Voucher. Confronto tra sindacati, Poletti e Damiano. Camusso: se fate una buona legge si può rinunciare al referendum

Voucher. Confronto tra sindacati, Poletti e Damiano. Camusso: se fate una buona legge si può rinunciare al referendum

La convergenza tra sindacati e governo sui voucher sta nella volontà del ‘ritorno alle origini’, come cioè lo strumento era stato concepito nel 2003 dalla legge Biagi: un metodo di retribuzione per lavori occasionali e accessori. Lo confermano il ministro Giuliano Poletti e i leader delle tre principali organizzazioni sindacali che oggi si sono dati appuntamento per fare il punto sull’emergenza lavoro. Il nodo è nei settori ai quali il voucher potrà essere applicato: inizialmente la rosa delle prestazioni che potevano essere retribuite con il buono era molto ristretta, ma con la Legge Fornero, nel 2011, lo spettro si è molto ampliato, trasformando di fatto il voucher in un modo per ‘regolarizzare’ il lavoro nero. Da due mesi il governo ha introdotto, attraverso l’ispettorato del lavoro, la tracciabilità. “Ci sono dei risultati – ha commentato il ministro – ma siamo cauti perché sono passati solo due mesi. Di certo dopo l’introduzione della tracciabilità le situazioni illegali sono molto diminuite”.

Camusso: “per rinunciare al referendum occorre creare un istituto che non sia malato come quello attuale dei voucher”

La leader della Cgil, Susanna Camusso, è molto chiara sui settori ai quali applicare il buono: “Se si parla di lavoro occasionale – osserva – non può essere usato in tutti i settori, è proprio questo il punto di contraddizione. E lo spirito originario prevedeva che il voucher potesse essere utilizzato per alcune prestazioni che non hanno nessun andamento di carattere produttivo ordinario”. L’unico modo per poter rinunciare a un referendum popolare sul tema, sostiene Camusso, è quello di creare un “istituto” per i lavori occasionali che non sia “malato” come quello attuale dei voucher, “che abbia le caratteristiche di riferirsi davvero al lavoro occasionale e non sia invece una forma di dumping alle altre già esistenti forme contrattuali”. Per il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, il referendum va scongiurato in tutti i modi: ci sarebbe il pericolo di non raggiungere il quorum o, peggio, quello di una sconfitta, “che non ci permetterebbe di discutere più dell’argomento”. Senza chiamare gli italiani alle urne, per Annamaria Furlan, segretaria della Cisl, per riportare i voucher alla loro origine, basterebbe una “legge di poche righe”: “C’è stato un abuso – scandisce – e il Parlamento, se vuole, lo può correggere in pochissimo tempo”.

Cesare Damiano, Pd, presidente della Commissione Lavoro della Camera: “correggere la legge sui voucher per tornare ai lavori occasionali. Si può fare”

“I problemi occupazionali hanno una priorità assoluta e il governo li deve affrontare prima di pensare se si vota ad aprile o a giugno. In Parlamento sono in discussione proposte di legge che riguardano la povertà, il lavoro autonomo e i voucher, e si potrebbe affrontare anche il tema della responsabilità solidale negli appalti”, dice Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro a margine della iniziativa ‘Emergenza Lavoro’, organizzata dal Pd con il ministro Poletti, i sindacati e Confindustria. Poi, prosegue: “Per farlo ci vuole il tempo giusto e non la incomprensibile fretta delle elezioni e un grande impegno di governo, Parlamento e parti sociali. Sui voucher abbiamo apprezzato il fatto che il ministro Poletti abbia annunciato l’intenzione di correggere la legge per tornare al lavoro occasionale e accessorio. Si tratta dello stesso obiettivo contenuto in 4 proposte di legge attualmente in discussione alla commissione Lavoro della Camera (Pd, M5Stelle, Forza Italia e Lega)”. Infine, conclude: “Ci auguriamo che il governo voglia partire da queste proposte per arrivare a una soluzione che cancelli gli abusi, riconduca i voucher a quei lavori veramente occasionali che altrimenti, diventerebbero lavoro nero: parliamo del taglio dell’erba del giardino, della cura familiare di bambini e anziani e delle ripetizioni private. Non parliamo, quindi, di qualsiasi lavoro da svolgere con i voucher magari mettendo un tetto del 5% al loro utilizzo in rapporto ai contratti a tempo indeterminato esistenti nelle aziende: significherebbe istituzionalizzarli anziché renderli occasionali”.

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