Tormentone elezioni. Orfini (Pd), scopre le carte: per noi la legislatura è finita e invita i partiti al Nazareno. Legge subito o si vota. Dura una notte l’idillio con Mattarella. E il referendum della Cgil? Magari nel 2018

Tormentone elezioni. Orfini (Pd), scopre le carte: per noi la legislatura è finita e invita i partiti al Nazareno. Legge subito o si vota. Dura una notte l’idillio con Mattarella. E il referendum della  Cgil?  Magari nel 2018

Fino a quando durerà il tormentone mediatico, elezioni sì, elezioni no? O meglio elezioni subito, fra un po’, oppure alla scadenza della legislatura, un giorno del 2018? Un tormentone a tappe perché un primo segnale verrà dalla Corte Costituzionale che deve dare l’ok ai tre quesiti referendari proposti dalla Cgil in calce ai quali sono state apposte più di tre milioni di firme. Negli scenari giornalistici che ogni giorno ormai danno notizia delle decisioni che la Consulta avrebbe già preso si racconta di tutto e di più. Sì dice che verrebbe negato il via libera al quesito che riguarda i diritti dei lavoratori, il ripristino in forma diversa dell’articolo 18. Altri retroscena ci raccontano di un scontro fra la giudice Sciarra e il giudice Amato, la prima per ammettere il quesito, il secondo, renziano di ferro, per il no. Nessuno mette in dubbio invece il sì al quesito che riguarda l’abolizione dei vouher. In ambienti governativi si “suggerisce” ai media amici di tenere conto che per evitare il referendum sarebbero in vista mutamenti alla attuale normativa che potrebbero essere approvati in tempi rapidi dal Parlamento. Ma il quesito prevede l’abolizione dei voucher.

Camusso: “Sulla abolizione dei voucher nessuna mediazione è possibile”

E non c’è neppure da pensare che la Cgil faccia marcia indietro. Susanna Camusso, in una intervista a Repubblica è stata chiara. Le viene chiesto: “Per la Cgil che ha promosso il referendum per abolire i buoni lavoro, nessuna mediazione è possibile?”. La risposta è netta: “No, su questo istituto no. Dobbiamo ricomporre le caratteristiche di un rapporto di lavoro perché il lavoro non è merce che si prende sullo scaffale”. Una eventuale modifica dei voucher può annullare un referendum che ne chiede l’abolizione? Certo che no, anche perché dal momento in cui la Corte dà il via libera si deve decidere la data in cui tenere la consultazione. Resta poi il terzo quesito, quello sulle garanzie per i lavoratori delle ditte che operano in appalti. Non è pensabile che la Corte respinga  i tre quesiti. Altra data del tormentone mediatico è il 24 gennaio quando la Corte Costituzionale terrà l’udienza per discutere le eccezioni di costituzionalità sollevate nei confronti del’Italicum, la legge elettorale voluta da  Renzi Matteo. Era  prevista  per una sola Camera perché l’ex premier pensava che la “riforma” della Costituzione avrebbe ottenuto il via libera, eliminando, di fatto, l’elezione del Senato. La parola passa alla Consulta. Dovrà indicare le modifiche che si ritengono necessarie.

“Esperti” renziani: la  Consulta può  riscrivere la  legge. Ma il Capo dello Stato non la pensa così

Qualche “esperto” renziano ritiene che non c’è bisogno di un passaggio parlamentare. Lo stesso pronunciamento della Consulta diventerebbe legge. E si potrebbe votare subito. Un esercizio in cui Renzi Matteo fa esercitare i suoi “fidi” che rilasciano interviste a getto continuo. In particolare, in questo difficile mestiere, si esercita il  presidente del Pd, anche commissario del Pd romano, uno dei massimi responsabili del disastro elettorale dei Dem. Cacciato via il sindaco Marino ha devastato il partito, ha dato il via libera ai grillini che, con la Raggi, hanno avuto modo di insediarsi in Campidoglio. Reduce da una debacle ora ne sta cercando un’altra di grande importanza che l’Italia ha davanti a se. Dopo il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica non intende ragioni. Mattarella è stato chiaro. Lo hanno capito tutti fuorchè lui. Il Capo dello Stato ha detto che per votare serve una nuova legge elettorale. Ha parlato di “regole contrastanti fra Camera e Senato”, un fatto che sarebbe stato poco rispettoso nei confronti degli elettori e con alto rischio di ingovernabilità. Mattarella ha indicato la strada da seguire. “Era necessario – afferma – risolvere rapidamente il vuoto a Palazzo Chigi sia per consentire al Parlamento di approvare nuove regole elettorali, sia per governare problemi di grande importanza che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi”. Già mesi. E non è la Consulta che delinea le regole con le quali i cittadini saranno chiamati al voto.

