Crisi Unità. Rinviato al 10 il Cda “decisivo” per le sorti del quotidiano. Il Cdr: “vogliono farci morire”. Staino: Renzi risponda

Crisi Unità. Rinviato al 10 il Cda “decisivo” per le sorti del quotidiano. Il Cdr: “vogliono farci morire”. Staino: Renzi risponda

“Ci sono diversi modi di uccidere un giornale. Si può decidere di farla finita con un taglio secco, una decisione chiara e netta, oppure si può decidere di lasciare che si spenga a poco a poco senza che nessuno faccia nulla. Per l’Unità, evidentemente, è stata scelta la seconda opzione”. Così in una nota il Cdr di L’Unità. “Quella di oggi doveva essere la giornata delle decisioni: far vivere l’Unità (e quindi ricapitalizzare) o decretarne la fine mettendo l’azienda in liquidazione. Si è scelto -rileva il Cdr- di non scegliere e paradossalmente in qualche modo anche questa è una scelta. L’assemblea dei soci ordinaria che si sarebbe dovuta tenere questa mattina è stata rinviata al 10 febbraio. Si è scelto insomma di lasciar passare altro tempo senza dare risposte alla redazione che da mesi continua a porre domande precise e chieder garanzie per la sopravvivenza del quotidiano e il mantenimento dei livelli occupazionali”. In questa vicenda, sottolinea il Cdr, “come abbiamo sempre detto, nessuno può credersi assolto. Sopratutto adesso. Non l’azionista di maggioranza, che in queste settimane ha eluso ogni confronto rispondendo con gli insulti e le minacce alle più che legittime istanze della redazione. Non il Partito Democratico, che nello stesso tempo non è andato oltre le rassicurazioni vuote sull’impegno per il futuro del giornale”.

In queste ultime settimane, rileva ancora il Cdr, “ci sono stati paventati licenziamenti di massa, e ad ora nessuno ha ritirato questa minaccia. È stata adombrata la concreta possibilità della messa in liquidazione della società che edita il giornale, e nessuno ha sgombrato il tavolo da questo rischio. Anzi, l’ennesimo rinvio ci preoccupa ancora di più soprattutto per gli esiti di un braccio di ferro senza precedenti fra i soci di cui soltanto i lavoratori rischiano di restare vittime”. “Il rimpallo di responsabilità, lo scaricabarile, i veleni incrociati e le veline fatte circolare ad arte e ad orologeria per screditare sono le armi di chi ha scelto di infilare questo giornale nella palude e lasciarlo affondare senza assumersi la responsabilità dell’assassinio. Noi -sottolinea il Cdr di L’Unità- non assisteremo inermi a questo scempio anche a costo di restare da soli a difendere il futuro de l’Unità e i nostri posti di lavoro”. “È arrivato il momento in cui tutti sono chiamati ad un atto di responsabilità: non ci può essere più spazio per i personalismi, per le accuse incrociate, per le minacce o per interviste rilasciate fuori tempo e fuori luogo da figure che rappresentano l’azienda ma sembrano disconoscere il proprio ruolo. Non offendete la comunità ampia dei lavoratori, dei lettori e degli elettori di centrosinistra che nell’Unità si riconoscono ancora”, conclude il Cdr.

Il direttore Staino: “non mi fido più neanche della mia mamma”

“Renzi mi ha detto di esser arrabbiato con me, perché gli ho dato del cafone. Non gli importa se gli dico che è un politico incapace, ma prendersi del ‘cafone’ lo fa soffrire. Mi dispiace ma quando si litiga capita di dirsi queste parole”. Secondo lei perché l’ex premier non se la prende se gli dà del politico incapace? “Perché – ha detto Staino a Rai Radio1 – è sicuro di esser politicamente capace”. Cosa le aveva detto Renzi quando lei era stato scelto per guidare lo storico quotidiano? “Era partito con tante belle intenzioni. Mi aveva detto di non fare un giornale sdraiato sul governo, di esser libero. Questo mi piaceva molto, ma poi mi sono trovato in una situazione molto complessa: mancano i soldi, ci sono problemi organizzativi, come per esempio non dirigere anche l’edizione online”. E poi c’è il suo condirettore, il deputato Pd Andrea Romano. “Lui cerca di farmi stare ‘fedele alla linea’, ma se Renzi avesse voluto uno così non doveva chiamare un autore satirico come me”. E’ vero che Renzi le ha detto che non avrebbe chiuso l’Unità mentre si è in campagna elettorale? “Si, ma poi bisogna vedere…”. Non si fida di Renzi? “No. Io sono molto vecchio – ha concluso a Un Giorno da Pecora -, ormai non mi fido più neanche della mamma. A Renzi bisogna dare fiducia ma bisogna stare sempre sull’attenti”.

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