Dire sì allo Stadio è dire No alla speculazione. Così era scritto nel programma elettorale del M5S. Le iniziative del Comitato “Salviamo Tor di Valle dal Cemento”

Dire sì allo Stadio è dire No alla speculazione. Così era scritto nel programma elettorale del M5S. Le iniziative del Comitato “Salviamo Tor di Valle dal Cemento”

Non è inutile ricordare che il programma del M5S sosteneva elettoralmente  le posizioni contro  i tentativi di speculazione…  No al calpestare le regole e le norme per solleticare   appetiti in odore di interessi speculativi.  Questo non vuol dire che possibili e auspicate concordanze di vedute con qualche amministratore sia inutile, vuol dire, semplicemente e in modo trasparente, che  la democrazia e il rispetto dei diritti (la lunga marcia dei diritti entro le Istituzioni) è spesso battaglia, di certo mai soluzione amicale o clientela. Con ogni evidenza “l’affaire” Stadio di Tor di Valle sta mostrando  la “dimensione”  nazionale che tutta la vicenda è venuta assumendo.come il Comitato “ Salviamo Tor di Valle dal cemento” di cui faccio parte ha  sempre detto

Un interesse mediatico sopra le righe. La posta in gioco, per gli interessi forti, non è solo la realizzazione o meno dello Stadio che singolarmente quasi nessuno dice di non volere. Il vero argomento che Li allarma è il rischio di porre termine alla produzione di norme scritte male, difficilmente interpretabili che permette loro di agire impunemente per fare i loro interessi e di smantellare, contemporaneamente, gli istituti della trasparenza e del controllo di legittimità sugli atti prodotti dalla Pubblica Amministrazione.

Un elemento che infastidisce lor signori è che si tratta, insomma, di una vicenda che pone al centro molteplici significati: il diritto ad essere informati, il diritto dei cittadini alla partecipazione democratica circa argomenti che interessano direttamente la loro condizione di vita (ci si riferisce al bene comune città, all’uso e alla difesa del territorio, alla mobilità, ai servizi, ecc.).

Tuttavia la questione, vista come la più pericolosa, è il rischio che i cittadini si accorgano della manipolazione che viene fatta nella interpretazione delle normative legislative.

Infatti la vicenda dello “Stadio della Roma a Tor di Valle” mostra come, da qualche decennio, l’attività istituzionale sia stata concepita non come rispetto cristallino delle norme e delle procedure, pure nella legittima differenza delle opinioni nel merito delle scelte, ma piuttosto e invece   come terreno per forzature a favore di interessi di parte.

Ci sono “ chiacchieristi” che su media elogiano  un  “affaire”  che neppure conoscono

Da qui un grande spregiudicato uso dei “chiacchieristi” che sui media e in TV si cimentano sulla problematica. La faccenda mostra, ove ce ne fosse bisogno, una sorta di eredità difficile da cancellare e di cui una grande parte degli italiani, da secoli, pare esserne stato infettato. E’il trasformismo supportato da una volontà vogliosa di cortigianeria e di insipienza. Questo disvalore (insolenza) viene seminato con arroganza a piene mani da una quantità incredibile di persone che, pure ammettendo di essere impreparati, discettano e lodano le qualità del progetto che sarebbe una panacea a vantaggio dei problemi che affliggono la città di Roma. Questi incredibili cortigiani (vil razza dannata  – da  Dante V Bolgia dell’Inferno  o da G. Verdi nel  Rigoletto)  sono molto vicini ad affermare che si deve al minuscolo gruppo di miliardari, l’1% della popolazione  che possiede  più ricchezze del restante 99% del mondo,  il fatto che sul pianeta vivano, malgrado le crisi,  le guerre e i disastri ambientali,    oltre 7,5 miliardi di persone.

Il progetto presenta una serie impressionante di debolezze e carenze 

Non è così.  Il progetto presenta una serie impressionante di debolezze e carenze. Al riguardo diverse e prestigiose associazioni assieme a numerosi comitati di cittadini, in modo responsabile, lo hanno segnalato alle autorità istituzionali della Regione Lazio e di Roma Capitale. Si va dalla dubbia interpretazione della normativa e delle modalità della convocazione della Conferenza dei Servizi, sino alla segnalazione specifica di criticità progettuali che, semplificando, getterebbero nel caos i quartieri limitrofi a causa di inadeguate soluzioni ai problemi dei servizi e della mobilità.

La progettazione delle opere parrebbe anche aver anche “saltato” questioni rilevanti come la sicurezza, dovuta a possibili manifestazioni delle tifoserie.

