Tormentata inaugurazione Anno Giudiziario in Cassazione. ANM non partecipa in polemica col governo. Il primo presidente Canzio bacchetta ministro e media. L’emergenza Giustizia non è finita

Tormentata inaugurazione Anno Giudiziario in Cassazione. ANM non partecipa in polemica col governo. Il primo presidente Canzio bacchetta ministro e media. L’emergenza Giustizia non è finita

Per la prima volta nella storia, la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario è stata disertata dall’Associazione nazionale dei magistrati. Una scelta in polemica con il governo, “sofferta e simbolica” come spiega l’Anm in una nota ufficiale, “che non deve essere letta come uno sgarbo istituzionale, ma come la ferma risposta agli impegni politici non mantenuti e la manifestazione del dissenso verso un intervento normativo che ci preoccupa. Una scelta che rappresenta anche il segno del nostro impegno finalizzato a voler riaffermare il principio di indipendenza della magistratura, a difesa del quale profonderemo tutte le nostre energie, principio che riteniamo essere stato minato da un decreto legge incostituzionale, discriminatorio ed inopportuno”. Infatti, “il governo pensa di poter decidere chi deve fare il giudice ma questo non è consentito. I governi non possono decidere i giudici”, ha poi detto il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo nella conferenza stampa convocata nella sede dell’Associazione per spiegare le ragioni della protesta del sindacato delle toghe che oggi ha disertato la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione. “Noi abbiamo cercato una soluzione che riportasse nell’ambito costituzionale quanto era accaduto. Era stato preso un impegno ma questo impegno non è stato rispettato. Quello che è accaduto non può essere accettato perché è un vulnus che non ha precedenti nella storia della Repubblica, nella indipendenza e autonomia della magistratura. Questo è il punto in questione decisivo”. Il decreto del governo sui pensionamenti e legittimazione ai trasferimenti rappresenta, per Davigo, “una questione non collegata ai pensionamenti ma all’indipendenza della magistratura”.

La Relazione del Primo Presidente della Cassazione, Giovanni Canzio. L’allarme sulla giustizia tributaria

Occorre che il legislatore appresti un piano straordinario di abbattimento dell’arretrato tributario, giustificato dall’elevato valore delle poste finanziarie in gioco e imperniato sulla costituzione di una Tributaria-bis, col simmetrico aumento di organico dei magistrati e del personale. L’allarme arriva dalla Relazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, nel corso della tradizionale cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Canzio sottolinea che il 38% delle sopravvenienze annue (oltre 11.000) e il 47% dell’intera pendenza civile (oltre 50.000) fa riferimento alla Sezione Tributaria, ‘la quale, nonostante gli encomiabili sforzi, riesce a definire un numero di procedimenti nemmeno pari alle sopravvenienze’. Un bomba che ‘rischia di travolgere l’assetto ordinamentale della Cassazione civile’. Ma per Canzio è ‘opportuno riflettere sull’adeguatezza’ dell’intero sistema di giustizia tributaria, che è organizzato ‘limitatamente al merito come giurisdizione speciale, mentre per i profili di legittimità è affidato alla Corte di Cassazione’.

Canzio: “necessaria la riforma del processo penale”. Rivendica le due decisioni in materia di adozioni e di trascrizione dei figli da eterologa e adottati da due madri

Quanto al penale, per Canzio ‘si rivela fallace l’affermazione secondo cui la riforma del processo penale, di cui al disegno di legge n. 2067, approvato dalla Camera dei deputati ma fermo da oltre un anno al Senato, sarebbe ‘inutile e dannosa’. Essa, per la parte che riguarda le impugnazioni, reca incisive modifiche mirando a preservare la Corte da un evidente dispendio di risorse e a rafforzarne la funzione nomofilattica’. Passando alle principali pronunce dell’anno, il Presidente segnala, in materia civile, le sentenze n. 12962 e n. 19599. La prima, ricorda, ‘nell’affermare la legittimità della ‘adozione in casi particolari’ di un minore dal partner del genitore biologico, convivente e dello stesso sesso, ha escluso ogni rilievo all’orientamento sessuale dei richiedenti’. L’altra, ha ritenuto ‘la legittimità del riconoscimento e della trascrizione dell’atto di nascita, formato all’estero, di un bambino ‘nato’ da due madri, a seguito di procedura assimilabile alla fecondazione eterologa’.

Canzio: grazie al pronunciamento della Cassazione, la famiglia è “comunità di vita e di affetti”

Da esse, prosegue, ‘emerge una ricostruzione dell’istituto della famiglia intesa come comunità di vita e di affetti, incentrata sui rapporti concreti nell’interesse preminente del minore’. Tuttavia, ‘demandare alla giurisprudenza la soluzione di questioni che involgono scelte impegnative dal punto di vista etico-sociale non è la via preferibile’. In materia penale, poi Canzio ha ricordato la sentenza [n. 12478] relativa al terremoto dell’Aquila, con cui la Corte ha espresso ‘importanti principi circa la sussistenza di una posizione di garanzia e la configurabilità di una condotta colposa a carico dell’organo della Protezione civile che fornisca inadeguate o equivoche informazioni alla pubblica opinione su eventi rischiosi per la pubblica incolumità, nonché in merito ai criteri di accertamento della c.d. causalità psichica’.

