Camere, si formano nuovi gruppi. Pd, surreale direzione. Si arrocca a difesa del Re(nzi), mentre Roma brucia

Camere, si formano nuovi gruppi. Pd, surreale direzione. Si arrocca a difesa del Re(nzi), mentre Roma brucia

Per uno che rimane nel Partito democratico, altri quaranta sono già con un piede fuori. Sembra questa la surreale conclusione della direzione Pd di martedì pomeriggio, che nelle speranze di alcuni avrebbe dovuto recuperare nei confronti di Bersani, Speranza, Epifani, Enrico Rossi, e gli iscritti e i militanti che essi rappresentano, margini di dialogo per decisioni comuni sulla road map del congresso, delle primarie e soprattutto del governo Gentiloni, In realtà, per ragioni di Statuto, che prevede la celebrazione del Congresso entro quattro mesi dalla sua indizione da parte dell’Assemblea nazionale, dunque entro il 19 giugno, la Direzione aveva ben pochi margini decisionali. E infatti, l’ultimo tentativo di Gianni Cuperlo di spostare in avanti, a luglio, le primarie, e il congresso dopo le elezioni amministrative, è stato rinviato al mittente da Matteo Orfini che presiedeva la direzione.

L’ex minoranza Pd: si darà vita a gruppi parlamentari. Speranza, occorre un nuovo soggetto politico di centrosinistra

Nel frattempo, in altri palazzi romani, secondo quanto filtra da fonti interne, erano in corso riunioni tra parlamentari e dirigenti del Pd che avrebbero scelto di abbandonarlo, per dare vita a due nuovi gruppi politici, alla Camera e al Senato, nei prossimi giorni. La conferma giunge nella serata di martedì in una secca nota firmata da Roberto Speranza: “Noi andiamo avanti sulla strada della costruzione di un nuovo soggetto politico del centrosinistra italiano che miri a correggere quelle politiche che hanno allontanato dal nostro campo molti lavoratori, giovani e insegnanti. Occorre iniziare un nuovo cammino”. Chiarissimo: si prende atto della deriva del Pd, e si punta a costruire un nuovo soggetto politico di centrosinistra che corregga le “malefatte” del renzismo. D’altro canto, notizie di abbandoni del Pd anche da parte di esponenti importanti di gruppi dirigenti locali vengono segnalate un po’ ovunque in Italia. Fa ad esempio scalpore il caso dell’assessore di Reggio Emilia, Mirko Tutino, una storia politica importante la sua, sempre a sinistra, che in un sofferto intervento alla direzione provinciale del Pd, ha annunciato il suo abbandono e l’adesione a democraticisocialisti, l’organizzazione voluta da Enrico Rossi. Insieme a lui, la consigliera regionale Silvia Prodi, e il nome non è certo di poco conto: mercoledì sera, a Reggio Emilia, su loro iniziativa, si riuniranno militanti e simpatizzanti per discutere del “nuovo soggetto politico di centrosinistra” annunciato anche da Speranza. Quali conseguenze questi abbandoni avranno sui governi locali lo si vedrà nelle prossime settimane.

L’impressione di una Direzione surreale

Certo è che questa nuova mossa da parte dei gruppi che fanno capo a Bersani e a Enrico Rossi ha generato l’impressione di una Direzione del Pd surreale, sospesa nel vuoto pneumatico del politicismo del cavillo più incomprensibile, e soprattutto arroccata a difesa del Re(nzi), mentre fuori dal Nazareno andavano in scena scontri e manifestazioni di ambulanti e tassisti, traditi, questi ultimi, da un emendamento al Milleproroghe a firma Lanzillotta, che concede ad autisti Uber e NCC privilegi e opportunità. La candidatura del governatore pugliese Michele Emiliano alla segreteria del Pd ha poi elevato il tasso di surrealismo della direzione. Non s’era mai visto un candidato che non solo si legittima sparando contro il segretario uscente, vere e proprie palate di fango nel corso di una direzione, ma viene perfino incensato e applaudito dai fans dello stesso segretario uscente per la decisione di restare nel partito. Nemmeno Ionesco, o Beckett, i due maestri del teatro dell’assurdo avrebbero potuto immaginare una simile trama. Eppure è andata in scena, la commedia dell’assurdo della direzione del Pd. E nella conclusione del suo tempestoso intervento, Michele Emiliano ha perfino citato, impropriamente, il Che: “Chi lotta può perdere, chi non lotta è già sconfitto”. E chi ha mai detto che la lotta debba necessariamente essere portata dentro un Partito democratico snaturato e trasformato dal renzismo? Questo, Emiliano, non lo dice, e forse non lo dirà mai.

