Consulta. Depositate le motivazioni per l’incostituzionalità del ballottaggio e dei capilista multipli nell’Italicum. Garantire uniformità dei sistemi tra Camera e Senato

Consulta. Depositate le motivazioni per l’incostituzionalità del ballottaggio e dei capilista multipli nell’Italicum. Garantire uniformità dei sistemi tra Camera e Senato

Depositate nella serata di giovedì, con alcune ore di anticipo rispetto al previsto, le motivazioni della sentenza relativa alla incostituzionalità di una serie di punti della legge elettorale del 2015, chiamata Italicum. Le tanto attese motivazioni finalmente consentiranno alla Commissione Affari costituzionali della Camera, senza più alibi e ulteriori attese, di aprire la discussione sulla legge elettorale che potrebbe sostituire l’Italicum, che tra l’altro, in previsione, errata, della vittoria della riforma voluta da Renzi, si applicava solo alla Camera dei Deputati. Non a caso, l’estensore della sentenza, il giudice Nicolò Zanon, eletto dal Pdl, scrive che la Corte Costituzionale “non può esimersi dal sottolineare che l’esito del referendum ex art. 138 Cost. del 4 dicembre 2016 ha confermato un assetto costituzionale, basato sulla parità di posizione e funzioni delle due Camere elettive”.

Garantire sistemi elettorali omogenei

In tale contesto, prosegue la Consulta, la Costituzione, “se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”.

“Le modalità di attribuzione del premio attraverso il turno di ballottaggio determinano una lesione” perché per come è congegnato l’Italicum “il premio attribuito al secondo turno resta un premio di maggioranza e non diventa un premio di governabilità”. Per questo tale premio deve essere vincolato all’esigenza costituzionale “di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto”, prosegue la Corte Costituzionale nelle motivazioni sull’Italicum.

Premio con 40% non irragionevole

La soglia del 40% per l’attribuzione del premio di maggioranza “alla luce della ricordata discrezionalità legislativa in materia non appare in sé manifestamente irragionevole, poiché volta a bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale” si legge ancora nelle motivazioni della sentenza. “Del resto”, aggiunge l’estensore, “se il premio ha lo scopo di assicurare l’esistenza di una maggioranza, una ragionevole soglia di sbarramento può a sua volta contribuire allo scopo di non ostacolarne la formazione. Né è da trascurare che la soglia può favorire la formazione di un’opposizione non eccessivamente frammentata, così attenuando, anziché aggravando, i disequilibri indotti dalla stessa previsione del premio di maggioranza”.

Turno ballottaggio incostituzionale: non si può trasformare una minoranza in una maggioranza

Il turno di ballottaggio previsto dall’Italicum ha “il compito di supplire al mancato raggiungimento, al primo turno, della soglia minima per il conseguimento del premio, al fine di indicare quale sia la parte politica destinata a sostenere, in prevalenza, il governo del Paese”. Tuttavia, “tale obbiettivo non può giustificare uno sproporzionato sacrificio dei principi costituzionali di rappresentatività e di uguaglianza del voto, trasformando artificialmente una lista che vanta un consenso limitato, ed in ipotesi anche esiguo, in maggioranza assoluta”.

Sì capilista bloccati in liste brevi 

Il sistema dei capilista bloccati previsto dall’Italicum è legittimo, scrive la Corte costituzionale, in quanto l’elettore ha comunque la possibilità di scegliere i candidati nell’ambito di liste brevi ed esprimendo fino a due preferenze. “Mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l’indicazione delle modalità attraverso le quali prevedere che gli elettori esprimano il proprio sostegno ai candidati”. “Alla luce di tali premesse”, le norme contenute nell’Italicum “non determinano una lesione della libertà del voto dell’elettore, presidiata dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione”.

No alla scelta collegio capilista, che annulla voto preferenza

No al sistema, previsto dall’Italicum, che lascia ai capilista bloccati la scelta del collegio, dove essere eletti, perché, scrive la Corte costituzionale, concede loro “un improprio potere di designazione del rappresentante di un dato collegio elettorale, secondo una logica idonea a condizionare l’effetto utile dei voti di preferenza espressi dagli elettori”.

Italicum ‘corretto’ idoneo a rinnovo Camera

L’Italicum, anche dopo la bocciatura del ballottaggio, scrive la Consulta, “è idoneo a garantire il rinnovo, in ogni momento” della Camera dei Deputati. Infatti “qualora, all’esito del primo turno, la lista con la maggiore cifra elettorale nazionale non abbia ottenuto almeno il 40 per cento del totale dei voti validi espressi, s’intende che resta fermo il riparto dei seggi tra le liste che hanno superato le soglie di sbarramento”.

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