Solo voci e veline sulla risposta alle richieste della Ue di correggere i conti che non vanno. I guasti del triennio renziano. Aumenta la disoccupazione mentre è in calo in tutta Europa. Il rischio spread

Solo voci e veline sulla risposta alle richieste della Ue di correggere i conti che non vanno. I guasti del triennio renziano. Aumenta la disoccupazione mentre è in calo in tutta Europa. Il rischio spread

La lettera con cui il governo deve rispondere alla missiva della Commissione Ue, a poche ore dalla scadenza del tempo massimo previsto dal presidente Juncker per la giornata di mercoledì, è ancora un oggetto misterioso. La richiesta della Commissione invece è molto chiara e difficile resta aggirarla: si chiedono impegni precisi, non giri di parole, con scadenze altrettanto puntuali, da rispettare. La posta in gioco riguarda 3,4 miliardi non coperti nella legge di Bilancio inviata a Bruxelles dal governo Renzi. Difficile che ci facciano sconti vista anche la situazione di grande incertezza politica e, in modo particolare, visti i dati negativi relativi allo stato dell’economia del nostro Paese, come segnalano i dati sull’occupazione resi noti dall’Istat, la riprova che le “riforme” di questo triennio renziano non hanno funzionato. Malgrado le solite giravolte dell’Istat che affastella numeri su numeri confondendo le acque, la disoccupazione è passata, confronto anno su anno, dall’11,6 % al 12%.

Nuova esplosione della disoccupazione giovanile. Fallimento del jobs act

Nuova esplosione della disoccupazione giovanile che tocca il 40,1%. Non solo i dati sono la prova del fallimento del jobs act. Finito l’effetto della decontribuzione crescono i posti di lavoro non stabili, calano quelli a tempo indeterminato. Ancora cresce l’occupazione nelle fasce di età più anziane a causa dell’età pensionabile che aumenta anno per anno. Non solo: arrivano anche i dati relativi all’occupazione in Europa. Siamo il fanalino di coda. La disoccupazione è al 9,6 nella Ue. Nell’Europa a 18 paesi, l’8,2. Tutti migliorano salvo l’Italia. Non basta. Lo spread è tornato ad alzare la testa portando pericolosamente a quota 200 il  differenziale fra i nostri Bot e i Bund tedeschi. Commenta Mario Monti: “Quando aumenta lo spread, aumentano i tassi d’interesse che il Tesoro deve pagare sul proprio debito. Se sale lo spread, il Tesoro paga di più. Oggi siamo ritornati a uno spread di 180/190 perché creiamo incertezza sul Paese. Si può fare una critica ai governi degli ultimi tre anni, anni di condizioni favorevoli, dal tasso di cambio al prezzo del petrolio: la navicella italiana andava ancorata in un porto calmo e tranquillo, in attesa delle nuove tempeste. Draghi non potrà continuare con la sua azione per sempre”.

Renzi tenta di addebitare a Bruxelles colpe che sono sue

Se questa è la situazione in cui si trova l’ItaIia, difficile fare la voce grossa con la Commissione come vorrebbe Renzi Matteo addebitando a Bruxelles colpe che sono le sue. Già ad ottobre dalla Ue era arrivata una lettera in cui si annunciava che il documento di economia e finanza non era in regola. Tutto, per non interferire con il referendum e, di fatto, dare una mano a Renzi che ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia, dimostratosi poi un ronzino che neppure Don Chisciotte avrebbe montato. Ora il tempo è scaduto. O si risponde o scatta la procedura di infrazione, il commissariamento del governo.

Gli inutili lamenti di Pittella sul “misero 0,2”

Si lamenta Gianni Pittella, candidato a presidente del Parlamento europeo, bocciato, così come più volte aveva fatto Renzi Matteo e ora Gentiloni: ma come, tanto chiasso per un misero 0,2? Ma se è così perché fare tanto chiasso da parte dell’attuale premier, del ministro Padoan? Perché tanta difficoltà a mettere a punto una risposta chiara, a prendere impegni puntuali? La realtà è che  quello 0,2% mette in grande imbarazzo il governo, Gentiloni e Padoan con difficoltà trovano una intesa. L’ex premier voluto da Renzi per tenergli il posto in caldo in attesa del suo ritorno avrebbe voglia di dare una risposta diciamo “sfuggente”, di non prendere impegni. Padoan che in questi giorni ha avuto numerosi incontri avverte l’ostilità della gran parte dei paesi della Ue nei nostri confronti. Siamo accusati di aver utilizzato più volte la flessibilità, al tempo stesso, aumentando il debito. Insomma siamo una sorta di “sorvegliati speciali”. In questa situazione Gentiloni e  Padoan, gli altri ministri sono fuori gioco, hanno pensato che il silenzio fosse la tattica migliore per non scoprire le carte. Sono state fatte “filtrare”  voci, una velina che è stata ripresa dalle agenzie di stampa. Vengono, di fatto, smentite voci circolate relative al fatto che si intendeva respingere l’ultimatum rischiando la procedura di infrazione, costi quel che costi, dando  battaglia contro i “burocrati” europei. Cosa che piaceva molto a Renzi Matteo che ne poteva fare il suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale addossando alla Unione europea la colpa dei fallimento della sua politica. Un po’ di antieuropeismo non guasta. Altra cosa è dare battaglia per un cambio di rotta, per una diversa politica economica e sociale.

Un governo commissariato non sarebbe un belvedere

Poi qualcuno deve aver fatto presente a Renzi che a marzo si celebra a  Roma la nascita, 25 marzo 1957, dei trattati europei, le prime forme di Unione europea. Un governo commissariato non sarebbe proprio un bel vedere. Allora le “voci” che provenegono dal ministero dell’Economia fanno sapere che il governo non “non intende mettere in campo nessuna manovra estemporanea”. Il che vuol dire tutto e niente. Ancora: il premier e il ministro “sono in perfetta sintonia, orientati ad assumere decisioni coerenti con la politica economica avviata nel 2014: riforme, sostegno alla crescita, recupero dall’evasione, sostenibilità del debito pubblico”. Ciò che voleva l’ex premier, precisando anche che “la correzione strutturale dei conti di circa lo 0,2% del Pil, ovvero 3,4 miliardi, non dovrà compromettere la crescita fissata per quest’anno all’1%”. Il governo, si fa sapere, “potrebbe limitarsi a inviare un elenco generico di interventi la cui attuazione sarebbe rinviata al Documento di economia e finanza da presentare ad aprile”. Potrebbe, ma sarebbe difficile che la Commissione accetti una tale soluzione. Perciò non resta che raschiare il barile, ritoccando qua e là, magari rinviando i pochi spiccioli previsti dal verbale d’intesa con i sindacati per quanto riguarda le pensioni. Non sarebbe la prima volta .

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.