Renzi parla a La Repubblica e loda Renzi. Nico Stumpo (Pd): “Più che una intervista è una rievocazione del renzismo, un inno a se stesso, con la faccia rivolta all’indietro, priva di analisi politica e sociale”. La sconfitta del referendum? Colpa degli italiani

Renzi parla a La Repubblica e loda Renzi. Nico Stumpo (Pd): “Più che una intervista è una rievocazione del renzismo, un inno a se stesso, con la faccia rivolta all’indietro, priva di analisi politica e sociale”. La sconfitta del referendum? Colpa degli italiani

Non usa mezzi termini Nico Stumpo, esponente di punta dell’area bersaniana del Pd, nel commentare le due paginate di intervista rilasciata da  Renzi Matteo ad Ezio Mauro, lanciata con il titolo di apertura de La Repubblica, “Io, la sinistra e i miei  errori, così cambierò il partito”. Titolo accattivante. A leggerlo veniva voglia di dire che finalmente Renzi, dopo un lungo periodo di silenzio, rilanciava, ovviamente, se stesso, il Pd affrontando davvero i nodi della crisi che lo sta attraversando e che ha avuto come momento culminante la sconfitta nel referendum. Ma dal titolo al contenuto il cammino è molto lungo, meglio, non c’è neppure uno straccio di analisi, una idea, un progetto per il futuro. Sintetizza Nico Stumpo partendo dalla questione della crisi che sta vivendo il Pd e che ha avuto nel voto referendario un momento di grande impatto: “L’intervista è totalmente priva del contenuto minimo che serve per il rilancio del Pd dopo la sconfitta referendaria. Priva di analisi sociale.

Si continua in modo irrisorio nel dire che tutto va bene. Non c’e traccia di cosa deve fare Gentiloni

Si continua in modo irrisorio nel dire che tutto va bene così come si è fatto prima del 4 dicembre”. Ancora: “L’unica responsabilità che prende riguarda il fatto che gli italiani non hanno capito il referendum, che lui ha spiegato male. Non è così. La realtà è che il problema era proprio nei contenuti della riforma e che questi contenuti stravolgevano la Carta. Il voto è stato un fatto politico che il Pd deve ancora analizzare a fondo. L’intervista – prosegue – è un inno a se stesso. Dice che non  pronuncerà più la parola io, dirà ‘noi’, ma subito dopo il suo ‘io’ riempie ben due pagine. Più che una intervista in cui si parla dei problemi che abbiamo di fronte è una rievocazione del renzismo. Insomma con la faccia volta all’indietro, senza fare un bilancio reale di questi anni in cui ha guidato il governo, senza indicare un progetto per il futuro. Non c’è traccia di una parola su cosa deve fare il governo Gentiloni, non c’è profondità politica. Di questo ha bisogno il Paese. Il Pd ha bisogno di un congresso vero, partecipato. Non c’è traccia nell’intervista”. Eppure, lo interrompiamo, circolano da diversi giorni organigrammi, nuova segreteria, una sorta di direttorio? “Le sembrerà un fatto strano che non ne sappiamo niente. Ma questo è il renzismo, non a caso parliamo di crisi del partito”. Stumpo  ci ha delineato il “quadro” che emerge dalla chilometrica intervista. Da vecchi giornalisti ci siamo posti alcune domande.

Nessun cenno alle difficoltà economiche, alla crisi che non si allontana

E’ indubbia la professionalità di Ezio Mauro. Sarebbe interessante conoscere quando e come è stata “raccolta” l’intervista. Prima o dopo che la ultima A ci è stata tolta da una agenzia che dà le pagelle ai paesi, la quarta al mondo, che ci ha retrocessi dalla seria A alla B, con gravi danni per la nostra economia e per il sistema bancario già messo a dura prova. Non solo. Ci domandiamo se a fronte del “tutto va bene” di una Italia del bengodi, delle “riforme” targate Renzi che hanno portato benessere, Mauro, non solo, come ha fatto, gli ha detto di “non snocciolare la propaganda, visto che lo ha fatto ad ogni ora del giorno e della notte in tv ma non le è servito a niente” avrebbe potuto ricordargli i pessimi dati economici che sono il risultato delle politiche del suo governo. Dopo più di cinquanta anni per la prima volta l’anno si chiude in deflazione, la disoccupazione aumenta con cifre record per i giovani, quasi il 40% di senza lavoro, punte del 60% e oltre nel Mezzogiorno, la povertà assoluta ha assunto ritmi vertiginosi, il lavoro precario è diventato una regola con i voucher saliti ad oltre 2miloni e 600 mila. Forse è stata una distrazione dell’intervistatore.

Volgare attacco alla Cgil che “contesta ideologicamente i voucher e poi li usa”

Non si è distratto invece Renzi nel suo attacco, buttato lì in una frase rivelatrice del suo sentire politico, di cosa pensa sia la sinistra. Fra le cose che la “sua” sinistra dovrebbe fare è “non andare necessariamente a rimorchio del sindacato che contesta ideologicamente i voucher e poi li usa”. Il riferimento ovviamente è alla Cgil, il segretario del Pd fa propria la campagna vergognosa condotta da parte di alcuni media, Repubblica compresa, contro l’uso del tutto limitato dei voucher fatto dallo Spi in alcune zone per rimborsare il lavoro del tutto occasionale fatto da pensionati per iniziative di natura sociale. Stia sereno Renzi, verrebbe da dire, non c’è pericolo che vada “a rimorchio” del sindacato. In tre anni non li ha mai incontrati.

Il segretario Pd: “Ci sarà da divertirsi nei prossimi mesi al Nazareno”. Il Paese non si divertirà

Infine resta da sottolineare ancora due cose. La prima riguarda ancora “l’io”. Arriva lui, uno di sinistra, e fa miracoli: “Sono stato io – dice – che ho portato il Pd nei socialisti europei, cosa che quelli di prima non erano riusciti a fare”. Forse un po’ di cultura politica, di storia, non sarebbe male. Se ben ricordiamo il Pds faceva parte del Partito del socialismo europeo. Far entrare il Pd non è merito di Renzi. Lo stesso Partito socialista europeo proprio per aprirsi ad altre forze cambiò il nome in partito dei socialisti e democratici europei. A volte alla politica serve anche la cultura. Così come stando alle “analisi” dell’ex premier in materia di elezioni sembra non accorgersi che viviamo in un sistema politico tripolare e non più bipolare. Il partito maggioritario di veltroniana memoria cui si richiama è cosa del passato. “Io credo nel Pd – afferma – nella intuizione veltroniana del partito maggioritario, credo possa essere la spina dorsale del sistema, soprattutto in un quadro bipolare come piace a me”. Gli piacerà, ma quel quadro, se c’è mai stato, non c’è più. E pensare che glielo spiega a chiare lettere Silvio Berlusconi in una intervista in cui si candida a futuro premier in rappresentanza delle forze “liberali”, centriste e offre a Renzi la collaborazione, un nuovo patto del Nazareno, per governare insieme. Da brivido. Ma Renzi dice: “Ci sarà da divertirsi al Nazareno nei prossimi mesi”.  Il Paese non si divertirà. E neppure lui.

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