Canzio: “Eccessiva mediatizzazione della Giustizia”

Infine, parole dure sono arrivate con riguardo alla eccessiva mediatizzazione della giustizia: per un verso, ha concluso Canzio, devono essere ‘ricostruite le linee dell’attrazione ordinamentale della figura del pubblico ministero nel sistema e nella cultura della giurisdizione (da cui, di fatto, è visibile, in alcuni casi, il progressivo distacco, per una sorta di spiccata autoreferenzialità, anche nei rapporti con la narrazione mediatica)’. Per l’altro verso, ‘merita di essere presa in seria considerazione la proposta di aprire talune, significative, finestre di controllo giurisdizionale nelle indagini preliminari, piuttosto che prevedere interventi di tipo gerarchico o disciplinare’.

Il ministro Orlando: “tre emergenze: sovraffollamento carcerario, personale carente e la mol dell’arretrato”. Cause civili pendenti: 3.800.000. Cause penali pendenti: 3.230.000

‘Dovevamo misurarci con tre emergenze: il sovraffollamento carcerario, le carenze di personale, la mole dell’arretrato e i tempi della giustizia. Le abbiamo affrontate. L’azione di riforma proseguirà, ma si è già sensibilmente ridotto il peso di quelle patologie, cronicizzatesi nel corso di troppi anni’. Per il ministro della Giustizia Andrea Orlando – intervenuto questa mattina alla tradizionale cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni – il trend è positivo ma la strada da percorrere è ancora lunga soprattutto nel penale, dove una riforma ‘incisiva’ non è più ‘procrastinabile’. Nel mese di giugno 2013 le cause civili pendenti erano circa 5.200.000. Al 31 dicembre 2016 il totale, al netto dell’attività del giudice tutelare, è sceso a circa 3.800.000. Un dato che per il ministro va letto ‘in continuità con un altro’, nel 2016 le mediazioni civili sono state 196.247 (+10% rispetto al 2015) e se si considera l’insieme totale delle forme di ADR, il dato sale a circa 366.000 nel solo 2016. In generale il calo delle cause non è attribuibile soltanto al contributo unificato o alla crisi ma anche ai disincentivi all’intrapresa di liti temerarie. Sulla durata dei procedimenti, in appello, il ministro sottolinea che “c’è una diminuzione: dagli 888 giorni del 2013 agli 828 giorni del 2016. Ancora più consistente è la diminuzione in primo grado con la durata degli affari trattati in Tribunale stimata oggi intorno ai 370 giorni, a fronte dei 547 del 2012”. E rivolgendosi all’Avvocatura: “Voglio dire in particolare che intendo onorare l’impegno a presentare un disegno di legge sull’equo compenso. La crisi dell’avvocatura, l’ho detto più volte, è inevitabilmente crisi della giurisdizione e quindi crisi della democrazia”. Nel penale, invece, il calo nel 2016 è dell’ordine del 7%. Il totale dei procedimenti pendenti è 3.229.284. Ma i provvedimenti adottati per ridurre il ricorso al diritto penale – la revisione delle incriminazioni penali, l’introduzione della particolare tenuità del fatto, la depenalizzazione, la messa alla prova -, continua il Ministro, “non bastano perché devono essere sostenuti da ulteriori misure sulla durata dei procedimenti”. Ed alcune misure si trovano nel disegno di legge di riforma penale in calendario al Senato. “Condivido il giudizio del presidente Canzio: le modifiche in esso contenute sono ‘incisive’. Per questo la riforma è indifferibile”.

Il ministro Orlando: “affollamento carcerario contenuto ma il quadro non è roseo”

Passando all’esecuzione penale, per Orlando “è cessata l’emergenza dovuta al sovraffollamento anche se il quadro che rappresento non è ancora roseo. I detenuti oggi sono 54.653. I detenuti in attesa di giudizio di primo grado sono 9.337; nel 2013 erano 11.108. I condannati non definitivi sono 9.586; nel 2013 erano 11.723. Incoraggiante – prosegue – è anche il calo dei detenuti tossicodipendenti, scesi dai 15.654 del 2012 ai 13.000 attuali. Significativo è pure il dato che riguarda i soggetti messi alla prova. A fine 2015 erano 6500. A fine 2016 erano 9000”. Tuttavia, ha concluso il ministro della Giustizia, “vi sono anche alcuni segnali di crescita del numero dei detenuti nell’ultimo anno che ci dicono che il rischio di ripiombare in una nuova emergenza può essere messo alle nostre spalle in modo definitivo e strutturale soltanto ripensando il modello del sistema penitenziario secondo le indicazioni contenute nel disegno di riforma richiamato”.

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