Verdini. La Procura di Firenze chiede una condanna a 11 anni per il crack del Credito cooperativo fiorentino. La sentenza a fine febbraio

Verdini. La Procura di Firenze chiede una condanna a 11 anni per il crack del Credito cooperativo fiorentino. La sentenza a fine febbraio

La Procura di Firenze ha chiesto una condanna a 11 anni per Denis Verdini, senatore di Ala, a processo per il fallimento del Credito Cooperativo Fiorentino, di cui Verdini è stato presidente dal 1990 al 2010. Verdini è imputato per associazione a delinquere, bancarotta e truffa ai danni dello Stato per i contributi pubblici ricevuti dal “Giornale della Toscana” e “Metropoli”. Richieste di condanna anche per gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, 9 anni ciascuno, e 6 anni per il deputato di Ala, Massimo Parisi. Il pm Luca Turco ha inoltre chiesto la confisca di beni agli imputati per un valore pari a 22,9 milioni. I pm fiorentini Luca Turco e Giuseppina Mione, al termine dell’udienza, hanno inoltre richiesto 9 anni per i costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei. Il senatore Verdini non era presente in aula. Secondo l’accusa, Verdini che presiedeva l’istituto di credito, avrebbe gestito attivita’ editoriali organizzate per ottenere contributi pubblici. Altre richieste di condanna, dai 5 ai 6 anni, sono state fatte per altri imputati che facevano parte della dirigenza del Credito Cooperativo Fiorentino. La sentenza è attesa per fine febbraio.

Il Credito cooperativo fiorentino di Campi Bisenzio (Firenze) è la banca che Denis Verdini ha guidato dal 1990 al 2010. Il processo per il crac dell’istituto di credito, che vedeva il senatore accusato di associazione a delinquere, bancarotta e truffa ai danni dello Stato per i contributi pubblici ricevuti illegittimamente dal “Giornale della Toscana” e da “Metropoli day”, inizia nell’aprile del 2015. Udienza dopo udienza la pm Giuseppina Mione, che ha coordinato l’inchiesta dei carabinieri del Ros con il procuratore aggiunto Luca Turco, disegna la rete di rapporti esistente tra il Ccf e i due imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, soci della holding Hbf che controllava decine di società, fra cui l’impresa di costruzioni Btp, la catena di alberghi Una, la Immobiliare Ferrucci, “scrigno” del comparto immobiliare del gruppo; secondo l’accusa, la banca avrebbe erogato decine di finanziamenti a società riconducibili a interessi di Fusi, Bartolomei e altri imputati su contratti preliminari basati su operazioni fittizie o su contratti ‘farlocchi’ o comunque viziati da irregolarità di vario tipo.

Un “sistema” che, secondo l’accusa, nel tempo avrebbe favorito una galassia di società – alcune fallite nel tempo – contribuendo a svuotare il patrimonio del centenario istituto di credito. Nel processo i pm hanno evidenziato anche presunte carenze nei controlli della governance della banca, con mancate verifiche di operazioni quanto meno incaute o comunque estranee alla prassi del sistema creditizio. Al crac sarebbe stato ‘collegato’ pure il complesso meccanismo ideato per accedere senza averne diritto – sulla base di una sorta di “fatturazione circolare” tra le varie società per prestazioni e servizi – ai contributi per l’editoria di alcune testate locali.

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