Scoppia la guerra napoletana tra Roberto Saviano e il sindaco De Magistris. L’Unità afferma che il sindaco “parla come la camorra”. Il Mattino invece coglie i progressi della città

Scoppia la guerra napoletana tra Roberto Saviano e il sindaco De Magistris. L’Unità afferma che il sindaco “parla come la camorra”. Il Mattino invece coglie i progressi della città

Scintille tra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e lo scrittore Roberto Saviano. Commentando gli ultimi fatti di cronaca (il raid nel centro storico dove sono stati feriti tre senegalesi ed una bambina di 10 anni) l’autore di “Gomorra” aveva affermato in un’intervista a Repubblica che “questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore diventa connivenza”. Usando parole severe nei confronti del primo cittadino, che è “in carica da sei anni, ma parla come se si fosse appena insediato”. Dunque, la miccia polemica l’ha accesa Saviano. E la bomba è esplosa, quando il sindaco De Magistris, rieletto con un vasto consenso da quei napoletani che invece osservano positivi cambiamenti nella città partenopea, ha creduto opportuno replicare. E lo ha fatto con estrema durezza.

Il lungo post su Facebook di De Magistris

“Caro Saviano, mi occupo di mafie, criminalità organizzata e corruzione da circa 25 anni, inizialmente come pubblico ministero in prima linea, oggi da sindaco di Napoli. Ed ho pagato prezzi alti, altissimi. Non faccio più il magistrato per aver contrastato mafie e corruzioni fino ai vertici dello Stato. Non ti ho visto al nostro fianco. Caro Saviano, ogni volta che a Napoli succede un fatto di cronaca nera, più o meno grave, arriva, come un orologio, il tuo verbo, il tuo pensiero, la tua invettiva: a Napoli nulla cambia, sempre inferno e nulla più. Sembra quasi che tu non aspetti altro che il fatto di cronaca nera per godere delle tue verità. Più si spara, più cresce la tua impresa”: comincia così il durissimo post su Facebook con cui Luigi De Magistris replica a Saviano.

“Caro Saviano, come fai a non renderti conto di quanto sia cambiata Napoli?”

“Opinioni legittime, ma non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra – prosegue la dura replica del sindaco a Saviano – Se utilizzassi le tue categorie mentali dovrei pensare che tu auspichi l’invincibilità della camorra per non perdere il ruolo che ti hanno e ti sei costruito. E probabilmente non accumulare tanti denari. Ed allora, caro Saviano, mi chiedo: premesso che a Napoli i problemi sono ancora tanti, nonostante i numerosi risultati raggiunti senza soldi e contro il Sistema, come fai a non sapere, a non renderti conto di quanto sia cambiata Napoli?”. Il sindaco definisce poi lo scrittore “un brand che tira se tira una certa narrazione. Vuoi vedere che Saviano è, alla fin fine, un grande produttore economico? Se Napoli e i napoletani cambiano la storia, la pseudo-storia di Saviano perde di valore economico. Vuoi vedere, caro Saviano, che ti stai costruendo un impero sulla pelle di Napoli e dei napoletani?”.

“Voglio ancora pensare che, in fondo, non conosci Napoli, forse non l’hai mai conosciuta, mi sembra evidente che non la ami – rincara la dose De Magistris -. La giudichi, la detesti tanto, ma davvero non la conosci. Un intellettuale vero ed onesto conosce, apprende, studia, prima di parlare e di scrivere. Ed allora, caro Saviano, vivila una volta per tutte Napoli, non avere paura. Abbi coraggio. Mescolati nei vicoli insieme alla gente, come cantava Pino Daniele. Nella mia vita mi sono ispirato al magistrato Paolo Borsellino al quale chiesero perché fosse rimasto a Palermo, ed egli pur sapendo di essere in pericolo rispose che Palermo non gli piaceva e per questo era rimasto, per cambiarla. Chi davvero – e non a chiacchiere – lotta contro mafie e corruzione viene dal Sistema fatto fuori professionalmente ed in alcuni casi anche fisicamente. Caro Saviano tu sei un caso all’incontrario. Più racconti che la camorra è invincibile e che Napoli è senza speranza e più hai successo e acquisisci ricchezza”.

