Renzi sempre più arrogante, sogna il 40%. Elezioni subito. Alla minoranza: niente congresso. Emiliano: Se il segretario lo nega è lui che fa la scissione

Renzi sempre più arrogante, sogna il 40%. Elezioni subito. Alla minoranza: niente congresso. Emiliano: Se il segretario lo nega è lui che fa la scissione

Chi pensava che Renzi Matteo tornasse dalle vacanze, dai supermercati dove è andato a fare la spesa, magari facendolo sapere anche  a giornalisti e tv,  un po’ meno arrogante, ha sbagliato i conti. Al suo rientro, durante l’assemblea nazionale degli  amministratori locali del Pd, è stato ancor più arrogante, spaccone. Il 40%  dei voti per il premio di maggioranza? Ci fa un baffo, è alla nostra portata. La legge elettorale come uscita dalla Consulta va corretta? Bene, facciamolo. Orfini Matteo, il suo clone, ha dato il tempo alle forze politiche: dieci giorni, altrimenti subito al voto, visto che la Consulta l’ha definita “auto applicativa”. Lui ripete che, nel caso, c’è il Mattarellum. Che gli importa se tutti, o quasi, costituzionalisti, esperti di sistemi elettorali, sondaggisti, parlano di “ingovernabilità”, di Camera e Senato con maggioranze diverse. Lui deve tornare a Palazzo Chigi, con Berlusconi, Alfano, Verdini, chiunque.

All’assemblea degli amministratori in maglioncino girocollo come Marchionne

Parla agli amministratori con il tono di chi non ammette dubbi, serra la mascella, si presenta come il suo grande amico e supporter Marchionne, maglioncino girocollo, si muove in continuazione. E ritrova subito gli amici scriba che lo incensano. Repubblica torna subito ad essere il bollettino renziano. Due inviati a Rimini. Uno addetto a incensare il ritorno del capo, l’uomo solo al comando. Leggiamo: “Accoglienza calorosa al Palacongressi stipato, oltre 1500 delegati (ma delegati di che ? ndr ). 70 secondi di standing ovation, 38 applausi a punteggiare le sue parole e le sue battute prima di balzare giù dal palco alla fine, come il Ligabue scelto da colonna sonora della ‘leopoldina’ romagnola a distribuire  baci e abbracci”.

Sempre su Repubblica uno striminzito resoconto dell’assemblea tenuta a Roma che ha segnato la nascita di “Consenso” il movimento nato dai Comitati per il no al referendum costituzionale patrocinato da Massimo D’Alema con l’obiettivo di costruire un “nuovo centro sinistra”, mandando a casa proprio Renzi Matteo, cambiando radicalmente politica. Il centro congressi di via dei Frentani era gremito, dirigenti vecchi e nuovi del Pd, parlamentari, sindacalisti, giovani in gran numero, esponenti di associazioni che hanno dato un contributo importante alla vittoria del no al referendum con il quale Renzi voleva buttare a mare la Costituzione. Tanta gente del Pd, pressante la richiesta in tanti interventi di convocare subito il Congresso del partito, primo fra tutti, Roberto Speranza, candidato segretario per la minoranza bersaniana. L’articolo si guarda bene dal riportare, magari in poche righe, qualche intervento. Dimentica di dare la notizia della presenza all’assemblea di delegazioni ufficiali della Cgil e dell’Arci. Cosa, crediamo, che abbia un qualche significato. Per Repubblica no. Il titolo dell’articolo è tutto un capolavoro: “Renzi: il Pd punta al 40%. D’Alema verso la scissione. Se si vota ora, liberi tutti”.

Massimo D’Alema, il cattivo, promotore della scissione

La notizia non era l’assemblea ma il fatto che D’Alema, il cattivo, era il promotore della scissione. L’ex presidente del Consiglio ha detto, così come il 100% degli interventi, che per votare ci voleva un programma, che era necessario un congresso per rivedere la politica del partito, che ci voleva una legge elettorale che garantisse governabilità, che i parlamentari non dovevano essere, di fatto, nominati dai partiti e non eletti dai cittadini. Se tutto ciò non avverrà, “ognuno è libero di agire”. Per Repubblica, evidentemente, un iscritto al Pd deve rimanerci a vita, perché così vuole il capo.

Non a caso  la convocazione del Congresso è per Renzi come l’acqua santa per il diavolo. Non se ne parla proprio. Comunque prima le elezioni, la sua candidatura. Poi si vedrà. Non può neppure pensare che il “suo” partito metta in discussione la “sua” leadership, tanto più che ha già pronta la nuova segreteria. Dopo le sollecitazioni dell’assemblea dei comitati per il no, ora “Consenso”, arriva una dichiarazione durissima da parte del presidente della Regione Puglia. Dice Emiliano: “Un congresso è necessario. Se il segretario lo nega è lui che fa la scissione, non sono gli altri. La posizione di Renzi è insostenibile. Si può arrivare alle carte bollate per andare al congresso. Prima lo fa meglio è. Poi possiamo costruire le ragioni dello stare insieme”. E sfida Renzi, pronto anche a candidarsi per la segreteria. “Sono disposto a tutto, non ho paura di niente, se c’è bisogno di candidarmi lo faccio”.

“Ciao Matteo, Ciao Roby”, confidenze fatte agli scriba

La risposta di Renzi? Arriva dal fido Guerini. “Lo statuto prevede il congresso a dicembre 2017”. E lo scontro si fa più duro anche se l’inviato di Repubblica a Rimini ci fa sapere, fonti renziane ovviamente, che Renzi si è sentito con Speranza. Il colloquio: “Ciao Matteo, Ciao Roby”. E Matteo avrebbe assicurato a Roby che per le candidature la minoranza non sarà trascurata. Poi all’inviato di Repubblica le “confidenze” dei  fedelissimi. Renzi ha fissato la linea: “D’Alema non lo attacco, non lo nomino neppure”. Non ha capito l’assemblea di “Consenso”. Tanti esponenti e dirigenti del Pd, della minoranza, non si sono riuniti per qualche posto di deputato o senatore, ma per cambiare la politica del partito. E anche lui. Questo è ciò che gli rode.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.