esponenti della maggioranza non “organica” renziana avverta le difficoltà del partito. Non è un caso che il ministro Orlando abbia parlato della necessità di un congresso che sia preceduto da una conferenza programmatica che apra a un dibattito politico approfondito. Le conclusioni di Matteo sono esilaranti: sul congresso deciderà l’Assemblea. Certo, ma la Direzione che si è riunita a fare? Forse a Renzi l’andamento del dibattito non è piaciuto. Le elezioni? Non siamo noi a decidere. La durata della legislatura interessa solo gli addetti ai lavori. Ma il partito di maggioranza sostiene o no il “suo” governo fino alla conclusione del mandato? Non dovrebbe essere un segreto. Oppure decide Renzi quando togliere la fiducia per tornare a Palazzo Chigi. Magari poi, come teme Bersani, vince la destra.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.