La controreplica di Saviano: “il sindaco è un populista, definizione nella quale si riconsce”

Non si fa attendere la controreplica dello scrittore, sempre sul social network: “Il sindaco si rivolge a me in un lungo post su Facebook, ma come sempre non dice nulla sul merito delle questioni, è per questo che è un populista, definizione politica nella quale credo che tutto sommato si riconosca” scrive Saviano, che aggiunge: “Napoli 4 gennaio 2017: due sparatorie in pieno centro e una bambina di 10 anni ferita in un luogo affollatissimo della città. Ma il sindaco è infastidito dalla realtà, a lui non interessa la realtà, a lui interessa l’idea, quell’idea falsa di una città in rinascita: problema non sono le vittime innocenti del fuoco della camorra, problema è che poi Saviano ne parlerà. Il contesto nel quale nascono e crescono le organizzazioni criminali, fatto di assenza delle regole e lassismo, da quando lui è sindaco non solo non è mutato, ma ha preso una piega addirittura più grottesca: ora la camorra in città è minorenne e il disagio si è esteso alle fasce anagraficamente più deboli”. “Quel che è certo, sindaco De Magistris – conclude Saviano – è che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè, più o meno pagati, dei quali si circonda per edulcorare la realtà, unico modo per evitare di affrontarla”.

Alcune reazioni. L’Unità: “De Magistris parla come la camorra”. Il Mattino: una disputa tra il Sindaco Orgoglioso e lo Scrittore Malmostoso

Decisamente fuori dalle righe il titolo e il commento dell’Unità, che lincia De Magistris,  salva Saviano. Lo fa con una comparazione decisamente fuori luogo: affermare che chi attacca Saviano e in qualche modo lo critica usando il sospetto che la narrazione sulla malavita e sulla camorra possa portare celebrità e denaro, stia facendo lo stesso lavoro di delegittimazione dei criminali, è sbagliato, concettualmente e politicamente. In fondo, De Magistris ha difeso il suo operato di sindaco, confermando tutti i progressi compiuti dalla sua città, ma senza coprire gli enormi problemi ancora irrisolti (non è mica mago Zurlì). E ha sostenuto una tesi che Saviano farebbe bene a rilanciare, dal suo scranno di giudice: Napoli è cresciuta nonostante l’indifferenza dei governi e di quello che De Magistris chiama il “Sistema”. Saviano ne è consapevole?

Giustamente il quotidiano di Napoli, il Mattino, commenta con amaro sarcasmo: “non c’era bisogno di Saviano per assumere la consapevolezza che a Napoli la camorra c’è ed è un cancro che non riusciamo ad estirpare. C’era prima di Gomorra e del gomorrismo, e i cronisti di questa città la raccontano senza sconti da anni”. E aggiunge, con maggiore durezza perfino rispetto alla replica di De Magistris: “è diventato ormai monotono Saviano con la sua pretesa di imprigionare la città, dunque, tutti noi, dentro il suo libro totem, ed è altrettanto monocorde il sindaco con il suo mantra sulla rivoluzione, sul popolo liberato, e il popolo autodeterminato. Alcune iniziative del sindaco sono state felici e baciate dal successo”, ammette l’editorialista del Mattino, “come la riapertura del lungomare, e sul piano culturale la città mostra segni di risveglio e di vivacità dopo anni di torpore e immobilismo”. Insomma, è il racconto ormai secolare della Napoli meravigliosa e maledetta. Una sola domanda ci si pone: per quale ragione Roberto Saviano ha sparato a pallettoni contro De Magistris, nonostante il largo consenso che quest’ultimo gode, e nonostante i riscontri positivi del suo governo, che perfino il Mattino ammette? Si fa peccato a pensar male, ma talvolta ci si azzecca…

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