Anche Retedem si tira fuori dalle regole congressuali imposte da Renzi. Lo Giudice: “minoranze ignorate”

“La commissione per il congresso istituita oggi dalla Direzione Pd rappresenta in modo inadeguato le minoranze presenti all’interno del partito. Questo non è certo un buon viatico per raggiugere quell’obiettivo che tutti dicono di voler perseguire, di un congresso che non spacchi ulteriormente il Pd ma che aiuti a ritrovare le ragioni dello stare assieme”, scrive in una nota il senatore Sergio Lo Giudice, portavoce nazionale di ReteDem, area di sinistra del Pd. “Fino ad ora sono state snobbate o rinviate tutte le richieste di costruire un momento comune di largo respiro che possa ridefinire, a dieci anni dal Lingotto, le ragioni e la visione del Partito Democratico. Adesso il testimone passa alla commissione in un modo che suscita grandi perplessità. Evitiamo di fare ancora del male al Pd e al Paese”, conclude Lo Giudice.

Manifestazioni, tafferugli e scontri davanti al Nazareno e al Parlamento. Fermati militanti di Forza Nuova, responsabili del lancio di bome carta

E mentre andava in scena la commedia, Roma bruciava. Bombe carta, blocchi stradali, danneggiamenti e scontri: in mattinata era stata “circondata” via del Nazareno, sede del Pd, finché la polizia ed i carabinieri hanno provveduto ad allontanare i manifestanti. Questa la fotografia della giornata di protesta dei tassisti – nel corso del pomeriggio è inziato un tavolo al Ministero delle Infrastrutture con il Ministro Delrio – che insieme agli ambulanti hanno paralizzato, in particolare, la capitale. Dove, al termine di una giornata di grande tensione, il bilancio parla di quattro fermati (due appartenenti al movimento romano di Forza Nuova, uno fermato con un tirapugni e un quarto responsabile del lancio di bombe carta), quattro agenti e tre manifestanti feriti. I manifestanti in presidio davanti a piazza Montecitorio hanno fatto esplodere tre bombe carta all’incrocio con via in Aquino. In particolare due forti esplosioni sono state avvertite chiaramente anche all’interno del Parlamento. I tassisti hanno poi lanciato in altre occasioni uova e arance agitando striscioni con su scritto ‘Uber caporalato’ e cori contro il governo: ‘Chi non salta Lanzillotta è’.  E infine, momento critico è stato il “blocco” della direzione del Pd a via del Nazareno: ma i poliziotti hanno allontanato con la forza i manifestanti dall’ingresso della sede del Pd. I tassisti, che al momento del contatto avevano tentato di risalire a piazza san Silvestro, si sono ‘fronteggiati’ più di una volta con il cordone di agenti a protezione della sede. Numerosi gli insulti e il grido ironico “bravi” scandito battendo le mani.

Fassina, Sinistra Italiana: inaccettabili violenze e saluti romani, governo si fermi

“Siamo sempre contro la violenza senza se e senza ma. Inaccettabile l’aggressione al giornalista di Gazebo, inaccettabili i saluti fascisti, come sono inaccettabili le cariche ai manifestanti davanti alla sede del Pd. Le mobilitazioni di oggi di tassisti e ambulanti sono avvenute in un clima di esasperazione del quale ha responsabilità politica il governo che ha avallato un blitz al Senato nel Decreto Milleproroghe, arrivato alla Camera per essere approvato, senza alcuna modifica, in poche ore attraverso l’ennesimo voto di fiducia. Chiediamo al Governo di fermarsi sia per quanto riguarda l’applicazione della Direttiva Bolkestein, sia per quanto riguarda l’emendamento introdotto al Senato senza alcun confronto con le rappresentanze dei tassisti”, afferma Stefano Fassina di Sinistra Italiana. Ha ragione Fassina: l’esasperazione, generata dalle misure del governo e della maggioranza, pare essere ormai la cifra di ogni protesta, di ogni manifestazione, perfino corporativa. Intanto, e qualcuno dovrebbe avvertire il governatore pugliese Emiliano, il 23 febbraio, ben 70 associazioni del mondo della scuola hanno indetto una manifestazione a piazza Montecitorio per protestare contro la legge renziana sulla scuola e soprattutto contro gli ulteriori danni causati, a docenti, famiglie e studenti, dai decreti delegati in corso di approvazione in Parlamento. I nodi dei tre anni di presidenza renziana giungono ora al pettine. Così come uno dei nodi, del tutto trascurato da governo e Partito democratico, è quello della data del referendum su voucher e appalti della Cgil, un altro diritto costituzionale calpestato.

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