Segretario e  presidente Pd come il gatto e la volpe nel Pinocchio di Collodi

Ma l’Orfini non intende ragioni. In apparenza contraddice quanto affermato dal suo segretario che ha condiviso in toto il messaggio del Presidente della Repubblica. In realtà sono come il gatto e la volpe nel Pinocchio di Collodi. Renzi ha bisogno dello scioglimento delle Camere in tempi rapidi per andare al voto prima del Congresso del Pd. Le urne dovranno essere aperte al massimo ai primi di giugno, meglio prima con lui che torna ad essere il candidato unico alla presidenza del Consiglio. Se questa data dovesse saltare si ripresenta il problema congresso. Renzi non può rischiare. Anche vincendolo di misura la sua candidatura sarebbe a rischio. Non solo, perderebbe consistenza la possibilità di vittoria per il Pd, anche se trovasse qualche stampella cui appoggiarsi, leggi Pisapia e quella “cosa” indefinita che sta mettendo in piedi, ricostruire il centro-sinistra, sostenuto da Repubblica che pubblica a getto continuo dichiarazioni e interviste. Gli interventi di Orfini sono una pressione nei confronti della Consulta perché la sentenza sull’Italicum diventi una possibile legge, senza bisogno di tornare in Parlamento. “Noi – dice Orfini  al Corriere della Sera – condividiamo le parole del presidente Mattarella, tanto che ci siamo fatti carico di far nascere un altro governo, con l’obiettivo di armonizzare le leggi elettorali.

Orfini: Peccato che il Pd non ha i numeri per farsi da solo la legge elettorale

Però questa responsabilità non può ricadere solo sul Pd, che non ha i numeri”. E parla di “legislatura politicamente terminata il 4 dicembre”. Ma Mattarella non la pensa così. Orfini, infatti, dice di condividere il messaggio del capo dello Stato ma delinea due scenari. “Se si coglie negli incontri la disponibilità delle altre forze a cambiare l’Italicum, si può iniziare a lavorare nel merito senza aspettare la Consulta. Altrimenti si prende atto della indisponibilità e vengono meno le ragioni per proseguire […]. Se riusciamo a far partire la nostra road map si può votare a giugno con una nuova legge, fermo restando che la data la decide il presidente della Repubblica. Qualora invece gli altri partiti ci lasciassero soli nel tentativo sincero di cambiarla, dovremmo sperare che il doppio Consultellum sia il più possibile omogeneo. Inevitabilmente si voterebbe con i sistemi indicati dalla Corte costituzionale e non certo per responsabilità del Pd”. Sempre Orfini dice  che non saranno altri importanti appuntamenti come i Trattati di Roma il 25 marzo o il G7 di maggio a impedire il ricorso alle urne.

“Dare la parola agli elettori non è mai un problema”. Ma  Orfini ignora il referendum Cgil

“Ci sono sicuramente delle scadenze importanti, ma non drammatizzerei. Per chi come noi crede nella democrazia, dare la parola agli elettori non è mai un problema. Non stiamo aspettando la Consulta il 24 gennaio, stiamo proponendo a tutte le forze politiche di vederci già nei prossimi giorni, al Nazareno o in una sede neutra”. Visto che il presidente del Pd “crede nella democrazia” non poteva ignorare che ai blocchi di partenza c’è il referendum della Cgil che riguarda i diritti dei lavoratori, il lavoro, che Mattarella ha definito il primo problema del Paese. Invece lo ignora, anzi lo teme e nella sua visione, potrebbe tenersi nel 2018 magari verso la fine. Non solo, Mattarella, ripetiamo, ha parlato di mettere in condizione il “Parlamento di approvare nuove regole elettorali”. Orfini, guarda caso, vede  il Nazareno come quartier generale di tutte le forze politiche che in quella sede si dovrebbero incontrare. Bontà sua in seconda ipotesi ci si può vedere in “una sede neutra”. Perché non in Parlamento? L’Orfini, sempre più furioso non lo dice. O meglio la fa capire. Nel Parlamento si perde tempo, si fa melina. Volete mettere un bell’inciucio come il decaduto “ patto del Nazareno”? Magari con la regia di Verdini.

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