Caso Cucchi, per 5 carabinieri richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse: omicidio preterintenzionale, falso e calunnia

Caso Cucchi, per 5 carabinieri richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse: omicidio preterintenzionale, falso e calunnia

Richiesta di rinvio a giudizio per cinque carabinieri coinvolti nell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra trentenne deceduto una settimana dopo il suo arresto, nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Pertini, nell’ottobre del 2009. Per i tre militari che lo arrestarono, l’accusa contestata dalla procura è quella di omicidio preterintenzionale, mentre altri due appartenenti all’Arma sono accusati di calunnia e falso. L’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale riguarda Raffaele D’Alessandro, Alessio Di Bernardo e Francesco Tedesco, mentre il falso e la calunnia riguardano Roberto Mandolini e Vincenzo Nicolardi.

Le scorse settimane la sorella del geometra morto in circostanze ancora tutte da chiarire aveva denunciato i rischi che starebbe correndo la sua famiglia: “Ho paura. Ho paura per me, per la mia famiglia e per il mio avvocato e compagno che di soprusi ed intimidazioni ne ha già subite abbastanza”. La Cucchi, in particolare, denuncia “la chiamata alle armi” del maresciallo Roberto Mandolini, comandante della stazione Appia, cui la Procura di Roma ha contestato le accuse di falso e calunnia. “Ho visto i post del signor Mandolini con i quali chiama a raccolta i colleghi e l’Arma dei Carabinieri tutta contro coloro che strumentalizzano, la infangano ‘per illeciti guadagni'”, scrive la Cucchi, “una chiamata alle armi che trasuda tracotanza, ostentazione della sicurezza di poter contare sullo spirito di corpo come lo intende il sig. Mandolini. Ostentazione della certezza che io ed i miei familiari, ma, soprattutto la vita di Stefano Cucchi non vale nulla di fronte al potere della divisa e delle sue mostrine che il sig. Mandolini non manca mai di esibire”.

“Io nutro profondo rispetto per l’Arma dei Carabinieri e non posso e non voglio dimenticare quel che fa per tutti noi ogni giorno”, spiega, “ma non sono ipocrita. Ho paura. Ho paura per me, per la mia famiglia e per il mio avvocato e compagno che di soprusi ed intimidazioni ne ha già subite abbastanza”. “Il sig. Mandolini”, scrive ancora la Cucchi, “sta tentando di trasformare un giusto processo che lo vede protagonista in una guerra contro l’Arma. Vedo che ha alleati. Non sarà mai così. Sarà cosi solo se le Istituzioni ci lasceranno soli”. “Ma allora”, conclude, “io alzerò bandiera bianca. Sarà terribile per quel che provo per Stefano ma lo farò. Sono certa che mi capirà”. Oggi la possibile svolta nel quadro giudiziario…

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