Roma. Salvatore Romeo intervistato dal Messaggero: “io e la Raggi per 15 volte sul tetto”, che scotta, per sfuggire alle “cimici”.

Roma. Salvatore Romeo intervistato dal Messaggero: “io e la Raggi per 15 volte sul tetto”, che scotta, per sfuggire alle “cimici”.
Gli uffici del Comune dopo l’insediamento della giunta guidata dal sindaco Virginia Raggi non sono stati oggetto di alcuna attività di intercettazione da parte della magistratura. Lo precisano fonti della Procura di Roma in replica al contenuto di una intervista che Salvatore Romeo, ex capo della segreteria del primo cittadino, ha rilasciato al Messaggero e in cui parla, tra l’altro, di una conoscenza di ‘cimici’ in Campidoglio sin dal secondo giorno di governo della capitale. I contenuti dell’intervista, come le ultime pubblicazioni sulle assunzioni a pagamento in Ama ed Atac, sono decisamente esplosive e confermano i sospetti sulla foto pubblicata in estate con la sindaca Raggi accovacciata sul tetto del Campidoglio insieme al suo ex fidato scudiero, Salvatore Romeo, in un colloquio che poteva svolgersi anche ai piani inferiori.
 
Perché fuggire sui tetti per paura delle intercettazioni se in quei colloqui non c’era nulla di rilevante?
 
Perché fuggire sui tetti per paura delle intercettazioni se in quei colloqui non c’era nulla di rilevante penalmente? Già immediatamente dopo la pubblicazione delle foto sembrava improbabile per i più attenti osservatori della politica e della cronaca giudiziaria, che la sindaca scegliesse per le sue riunioni riservate proprio quella parte così lontana dagli uffici di Palazzo Senatorio. E’ chiaro, che le cimici non erano per lei, che poco aveva fatto fino a quel momento di amministrativamente importante sul Colle.
 
Se Piazzale Clodio smentisce chi ha messo le cimici al veleno in Campidoglio?
 
Ma allora perché fuggire sui tetti? Probabilmente le cimici erano destinate, sempre che la notizia data dal Messaggero nell’intervista a Romeo fosse confermata da altre fonti diverse dalla Procura di Roma, che lo ricordiamo è competente per territorio, ad acquisizioni di conversazioni legate ad inchieste, tante, che ruotavano intorno e dentro l’attività istituzionale di Roma Capitale, o in alternativa, ad agire potrebbero essere altri organi inquirenti da quelli insediati a Piazzale Clodio.
 
Nell’intervista Romeo chiede di secretare i contenuti delle chat con Raggi, Marra e Frongia. Spiega il perché ma…
 
Ma ecco i principali passaggi dell’intervista fatta dal Messaggero a Romeo, lo ricordiamo ex capo di Gabinetto della sindaca Raggi: “Io e Virginia Raggi sapevamo delle cimici in Comune dal secondo giorno di governo della città. Sul tetto ci saremo andati quindici volte, quel giorno mangiavamo un panino, come sempre, poi è uscita fuori quella foto ed ecco che è scoppiato un caso”. Nell’intervista, Romeo chiede che il contenuto della chat con Raggi, Marra e Frongia non venga reso noto. “Se ci sono gli omissis nelle carte dell’inchiesta, tali devono rimanere, perché non hanno rilevanza penale”, dichiara Romeo. “Faccio un esempio: se io le scrivo in una chat che sono innamorato di lei, e poi viene pubblicato, la gente penserà che io e lei siamo amanti anche se non è vero. E se avrò detto, faccio un altro esempio, che mi piaceva una segretaria, non penso che sia interessante la pubblicazione di questo dialogo”.
 
L’ex capo politico (M5S) in Campidoglio si descrive come un grillino in vacanza
 
L’ex capo della struttura politica del Campidoglio si definisce poi “un grillino in vacanza” in attesa di tornare al suo vecchio lavoro lunedì, e rilancia affermando di aver “pagato” per difendere la sindaca. “Il mio passo indietro lo considero un atto di responsabilità necessario per consentire alla giunta di andare avanti serenamente. E soprattutto per difendere Virginia dagli attacchi interni”. Poi sul suo collega di squadra Raffaele Marra, ancora detenuto nelle patrie galere: “Ho pagato il nostro rapporto privilegiato. Io non sono un gargarozzone, un ingordo di potere, non faccio parte di questo mondo. Non voglio mettere in difficoltà il mio sindaco. In questa città bisogna lavorare, se ci sono degli ostacoli è un problema. La mia conoscenza con Raffaele – conclude Romeo – è iniziata nel 2013 quando lui era il mio capo di dipartimento. Sicuramente ci sarà stato un errore di valutazione evidente da parte mia. Ma i fatti che gli vengono addebitati sono precedenti al suo rapporto con il M5S che nessuno di noi conosceva”.
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