Roma Capitale, il malaffare non solo nell’Ama. Anche all’Atac posti a pagamento. Nuove rivelazioni del Corriere

Roma Capitale, il malaffare non solo nell’Ama. Anche all’Atac posti a pagamento. Nuove rivelazioni del Corriere

Ancora una puntata del Corriere della sera sul tormentone delle assunzioni a pagamento nelle municipalizzate di Roma Capitale. Dopo la notizia data ieri, grazie ad alcune ‘soffiate’ che sono arrivate via pennetta ‘Usb’ al quotidiano di via Solferino, anche in questo giovedì che precede l’Epifania, segue un nuovo capitolo. Per chi non avesse seguito mercoledì la vicenda, l’articolo si arricchisce di un nuovo file di 26 minuti, che vede ancora una volta protagonisti la spazzina che voleva far assumere in Ama con un obolo di 17mila euro il suo compagno e l’intermediatore, che oggi si è scoperto essere un operaio dell’Atac, che doveva far da tramite con un sindacalista colluso. Fallito il tentativo dell’operatrice ecologica di riuscire a piazzare il suo compagno, il clima tra i tre si inasprisce a tal punto che si scatena una incredibile serie di registrazioni, finite, oltre che al Corriere della sera e sui tavoli della Procura della Repubblica a Piazzale Clodio, anche nelle stanze dei segretari romani di Cgil, Cisl e Uil.

Nella parte di trascrizioni pubblicate questo giovedì dal Corriere, oltre ad essere confermate le assunzioni a pagamento in Ama, si scopre pure che lo stesso sistema in voga in via Calderon de la Barca (sede della municipalizzata per l’ambiente) veniva adottato anche in via Prenestina (sede della municipalizzata per il trasporto pubblico e la mobilità). L’intermediario, messo alle strette dalla donna, che deve avere indietro il denaro versato al sindacalista colluso, se ne esce con un convinto “io solo nun so’ entrato pagando… Io solo! Io all’Atac non ho pagato!”. Da registrare poi la rabbia della donna che minacciava il suo interlocutore sul nervo scoperto della restituzione del ‘malloppo’: “so’ novemila euro, li rivojo su-bi-to!”, avvertendo l’operaio di essere pronta a recarsi dai carabinieri per denunciare il ‘grande impiccio’. Ora quella ipotesi di denuncia è diventata realtà e le carte sono sulle scrivanie di Pm e Procuratore di Roma. I fascicoli, per ora, sono con l’ipotesi di reato ma senza alcun indagato, ma senza nomi lo resteranno per poco tempo.

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