Del tutto incredibili si presentano le affermazioni circa il numero dei nuovi addetti che troverebbe lavoro o al proficuo utilizzo del nuovo direzionale da costruire. E’ notorio che la città di Roma è già in condizione di sovrabbondanza di Uffici nuovi e non utilizzati.

Recentissime “novità politico-istituzionali riguardanti la Giunta di Roma Capitale”

Al di la quindi delle evidenti   inadeguatezze e mediocrità individuali, di cui si fa impunemente mostra, le ultime e recentissime “novità” politico istituzionali, riguardanti la Giunta di Roma Capitale, nelle quali pare che la vicenda-affaire Stadio – o meglio “Business Park”-  giochi un ruolo non secondario,  si pone l’esigenza di un approfondimento soprattutto di alcuni aspetti relativi al rispetto delle norme che gli Enti interessati non possono trascurare. Non è inutile ricordare che il programma del M5S sosteneva elettoralmente le posizioni contro  i tentativi di speculazione.

Il problema più importante e che parrebbe contraddire la impostazione data dalla delibera che ha riconosciuto l’interesse pubblico riguarderebbe due fondamentali questioni:

  • la prima del come si possa procedere, come sembrerebbe, senza il rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di infrastrutturazioni che prevedono gare ad evidenza pubblica.

Oltre che la viabilità, ad esempio l’acquisto (quando?) dei possibili nuovi treni o nuove vetture, per la Ferrovia Roma Lido. Acquisti che non si fanno al mercato vicino casa ma presuppongono una lunga procedura compresa la loro costruzione.

  • la seconda del come si sia correttamente rispettata la normativa riguardo l’istituto della “compensazione” che apre le porte a possibili intenti speculatori.

L’Istituto della compensazione non vale per un’opera privata che tale rimane

Infatti a parere di molti urbanisti c’è una differenza sostanziale tra il chiamare un imprenditore  privato a partecipare alla realizzazione di una opera pubblica (di pubblica utilità), nel quale è previsto per legge l’istituto della compensazione al posto del compenso economico diretto, e il riconoscere l’interesse pubblico ad una opera privata che rimanendo tale  non è previsto da nessuna parte che si possa ricorrere all’istituto della compensazione (nel caso TdV il “Business Park” con i tre grattacieli). Se per fare l’opera privata (lo stadio, che non è nemmeno della Società sportiva Roma, che per giocarci dovrà pagarne l’affitto) ) occorrerebbe intervenire su opere pubbliche (le infrastrutturazioni necessarie) , per le stesse – oltre al ricorso alle gare ad evidenza pubblica, richiesto dalla normativa -, in mancanza dei necessari finanziamenti pubblici si sarebbe dovuto dire che non c’erano le condizioni e magari ricercare una altra località nella quale collocare l’opera. Si è scelta, sembrerebbe, la strada del pasticcio. Opere private senza alcuna connessione funzionale con lo Stadio che diventano esse stesse   opere di interesse pubblico, saltando (?) non solo la preclusione normativa ad utilizzare l’istituto della compensazione, ma anche il divieto previsto per legge della possibilità di deroga alle norme del PRG che può essere prevista solo  nei casi di impianti pubblici o per cubature di pubblico interesse (in questo caso lo Stadio).

Il piano regolatore prevede volumetrie per circa 300 mila metri cubi non per oltre un milione

Nell’area di T.d.V   il PRG prevede una edificazione per soltanto 69.000 di SUL che tradotto significa (non quello che è stato previsto: oltre un milione di metri cubi (i tre grattacieli) soltanto volumetrie basse per circa 300.000 m. cubi.

Questo i cittadini Romani e gli sportivi della Roma vogliono che venga rispettato. Si stanno accorgendo che la squadra di calcio rischia di essere una vittima strumentalizzata di questo “affaire”.

Queste posizioni espresse dal Comitato Salviamo Tor di Valle dal cemento (oltre 5000 aderenti poi moltiplicatosi in tutta la città con la partecipazione di decine e decine di Associazioni)) già a partire dal novembre 2014, hanno sinora impedito una forzatura che ha assunto dimensione nazionale: No al calpestare le regole e le norme per solleticare   appetiti in odore di interessi speculativi.

Tornando alle vicende del Governo della città mi pare di poter dire che le iniziative dei cittadini (spesso intelligenti e fantasiose) non siano mai rimaste nell’attesa dell’uomo della provvidenza che avrebbe risolto tutti i problemi. Questo non vuol dire che possibili e auspicate concordanza di vedute con qualche amministratore sia  inutile, vuol dire  semplicemente e in modo trasparente che  la democrazia e il rispetto dei diritti (la lunga marcia dei diritti entro le Istituzioni) è spesso battaglia, di certo mai soluzione amicale o clientelare.

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